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Istanza di concordato in 60 giorni dalla notifica

È tempestiva l’istanza di accertamento con adesione spedita via posta entro il sessantesimo giorno dalla notifica del provvedimento, anche se ricevuta dall’ufficio in data successiva. Ad affermarlo è la Corte di cassazione, con la sentenza n. 17314 depositata ieri.
La vicenda trae origine da un’istanza di accertamento con adesione presentata da una società su un accertamento. La predetta istanza era stata spedita con raccomandata senza avviso di ricevimento in busta chiusa entro il sessantesimo giorno dalla notifica dell’atto, l’ufficio riceveva però il documento oltre il termine per proporre ricorso (60 giorni, appunto) e pertanto emetteva un provvedimento di diniego per la tardività. Inoltre, secondo l’Agenzia, per poter ritenere ritualmente proposta l’istanza di accertamento con adesione via posta, occorreva fosse spedita in plico raccomandato senza busta.
Il diniego espresso dall’ufficio è stato impugnato dalla società dinanzi al giudice tributario che, in entrambi i gradi di merito, riteneva fondate le doglianze dalla ricorrente. L’Agenzia ricorreva allora per Cassazione ribadendo, in buona sostanza, che l’istanza di adesione non poteva considerarsi validamente presentata. Il collegio di legittimità, confermando le decisioni di merito, preliminarmente ha affermato che, con riferimento alla tempestività dell’istanza, deve farsi riferimento alla data di spedizione – e non di ricezione – da parte dell’ufficio. La Corte, in proposito ha evidenziato che nelle avvertenze contenute nell’avviso di accertamento, è previsto solo che l’istanza possa essere presentata dal contribuente in carta libera entro il termine per proporre ricorso. Pertanto, se ai fini dell’impugnazione il termine di sessanta giorni si considera rispettato anche assumendo la data di spedizione, non vi sono motivi per considerare solo ai fini dell’adesione la data di ricezione. Nella specie, l’istanza era stata spedita il cinquantottesimo giorno e quindi, anche se l’ufficio l’aveva ricevuta oltre il sessantesimo, doveva ritenersi tempestiva.
Con riguardo invece alla modalità di spedizione, la Cassazione ha rilevato che il requisito di forma richiesto dall’ufficio (spedizione in plico aperto, senza busta) è previsto solo ai fini della proposizione del ricorso, e non per l’istanza in questione. Ad ogni modo, i giudici di legittimità hanno rilevato che l’Agenzia mai aveva contestato il contenuto della busta spedita, confermando quindi di aver ricevuto le istanze di adesione.
Il chiarimento appare interessante poichè di fatto contrasta con le direttive contenute in due circolari delle Entrate (n.11/2001 e n. 28/2002), proprio in forza delle quali, non di rado, gli uffici chiedono l’inammissibilità delle istanze presentate. La Corte ha ricordato che le circolari contengono solo l’interpretazione data dall’amministrazione ad una norma, si tratta così solo di un parere espresso, certamente non vincolante.

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