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Ispezioni, prevale il disordine

Il sistema di vigilanza tiene, ma è disordinato. Riesce ad autofinanziarsi (5.406 ispettori per costi di circa 230 mln di euro a fronte di un recupero di evasione di circa 1,5 mld di euro nel 2013), ma la presenza di più soggetti ispettivi, anziché ampliare la capacità di controllo, rischia di favorire il sovrapporsi d’interventi e difformità di valutazioni. Meglio si farebbe con un’agenzia nazionale unica e con la revoca dei poteri ispettivi a Inps, Inail e ministero del lavoro. E quanto scrive, tra l’altro, la Corte dei conti nella delibera n. 11/2014 al termine dell’indagine sugli effetti all’attività ispettiva del Protocollo 4 agosto 2010 tra ministero del lavoro, Inps, Inail e Agenzia delle entrate per l’interscambio di informazioni, al fine di potenziare la lotta al nero e all’evasione contributiva (protocollo rinnovato per altri tre anni il 4 agosto 2013).

Bene, ma da migliorare. L’analisi si è concentrata sull’azione di vigilanza operata nel quadriennio 2010-2013 e fa seguito alla precedente indagine sul biennio 2007-2008 (delibera n. 16/2009). In tabella i risultati in voci di «costi e ricavi». Per la Corte il sistema tiene e autofinanzia i costi del personale (circa 222 mln di euro nel 2013) e dei supporti tecnologici (circa 5 mln di euro annui); ma ciò non basta a escludere possibili miglioramenti.

Risultati contraddittori.Per la Corte i risultati di vigilanza appaiono contraddittori. Da un lato c’è la riduzione costante del numero di ispezioni (ridotte del 31,26% dal 2007) e di aziende irregolari; dall’altro c’è l’aumento delle aziende irregolari rispetto a quelle controllate e della manodopera irregolare (i lavoratori in «nero» invece calano). La vigilanza, inoltre, presta attenzione soltanto al lavoro sommerso e nero, e dovrebbe controllare anche il cosiddetto «lavoro bianco», cioè l’abuso di prestazioni assistenziali senza diritto, e il «lavoro grigio», cioè le pratiche del fuori busta e dell’utilizzo irregolare di contratti di lavoro autonomo e di apprendistato.

Troppe riforme non aiutano. Il continuo mutamento legislativo, spiega la Corte, oltre a stratificare le norme in assenza di coordinamento, incide negativamente sulla vigilanza la cui efficacia dipende anche dalla stabilità delle regole e dei criteri interpretativi. Nel periodo di analisi (2010-2013), per esempio, si è registrato un cambio di paradigma fondamentale: dal 2012 dopo la riforma Fornero, contrariamente al passato, l’intervento sanzionatorio viene considerato il rimedio più efficace ad assicurare l’attuazione di diritti e tutele dei lavoratori, in quanto garanzia di asseverazione del nuovo quadro di regolamentazione. E ciò nonostante, a distanza di dieci anni, non è ancora stata realizzata la banca dati unica dei soggetti controllati prevista dal dlgs n. 124/2004.

Ok all’agenzia unica. A fronte della perdurante inadeguatezza del sistema di controllo, la Corte è favorevole all’accentramento in un unico soggetto di diritto pubblico (Agenzia) dell’attività di pianificazione e gestione delle ispezioni. Un’iniziativa da accompagnare con la revoca di qualsiasi potere ispettivo di Inps, Inail e ministero del lavoro.

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