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Ispezioni, agenzia unica dal 2016

Dal 1° gennaio 2016 decollerà l’Agenzia unica per le ispezioni del lavoro. che integrerà le funzioni svolte dal ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail. Questa è la previsione indicata dalla bozza del decreto legislativo che dovrebbe essere portato all’esame del Consiglio dei ministri nella seduta di venerdì.
La nuova agenzia, che avrà la sede centrale a Roma e opererà su 18 sedi territoriali, sarà sottoposta alla vigilanza del ministero del Lavoro con cui stipulerà apposita convenzione per la definizione degli obiettivi. All’agenzia sono attribuiti compiti di indirizzo e coordinamento della vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, compresa quella in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro relativamente ai cantieri edili, radiazioni ionizzanti, impianti ferroviari e verifica periodica di ascensori e montacarichi ubicati nelle aziende industriali, nonché sui trasporti su strada (ai fini della legislazione sociale) e i controlli previsti dalle norme di recepimento delle direttive di prodotto (direttiva macchine).
Si tratta dell’attività ispettiva ora svolta dalle direzioni territorili e, per la parte assicurativa e previdenziale, anche dai servizi ispettivi dell’Inps e dell’Inail, in particolare là dove si fa riferimento al contrasto al lavoro sommerso e irregolare.
Dal punto di vista organizzativo, l’agenzia è retta da un direttore, ma è previsto anche un comitato direttivo, composto da cinque dirigenti generali, e il collegio dei revisori. La dotazione organica è stata individuata in 5.982 unità, compresi due dirigenti generali e 60 dirigenti e sarà redistribuita secondo il Dpcm da emanarsi entro 90 giorni dalla entrata in vigore del decreto legislativo. Da tale data cesseranno di esistere le direzioni interregionali e territoriali del lavoro. Con esse saranno risolti di diritto anche i contratti di locazione passiva dei rispettivi uffici.
Non rientreranno nei compiti istituzionali dell’agenzia unica: la certificazione dei contratti di lavoro di cui agli articoli 75 e seguenti del Dlgs 276/2003; i provvedimenti relativi all’interdizione anticipata dall’impiego delle lavoratrici madri (articolo 17 del Dlgs 151/2000), demandati alle Asl; la conciliazione delle controversie di lavoro, che resta demandata agli altri organismi, mentre quella di cui all’articolo 7 della legge 604/1966 (licenziamenti individuali) è demandata all’Inps.
La soppressione delle direzioni regionali e territoriali, sostituite dalle 18 sedi territoriali (da individuare) comporta l’abrogazione dell’articolo 16 del Dlgs 124/2004 e quindi avverso le ordinanze ingiunzioni non sarà più possibile presentare il ricorso amministrativo, procedura alternativa ma non sostitutiva al ricorso in opposizione davanti al tribunale, che resterà pertanto l’unica forma di tutela.
Resta invece confermato il ricorso ai sensi dell’articolo 17 del Dlgs 124/2004 (quando in contestazione è la sussistenza o la qualificazione del rapporto di lavoro), al Comitato per i rapporti di lavoro che però non sarà più a base regionale ma territoriale, secondo le 18 circoscrizioni che dovranno essere ancora individuate.
Intanto alla Camera la maggioranza si spacca sul parere al Dlgs sul contratto a tutele crescenti. I deputati di Ap non hanno votato il testo proposto dal presidente della commissione, Cesare Damiano (Pd) che ha ottenuto il consenso di tutto il gruppo Dem che chiede al governo di escludere i licenziamenti collettivi dalle nuove regole sui licenziamenti, di aumentare l’importo degli indennizzi e di specificare che la disciplina non si applica al pubblico impiego. Giovedì scorso anche a Palazzo Madama, con il voto dei senatori del Pd, in commissione Lavoro era stato approvato un emendamento che escludeva i licenziamenti collettivi dalla nuova disciplina.
Frena il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova: «Ritengo che i decreti attuativi siano in linea con la delega del Parlamento e il governo, nel Consiglio dei ministri del 20, valuterà nella sua autonomia i due pareri, che non sono vincolanti, e deciderà se recepire i suggerimenti». La contrarietà a un intervento di modifica delle nuove regole sui licenziamenti collettivi è stata espressa dal responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, e da palazzo Chigi.
Anche il Dlgs che istituisce la nuova Aspi ha avuto il parere positivo delle commissioni Lavoro di Camera e Senato. «La maggioranza – spiega la capogruppo Pd in commissione al Senato, Annamaria Parente – ha votato compatta l’aumento della durata della Naspi nel 2017 da 18 a 24 mesi». L’altra richiesta riguarda l’estensione della platea dei beneficiari del voucher di ricollocazione a tutti i lavoratori licenziati per giustificato motivo oggettivo o soggettivo, o che aderiscono alla procedura di conciliazione, con il possibile coinvolgimento economico del datore di lavoro.

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