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Isee, i capoluoghi rimandano

Quindici capoluoghi di regione hanno rimandato a primavera la determinazione delle nuove soglie Isee (Indicatore della situazione economica equivalente). In attesa di capire su quale livello si assesteranno le nuove dichiarazioni, per non penalizzare la fruizione dei servizi da parte delle famiglie, le 15 più grandi città italiane hanno scelto di non decidere. E per i cittadini si fa sempre più concreto il rischio di conoscere solo a posteriori il proprio scaglione di appartenenza per usufruire delle prestazioni agevolate (si veda ItaliaOggiSette del 12 gennaio 2014). L’indagine condotta da ItaliaOggi mostra come la strategia adottata dai capoluoghi di regione si basi sul voler aggiustare il tiro solo dopo aver ricevuto la prima mandata di nuove dichiarazioni Isee che, sulla base dei nuovi standard fissati, saranno probabilmente più alte. Una volta capito come e in che percentuale i nuovi standard previsti faranno aumentare i valori per ciascun nucleo famigliare, i comuni regoleranno le soglie e gli scaglioni intermedi di conseguenza. Se, però, da un lato questa strategia nasce dalla volontà di andare incontro alle esigenze dei cittadini, dall’altro lato è vero che le famiglie che dovessero riuscire a presentare il nuovo Isee in tempi brevi non avrebbero modo di conoscere in quale scaglione o di quale agevolazione potrebbero usufruire. A precedere la beffa, però, dietro l’angolo è in agguanto anche il danno. Ad aggravare la situazione, infatti, i problemi legati alla presentazione materiale del nuovo Isee. A mancare, infatti, è ancora la firma della convezione tra i Centri di assistenza fiscale e l’Inps. Firma che rischia di andare incontro a non poche difficoltà. Solo nei giorni scorsi, infatti, l’Istituto di previdenza ha ricevuto l’imput dal ministero del lavoro di accelerare nella conclusione della convezione a patto, però, di non andare incontro a un aumento dei costi rispetto agli anni precedenti (circa 72 mln di euro). Condizione che, però, rischia di scontrarsi con le prospettive dei Centri di assistenza fiscale. «I Caf sono in attesa della convezione da tempo, l’aspetto economico, però, dovrà essere attentamente valutato. I compensi chiesti per l’Isee variano, infatti, in base al nucleo famigliare (un componente 8 euro, da due a cinque 10,80 euro, da cinque in su 13,20 euro)», ha spiegato a ItaliaOggi Valeriano Canepari, coordinatore della Consulta nazionale dei Caf, «ed è nostra intenzione, almeno per i prossimi giorni in cui saremo operativi, mantenere questo standard indipendentemente dalla convezione. Questa, però», ha sottolineato Canepari, «non può essere la regola».

I comuni prendono tempo. Capoluoghi di regione compatti nella scelta di temporeggiare e di aggiustare il tiro ex post sulle soglie di esenzione. La scadenza del 31 gennaio (data entro la quale i comuni avrebbero dovuto essere operativi su tutta la linea), infatti, è poco più che considerata un termine ordinatorio da parte delle 15 principali città italiane. La strategia messa in campo dai comuni di Ancona, l’Aquila, Aosta, Bari, Bologna, Cagliari, Catanzaro, Campobasso, Firenze, Genova, Napoli, Perugia, Trieste, Trento e Venezia si basa, infatti, da un lato, sul garantire la continuità dei servizi (quelli socio-assistenziali in particolare) sulla base delle vecchie soglie in modo che non sia penalizzato chi fino a oggi ha potuto usufruire di determinate esenzioni o agevolazioni e, dall’altro lato, sull’aspettare la prima grande mandata di nuove dichiarazioni Isee (che dovrebbero iniziare ad arrivare entro la fine del mese) per poi rideterminare le soglie ed essere pienamente operativi entro la fine della primavera. In questo ventaglio di possibilità c’è, però, qualche comune che un passo in avanti lo hanno fatto come Milano e Palermo. Il capoluogo lombardo, infatti, alla fine della settimana scorsa ha diffuso una nota nella quale spiegava che, posto il successivo aggiustamento degli scaglioni intermedi, le soglie Isee per l’assistenza domiciliare alle persone anziane e per le persone con disabilità andrà da 10 mila euro, al di sotto dei quali il servizio sarà gratuito, ai 30 mila euro, al di sopra dei quali il servizio sarà totalmente a carico della famiglia. Per i nuclei familiari con minori, invece, le soglie previste saranno da una base di 20 mila euro a un massimo di 40 mila euro. Palermo, invece, ha fissato il tetto dei 25 mila euro per l’assegno per i nuclei familiari con tre figli minori.

I comuni che hanno già deliberato. In pari con il programma solo Roma, Potenza e Torino. Per quanto riguarda la capitale, tre sono le aree interessate: Tari, scuola (refezione e asilo nido) e assistenza. Per quanto riguarda la tassa rifiuti la soglia di esenzione è stata posta a 6.500 euro, mentre per quanto riguarda il settore scolastico l’esenzione totale arriva fino a un Isee di 5.165 euro. Le quote di compartecipazione al servizio, invece, saranno stabilite a partire da 13 mila euro di Isee. Il capoluogo lucano, invece, ha fissato la soglia di esenzione a 5.000 euro per i servizi i trasporto scolastico, trasporto pubblico, refezione, sport e assistenza domiciliare. Mentre ha stabilito che la quota di compartecipazione per l’assistenza domiciliare sarà del 15% a partire dai 15 mila euro. Decisione, quest’ultima, che ancora non è, invece, stata presa da Torino. Il capoluogo piemontese, infatti, ha dovuto deliberare solo gli sconti sulla Tari che ammonteranno al 50% con un Isee fino a 13 mila euro, al 35% con un Isee fino a 17 mila euro e al 25% con un Isee fino a 24 mila euro.

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