Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Iscrizione d’ufficio per la società che non apre la casella Pec

Le incertezze sulle sanzioni e sulle conseguenze nel caso in cui le società (costituite prima del 29 novembre 2008) non rispettino l’obbligo di iscrivere il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) nel registro imprese dovrebbero venir meno a seguito del parere del ministero dello Sviluppo economico n. 141955 del 29 agosto.
Finora l’interpretazione è la seguente: se il registro imprese riceve da una società (i casi riguardano prevalentemente quelle di persone) una domanda di modifica della propria posizione iscritta al registro, l’ufficio camerale deve tenerla in sospeso, in attesa dell’invio della Pec se ancora non denunciata.
Il Consiglio di Stato, nell’aprile 2013, ha affermato che, in caso di ulteriore inadempimento, trascorsi tre mesi dalla domanda di modifica, l’ufficio doveva respingere la domanda. Questa era, secondo i giudici, l’unica “sanzione” prevista dalle norme sulla Pec, di fatto una archiviazione che impediva la pubblicità di atti e fatti relativi alla società.
Su questo giornale il 4 maggio scorso si fa notare che, limitandosi ad accogliere l’interpretazione del Consiglio di Stato si «rischia di mettere in crisi la completezza del sistema della pubblicità legale» perché le informazioni contenute nella domanda di modifica (variazione soci, sede, eccetera), che viene respinta, interessano la società ma anche i terzi.
Per evitare una anagrafe delle imprese in parte non aggiornata si proponeva come soluzione la “procedura di iscrizione d’ufficio” prevista dal Codice civile.
Il parere del ministero va in questa direzione evidenziando anzitutto che, a seguito della mancata comunicazione della Pec, la società non ha adempiuto (seppure di riflesso) anche alla notifica dei dati e fatti contenuti nella modifica sospesa.
Ora però la Camera di commercio è a conoscenza di tali dati e quindi è obbligata ad avviare la procedura d’ufficio dei medesimi «nel superiore interesse pubblico alla conoscenza» di notizie relative a tutte le imprese.
La procedura è quella prevista dall’articolo 2190 del Codice civile: passati i tre mesi la Camera di commercio invita la società a ripresentare, entro un termine breve, la domanda di modifica completa di Pec; in caso di ulteriore rifiuto l’ufficio invierà il fascicolo al Giudice del registro; in questo caso scatta la sanzione dell’articolo 2630.
Ma si potrebbe semplificare la procedura inviando il fascicolo immediatamente dopo i tre mesi; perché ripresentare la modifica se l’ufficio l’ha già?

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La pandemia, come tutte le rivoluzioni, ha accelerato il cambiamento anche nel mondo del lusso. Ha ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il varo del decreto Sostegni bis ripristina gli aiuti fiscali miliardari per le banche che si fonde...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il team Draghi-Cartabia scandisce le mosse sulla giustizia per portare a casa la riforma del proces...

Oggi sulla stampa