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Irpef, uno su quattro non la paga

Oltre 10 milioni di contribuenti italiani, uno su quattro, non pagano Irpef perché con reddito nelle fasce di esenzione o per effetto delle detrazioni fiscali.

Con il bonus 80 euro gli esentati dell’imposta sulle persone fisiche arrivano a 12,8 milioni su 41,5 di contribuenti totali.

Progressività tutta sul ceto medio: il 13,76% dei contribuenti, quelli che dichiarano un reddito tra i 35 e i 70 mila euro, versano oltre 46 miliardi di Irpef (il 28% del totale).

Doppio effetto prodotto dall’ampliamento a 65.000 euro del tetto di ricavi/compensi per accedere al forfettario e dal correlato aumento del numero di adesioni (circa 707.000 nel 2019).

Crolla infatti dell’11,4% il numero delle dichiarazioni Iva presentate, essendo i forfettari esonerati da tale adempimento e cresce in misura significativa l’irpef media sui redditi di lavoro autonomo (+25,4%), permanendo a tassazione ordinaria solo contribuenti con redditi più elevati.

Questi sono i principali dati messi in evidenza dal Dipartimento delle Finanze del Mef nei documenti pubblicati ieri sulle statistiche delle dichiarazioni fiscali che analizzano i dati Irpef e Iva per l’anno d’imposta 2019.

Nei report inoltre viene analizzata la distribuzione dell’irpef sulle classi di reddito mettendo in luce l’impatto delle progressività dell’imposta che si realizza in modo particolare sul ceto medio.

Il totale dell’imposta dichiarata è pari a 165,1 miliardi di euro e di questi il 4% è corrisposto dai contribuenti con redditi fino a 15.000 euro (il 27% del totale), il 67% dai quelli con redditi tra i 15.000 e i 70.000 euro (il 70% del totale) e il restante 29% da coloro che presentano un reddito superiore a 70.000 euro (il 4% dei contribuenti).

Restando sulla fascia di reddito tra i 35 e i 70 mila euro si mette in evidenza l’incidenza della progressività dell’imposta sul ceto medio con il 13,76% dei contribuenti totali con imposta netta che versano oltre il 28% dell’Irpef totale.

Flop della sostitutiva per i pensionati. Solo 50 soggetti hanno utilizzato l’imposta sostitutiva del 7% introdotta nel 2019 per i titolari di reddito da pensione di fonte estera che trasferiscono la residenza in Italia in un comune delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, con popolazione non superiore a 20.000 abitanti.

L’ammontare dichiarato dai 50 è di poco meno di 3 milioni di euro (992mila euro relativi a redditi da pensione estera e 1,8 milioni di altre tipologie) con imposta sostitutiva di 127 mila euro. Buono invece l’effetto del regime degli impatriati potenziato.

Con l’aumento della detassazione del reddito dal 50% al 70% i beneficiari del regime diventano 11.200 (1,6 volte i soggetti del 2018).

Le lipe spingono gli incassi Iva. Nel documento che analizza l’imposta sul valore aggiunto particolare risalto viene dato ai risultati ottenuti grazie all’introduzione delle lipe, le liquidazioni periodiche Iva. L’adempimento ha infatti reso più agevole la verifica tempestiva dei versamenti effettuati e ha consentito un «maggior rigore accertativo».

I versamenti periodici ed annuali si incrementano infatti dell’1,9% e, in linea generale, nel 2019 l’imposta dovuta è cresciuta dell’1,4%, mentre quella a credito è diminuita dell’1,9%

L’effetto doping dei forfettari. L’aumento della soglia dei i ricavi per l’accesso al regime forfettario a 65.000 euro con il conseguente aumento delle adesioni ha sottratto redditi dall’imposizione ordinaria irpef indirizzandoli alla sostitutiva ad hoc del regime. L’effetto dello spostamento di redditi medio bassi ad altra imposta fa crescere in misura molto significativa i redditi medi da lavoro autonomo soggetti ad irpef (+25,4%) e, anche se in misura meno marcata, i redditi medi d’impresa (+6,8%).

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