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Irpef più leggera sui redditi bassi

ROMA — Ci sarà anche una riduzione dell’Irpef nella fascia bassa: un punto in meno nelle aliquote del 23 e del 27% per un alleggerimento complessivo di circa 5 miliardi di euro che partirà dal 2013. Per compensare il taglio fiscale il governo sarà costretto ad aumentare l’Iva ma di un solo punto al posto di due che scatterà dal 30 giugno. Con questa decisione il Consiglio dei ministri ha concluso la lunga ed estenuante riunione per definire la manovra triennale nella legge di stabilità. L’anticipazione l’aveva fornita il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo durante la trasmissione televisiva Ballarò: «Spero di non essere smentito dal Consiglio dei ministri ma l’idea è quella di tagliare di un punto le aliquote Irpef più basse». Pochi minuti dopo però il governo smentisce definendo l’idea «destituita di ogni fondamento». La rivelazione di Polillo sembra che abbia mandato su tutte le furie lo stesso premier Mario Monti che ha invitato il sottosegretario Antonio Catricalà a smentire immediatamente. A Ballarò arriva la rettifica e Polillo abbozza ma in tarda serata il nuovo colpo di scena.
La manovra di ieri, nel più lungo e sofferto Consiglio dei ministri nella storia del governo dei tecnici, ha messo comunque a punto interventi di non poco conto. Nella zona sacrifici arriva una nuova stangata sulle Regioni (i tagli passano da uno a due miliardi) e un disboscamento delle deduzioni e detrazioni nella giungla delle agevolazioni fiscali. E via libera anche alla Tobin Tax, l’imposta sulle transazioni finanziarie, in linea con quanto deciso dai ministri europei delle Finanze riuniti a Lussemburgo. Ma se ne parlerà nel 2014.
La manovra triennale nella legge di stabilità 2013 aumenterebbe di peso arrivando a circa 12 miliardi di euro rispetto ai 10 di cui si è parlato fino a ieri. Dentro il pacchetto ci sarebbero anche 1,5 miliardi di ulteriori sforbiciate alle spese sanitarie, la conferma del blocco dei contratti del pubblico impiego fino al 2014 e lo stop all’indennità di vacanza contrattuale. Per sostenere l’economia reale il governo rimetterebbe in campo la detassazione al 10% degli aumenti salariali legati alla produttività stanziando 1,6 miliardi di euro. E il pagamento dei debiti (futuri) della pubblica amministrazione alle imprese private entro 30 giorni come chiede da tempo una direttiva europea. Per l’Imu sugli immobili della Chiesa e degli enti non profit (nelle loro attività commerciali) il governo ieri ha deciso – dopo la bocciatura del Consiglio di Stato – di adottare una legge al posto del regolamento: si pagherà dal 2013.
La manovra, senza aliquote Irpef, l’ha illustrata il presidente del Consiglio Mario Monti al Quirinale nella mattinata accompagnato dal ministro Grilli. L’hanno spiegata alle parti sociali in un lungo confronto iniziato a Palazzo Chigi alle 15 e 30. Grilli ha garantito che ci sarà un fondo apposito per gli esodati, e precisato che le risorse arriveranno anche dalla «fase due della spending review». «Una discussione proficua» l’ha definita il Professore.
Ma le critiche fioccano. Il leader della Cgil Susanna Camusso non ha nascosto la sua delusione: «Il governo è miope, non ha dato risposte alle nostre domande». E ha fatto capire che, se non ci saranno soluzioni per sostenere reddito e lavoro, «la mobilitazione continuerà fino allo sciopero generale». Per il segretario del Pd Pierluigi Bersani «è ora di dire all’Europa che di manovra in manovra rischiamo di affondare tutti». Forse è nel timore di un crescente malcontento popolare che alla fine nel governo è prevalsa l’idea di dare un po’ di ossigeno ai salari.

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