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Irap, spariti 223 miliardi Ue: riforme e tagli incerti Tfr, no tassazione separata

L’ennesima bacchettata dell’Europa all’Italia, in ritardo su privatizzazioni, spending review e riforme. Un aumento della benzina in vista, se Bruxelles negherà la manovra sull’Iva inserita dal governo Renzi nella legge di Stabilità (il reverse charge ). Il complicato negoziato dei Comuni con Palazzo Chigi per evitare altri tagli («Il confronto continua, c’è un clima molto costruttivo», commenta Piero Fassino, presidente Anci). La giornata di ieri sul fronte economico assomiglia a una foto in bianco e nero. Il tax gap rilevante, messo a fuoco nello studio pubblicato online dall’Agenzia delle entrate nella sua nuova rivista in inglese, “Argomenti di discussione”, evidenzia ancora una volta un fatto ormai assodato: in Italia immensi capitali vengono sistematicamente sottratti al fisco, quasi evaporano. Questa volta l’evasione viene calcolata come sottrazione tra il valore aggiunto nazionale (il Pil) e quello dichiarato ai fini Irap dai contribuenti (stessa base imponibile del Pil).

La differenza è enorme: 223 miliardi in sei anni, divisi in 97 al Nord, 74 al Sud, 51 al Centro. In testa il settore dei servizi – commercio, ospitalità, trasporti, riparazioni – che vale 77,2 miliardi.
Seguono finanziario e immobiliare. «Ogni anno stimiamo 90 miliardi di imposte evase, tra Irpef, Ires e Irap», conferma Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia. Aggiungendo, a proposito della riforma del catasto, che «serviranno almeno cinque anni» e alla fine «qualcuno pagherà di più, altri meno».
«I progressi nei prossimi mesi saranno cruciali per valutare l’Italia», scrive invece la Commissione europea nel rapporto (ancora non definitivo) sugli squilibri macroeconomici del nostro Paese, ovvero debito alto e competitività bassa. «I progressi sulle riforme sono irregolari e i risultati restano incerti», prosegue il documento. Le riforme seppur «ambiziose» rischiano i «colli di bottiglia istituzionali», fatti di lunghi iter e decreti attuativi. «Incertezza significativa» si registra poi anche sul taglio della spesa, «chiave per finanziare importanti misure». Così come il piano di privatizzazioni «sta subendo ritardi» e le «informazioni concrete su compagnie, calendario e quantità di quote sono limitate». Infine, il debito pubblico così «elevato da essere un freno alla crescita». Non ancora una messa in mora, ma un avvertimento di sicuro.
Sul fronte della legge di Stabilità, 1.600 emendamenti sono stati dichiarati inammissibili, per mancanza di copertura (come quelli pd per sottrarre il Tfr in busta paga al cumulo dei redditi, riservandogli la più conveniente tassazione separata) o estraneità di materia (quelli sempre pd per destinare 100 milioni ai lavoratori socialmente utili di Palermo e Napoli). Sul tavolo della commissione Bilancio ne restano dunque 2.100 di emendamenti che oggi dovrebbero crollare a 500 “segnalati”.
Secondo l’Unione petrolifera, se scattasse la clausola di salvaguardia sulle accise, la benzina nel 2015 aumenterebbe di 8 centesimi.
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