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Irap, l’esonero allarga i confini

I compensi percepiti dagli amministratori e dai sindaci di società sono esclusi dall’Irap se il professionista non si è avvalso, per conseguirli, di un’autonoma organizzazione. Inoltre, per i medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale (Ssn) i requisiti per l’esclusione sono più ampi. Sono le principali aperture ai «piccoli» contribuenti fornite dalla Cassazione per l’esclusione dall’Irap: una questione che si ripropone ogni anno per tanti mini-imprenditori e professionisti, che sono al confine rispetto al requisito dell’autonoma organizzazione. Tutto questo in attesa che trovi applicazione, dal 2014, la disciplina introdotta dall’articolo 1, comma 515, della legge 228 del 2012 (legge di stabilità 2013), per la quale non è stato ancora emanato il decreto di attuazione.
Gli amministratori e i sindaci
Anche l’esclusione dall’Irap dei compensi percepiti per le attività di amministratori e sindaci di società dipende dall’assenza di un’autonoma organizzazione. Il principio è stato confermato da alcune recenti pronunce di Cassazione:
– la sentenza 20190 del 16 novembre 2012 ha esteso il principio ai revisori e ai commissari giudiziali;
– la 20386 del 20 novembre 2012 ha ipotizzato che il professionista avesse utilizzato, per l’attività di sindaco, le strutture della società;
– la 21228 del 28 novembre 2012 ha ribadito che il professionista che amministra una società è soggetto a Irap «per la parte di guadagni realizzati utilizzando la propria organizzazione».
È un orientamento già espresso in numerose sentenze precedenti ma che l’agenzia delle Entrate non condivide. La risoluzione 78/E/2009 ha affermato, infatti, che questi compensi vanno assoggettati a Irap se percepiti da un dottore commercialista che esercita la professione avvalendosi di un’autonoma organizzazione, rientrando nel reddito di lavoro autonomo.
Si ritiene, però che il principio di attrazione nella sfera del lavoro autonomo dei rapporti di collaborazione connessi all’attività professionale, stabilito per l’Irpef, non sia applicabile ai fini dell’Irap che – come affermato dalle Sezioni unite con le sentenze da 12108 a 12111 del 2009 – è un’imposta di natura reale e non personale, che non colpisce il reddito in sé considerato, ma in quanto frutto di una struttura organizzata.
I medici di base
L’ordinanza 13048/2012 e la sentenza 11197/2013 hanno precisato che la disponibilità di strumenti di diagnosi, per quanto complessi e costosi, da parte dei medici di base convenzionati con il Servizio sanitario nazionale non è idonea a configurare la sussistenza dei presupposti impositivi perché questi strumenti, «quali che siano il loro valore e le loro caratteristiche, rientrano nelle attrezzature usuali», dal momento che si chiede a tali professionisti di svolgere «una funzione di “primo impatto” a difesa della salute pubblica». La sentenza 4923/2013 ha, invece, affermato che sussiste il requisito dell’autonoma organizzazione se un medico generico convenzionato con il Ssn corrisponde compensi a terzi per circa 31mila euro e si avvale di una segretaria part-time.
Gli iscritti agli albi
La Cassazione ha costantemente affermato che l’esercizio di un’attività autonomamente organizzata non presuppone necessariamente che la struttura debba essere in grado di funzionare in assenza del titolare: non è d’ostacolo il fatto che lo stesso titolare risulti insostituibile, trattandosi di categorie “protette” dalla previsione dell’iscrizione in albi (si vedano le sentenze 16855 e 21989 del 2009 e le 19688 e 22873 del 2011).
Resta una voce isolata, invece, la sentenza 238/01/2013 della Ctr Lazio, secondo la quale in tali casi i professionisti sono sempre esclusi dall’Irap, perché la loro presenza è sempre indispensabile. Questa motivazione suscita più di una perplessità, perché porterebbe a disattendere il principio (affermato nella sentenza 156/2001 della Consulta) per il quale l’Irap è dovuta dagli esercenti arti e professioni solo in presenza di un’autonoma organizzazione.

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