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Irap e rimborsi, test sui vantaggi

Il rimborso da deduzione Irap vale meno dell’1% del costo del personale. I contribuenti che si accingono in questi giorni a richiedere la restituzione delle maggiori imposte pagate negli anni precedenti devono considerare se il beneficio è tale da compensare i costi diretti e indiretti connessi la predisposizione dell’istanza, alla luce della notevole complessità dei conteggi.
In vista dell’avvio del periodo di trasmissione delle istanze da deduzione Irap (si parte il 18 gennaio con i contribuenti delle Marche, per proseguire con le altre regioni d’Italia), imprese e professionisti si attrezzano per effettuare i conteggi necessari a determinare le maggiori imposte (Ires, Irpef e relative addizionali) che sono state pagate nei 48 mesi precedenti al 28 dicembre 2011 a seguito della indeducibilità dell’Irap riferita al costo del personale. I calcoli, anche escludendo le situazioni più complicate (società in consolidato fiscale, società di persone, società in perdita fiscale, operazioni straordinarie eccetera), richiedono molto tempo: anno per anno, occorrono svariati passaggi.
In primo luogo, occorre determinare il costo del lavoro (compresi i co.co.co e i compensi agli amministratori) indeducibile. Dall’importo totale iscritto a conto economico vanno sottratte le somme dedotte ai sensi della normativa vigente nei diversi esercizi (recuperando i numeri dalle dichiarazioni Irap). Per i dipendenti a tempo indeterminato, si tratta delle deduzioni fisse per ogni lavoratore e dei contributi previdenziali e assicurativi, nonché di ulteriori deduzioni per attività di ricerca o casistiche particolari.
Occorre poi determinare l’Irap derivante dal costo del personale, calcolando il 3,9% (o la diversa aliquota vigente nella regione) dell’ammontare come sopra quantificato. Si dovrà infine conteggiare il rapporto percentuale tra l’imposta sul personale e il totale dell’Irap dovuta, conteggio che andrà fatto distintamente per ogni dichiarazione annuale. Le percentuali si applicheranno ai versamenti in acconto e a saldo di ciascun esercizio, giungendo così a quantificare l’Irap che ora viene ammessa in deduzione.
Se però nei singoli esercizi l’impresa non ha sostenuto anche oneri finanziari indeducibili, occorrerà rettificare il calcolo di quanto già dedotto con la precedente quota del 10%.
Si passerà infine a quantificare le minori imposte sui redditi, di cui si chiederà il rimborso con l’istanza.
La lunga serie di conteggi necessaria a recuperare i dati da inserire nell’istanza rende opportuna una preventiva valutazione di convenienza. In generale, si può tener conto che il beneficio – in media e sempre salvi i casi particolari – spazia tra l’1% (società di capitali con Ires al 27,5%) e l’1,8% (contribuenti Irpef con aliquote marginali elevate) del costo del lavoro indeducibile ai fini dell’Irap. Il rimborso è infatti pari al 27,5% (o alla maggiore aliquota marginale Irpef e addizionali) del 3,9% (o la maggiore aliquota regionale) di tale importo.
Ma considerando che una parte delle retribuzioni, oltre ai contributi, già viene dedotta dalla base regionale a seguito del taglio del cuneo fiscale, si può con una certa approssimazione indicare in una quota tra lo 0,70% e lo 0,75% (per i soggetti Ires) del costo totale del lavoro iscritto a bilancio il bonus che si può ottenere presentando le istanze.
Questa percentuale, come detto approssimativa (variando in funzione delle differenti deduzioni di cui il contribuente ha usufruito), può però servire per effettuare una stima iniziale del valore rimborsabile al fine di valutare la opportunità di eseguire calcoli più analitici.
Ad esempio, se il costo del personale sostenuto è stato pari a un milione in media per anno, il beneficio può essere pari a circa 35.000 euro per il quinquennio oggetto di rimborso.
Per piccole imprese o professionisti con uno o due dipendenti il beneficio totale può dunque oscillare tra 1.500 e 3.000 euro il che rende evidentemente assai meno conveniente l’operazione.

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