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Irap dei piccoli ad assetto variabile

Problema: come fa ogni anno circa un milione e mezzo di mini-imprese e professionisti a sapere se deve pagare o meno l’Irap? Soluzione numero uno: si chiarisce una volta per tutte cosa significhi autonoma organizzazione, vale a dire il requisito in presenza del quale bisogna versare. Soluzione numero due: stabilire l’importo massimo dei beni strumentali che ti costringono a pagare. Al momento sono queste le due opzioni e il loro destino si giocherà al Senato tra questa e le prossime settimane. Il problema dell’Irap dei piccoli, di cui finora si sono occupati prevalentemente le sentenze della Cassazione e dei Tribunali del fisco, è entrato nell’agenda politica con la delega che propone di definire l’autonoma organizzazione e da pochi giorni a questa parte anche con il Ddl di stabilità. Il voto in commissione Bilancio, oltre a modificare l’impostazione iniziale con il tetto a detrazioni e deduzioni e il taglio dell’Irpef, ha messo mano anche all’Irap: con una serie di interventi destinati a ridurre l’incidenza del costo del lavoro a partire dal 2014 e con un fondo ad hoc per coprire le esenzioni di mini-imprese e professionisti. Però, i piccoli non dovranno avere dipendenti mentre l’«ammontare massimo» (come recita testualmente l’emendamento) dei beni strumentali dovrà essere stabilito da un decreto del ministero dell’Economia.
Al di là della dotazione del fondo (248 milioni di euro nel 2014 e 292 milioni dal 2015) che non sembra consentire esoneri su larga scala, l’intenzione di fissare un tetto si trova a dover fare i conti con un aspetto: per ogni attività servono livelli di spesa diversi. Come dimostrano gli esempi a lato – elaborati alla luce dell’esperienza sul campo – un agente di commercio può aver fatto acquisti più costosi di un giovane avvocato per svolgere la sua attività. Ma questo non vuol dire che sia automaticamente «organizzato» e che debba, quindi, pagare l’Irap. Ecco perché nell’applicazione di questa misura bisognerà fare attenzione alle differenze. E questo è uno dei nodi irrisolti a causa del quale si sono sommate nel tempo circa un milione di richieste di rimborso per un valore complessivo di due miliardi di euro (il dato è aggiornato allo scorso anno).
Tra l’altro, dopo l’approvazione del Ddl stabilità in Aula alla Camera calendarizzata per questa settimana, bisognerà capire se il fondo per l’Irap dei piccoli resisterà all’esame del Senato. Intanto a Palazzo Madama, inizia da domani la prova del nove per il destino della delega fiscale. È prevista la votazione degli emendamenti in commissione Finanze e a seguire il testo è atteso anche qui in Aula. Il corridoio è stretto: se il provvedimento dovesse essere approvato con modifiche, dovrebbe tornare di nuovo alla Camera per la terza lettura. Nell’ipotesi di un voto anticipato a marzo, un via libera definitivo al mini-restyling del fisco diventerebbe molto complicato. E venerdì scorso le imprese hanno sollecitato la necessità di arrivare all’approvazione della delega come premessa per la creazione di un contesto favorevole alla crescita.
Tra l’altro sull’attuazione si stava e si sta già ragionando. Sull’Irap dei piccoli – insieme a riforma del catasto, revisione dei regimi semplificati e disciplina dell’abuso del diritto – c’è già qualche idea sul tavolo (si veda Il Sole 24 Ore di lunedì 15 ottobre). Un’ipotesi è quella di stabilire una soglia di valore, che però andrebbe modulata in base al tipo di attività, per non andare a sfavorire chi usa apparecchiature costose. Ulteriore punto chiave su cui si cerca di individuare punti fermi è quello se la presenza di dipendenti o collaboratori faccia scattare l’obbligo di pagare sempre o se sia necessario, invece, considerare l’abitualità o meno dell’aiuto di altri soggetti in studio, a bottega o nella mini-impresa.
Ma la ricerca di una soluzione deve fare i conti anche con l’incognita delle risorse finanziarie. Trovare definitivamente una linea di demarcazione comporta la rinuncia chiara e consapevole a una quota del gettito Irap, che serve in buona parte a coprire la spesa delle Regioni per la sanità. Anche per questo finora è stato così difficile fare chiarezza.

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