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Irap, deducibilità a impatto 0

Con l’annunciato ritorno, dal 2015, dell’Irap ordinaria al 3,90% si materializza il rischio concreto di neutralizzare il beneficio della deducibilità del costo dei dipendenti assunti a tempo indeterminato.

La lettura analitica del disegno di legge Stabilità 2015 sembra confermare la penalizzazione per i soggetti che utilizzano dipendenti a tempo indeterminato o collaborazioni a progetto e che sostengono rilevanti oneri finanziari (si veda ItaliaOggi del 17/10/2014).

In effetti, le disposizioni richiamate stabiliscono che, per i soggetti che determinano il valore della produzione netta ex articoli da 5 a 9 dlgs 446/1997, ossia la maggior parte delle imprese, individuali o collettive, professionisti e produttori agricoli, con la sola esclusione degli enti non commerciali e delle Amministrazioni pubbliche, le quali determinano il valore della produzione sul «monte» retribuzioni, è possibile dedurre «la differenza tra il costo complessivo per il personale dipendente con contratto a tempo indeterminato e le deduzioni spettanti, ai sensi dei commi 1, lettera a), 1-bis, 4-bis.1 e 4 quater».

Posto che lo scomputo del costo del personale resta limitato alla parte riferibile al lavoro dipendente con contratto a tempo indeterminato, con esclusione dei dipendenti a tempo, degli avventizi e dei collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, l’ulteriore novità è che le disposizioni ripristinano, a partire dal 2015, l’aliquota ordinaria (ma anche quelle ridotte) al 3,90%, in luogo di quella attuale fissata nel 3,50%.

Il legislatore, nel contesto delle disposizioni inerenti detta novità, abroga i commi 1 e 4 dell’art. 2 dl 66/2014, come convertito nella legge 89/2014, facendo salvi solo gli effetti riferibili al comma 2 del medesimo articolo.

Di conseguenza, l’aliquota ridotta al 3,50% vige per il solo 2014 (o, più precisamente, per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31/12/2013) e gli acconti devono essere determinati utilizzando le aliquote modulate (3,75%, 4,00%, 4,50%, 5,70% e 1,80%) disposte, dall’art. 2, c. 2 dl 66/2014, per le varie tipologie di contribuenti.

Dal prossimo gennaio, pertanto, saliranno tutte le aliquote, oltre che quella ordinaria, che per le banche tornerà dal 4,20% al 4,65%, per le assicurazioni dal 5,30% al 5,90%, per le imprese agricole dall’1,70% all’1,90% e per le aziende in concessione dal 3,80% al 4,20%.

Per la determinazione dell’acconto Irap si applicano le stesse regole previste per le imposte sui redditi, ai sensi dell’art. 30, c. 3 dlgs 446/1997.

Si ricorda che la misura dell’acconto con il «metodo storico» è modulata, anche in questo caso, in base alla tipologia del soggetto.

Infatti, per le persone fisiche, le società di persone e le associazioni, l’acconto è commisurato al 100% di quanto liquidato per l’anno precedente, mentre per gli altri soggetti l’acconto è commisurato al 101,50%.

I soggetti che provvedono a determinare l’acconto con il «metodo storico» versano secondo le vecchie regole, senza poter beneficiare della riduzione dell’aliquota. Invece, coloro che applicano o intendono variare la misura dell’acconto con il «metodo previsionale» (art. 4 dl 69/1989), prevedendo di realizzare un valore della produzione inferiore rispetto a quanto determinato nel corso del 2013, hanno dovuto utilizzare apposite aliquote «modulate» (art. 2, c. 2 dl 66/2014).

In entrambi casi, le disposizioni inserite nella legge di bilancio per il 2015 fanno salvi gli effetti, conseguenti all’applicazione di quanto appena indicato, nella determinazione degli acconti riferibili al periodo d’imposta successivo a quello chiuso al 31/12/2013 che, per i soggetti solari, coincide con il 2014, con l’evidenza che detta impostazione (clausola di salvaguardia) determina l’aumento dell’aliquota a partire dall’entrata in vigore della Legge di Stabilità, ossia dall’1/1/2015.

Dai primi calcoli (virtuali) appare evidente che, combinando il ripristino dell’aliquota al 3,90% e la deducibilità limitata al costo del personale assunto a tempo indeterminato, può emergere una situazione addirittura peggiore rispetto a quella dell’esercizio 2014, dove la componente lavoro resta fuori dalla determinazione del valore della produzione ai fini Irap.

Si rileva, inoltre, che la formulazione normativa determina anche una palese sperequazione, a parità di forza lavoro impiegata, tra imprese e tra professionisti.

In altri termini, considerato che la norma produrrà effetti, salvo modifiche, dal 2015, si verificherà un effetto differenziato (negativo) per coloro che hanno già in essere contratti di lavoro a tempo determinato (per esempio, gli stagionali) e che non possono, per ragioni oggettive o per precedenti scelte strategiche aziendali, modificare tale formula aziendale.

In sintesi, sarebbe stato più opportuno, almeno in questa prima fase di applicazione, estendere a tutte le varie tipologie, compresi i contratti a termine, l’agevolazione in questione, prevedendo, semmai, che solo in futuro e al termine dei contratti a tempo, il beneficio restasse limitato alle nuove assunzioni a tempo indeterminato. Ciò anche in relazione al fatto che talune associazioni di categoria (fonte Unimpresa) hanno già evidenziato che, «al netto della sostanziale partita di giro messa sul tavolo dal governo, i 5 miliardi di euro di sconto Irap annunciato dal governo, si riducono a soli 2,9 miliardi», con la conseguenza che anche una eventuale estensione ai lavoratori a tempo determinato non avrebbe provocato danni alle casse statali.

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