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Ipotesi Tremonti-bond nel piano industriale Mps

Sarà un piano industriale ispirato al rigore e al taglio dei costi. Chi si aspetta novità strategiche dal documento programmatico 2012-2015 che il consiglio d’amministrazione di Banca Mps, presieduto da Alessandro Profumo, porta in approvazione lunedì prossimo e l’amministratore delegato Fabrizio Viola presenta in pubblico il giorno successivo, rischia di restare deluso. È il ritorno a livelli adeguati di redditività l’obiettivo principale del gruppo (nei primi tre mesi dell’anno l’utile netto è stato di 54,5 milioni) e per centrarlo Viola potrebbe anche decidere d’ispirarsi a modelli già sperimentati in ambito industriale. Prospettiva che non piace al fronte sindacale.
«In un momento in cui si paventano pesanti tagli salariali a senso unico e si sta per presentare un piano industriale nel quale il rischio di esuberi e di cessioni indiscriminate di asset cominciano a diventare concreti, le organizzazioni sindacali chiedono di aprire immediatamente un confronto su questioni come premio aziendale, previsioni normative disattese e il tema dei costi – dice un comunicato diffuso ieri -. Altrimenti, di fronte a ulteriori disapplicazioni contrattuali, la mobilitazione sarà generale».
Il fronte esterno non è più tranquillo. Viola deve realizzare entro giugno un rafforzamento patrimoniale “straordinario” per 3,2 miliardi, secondo le richieste dell’Autorità bancaria europea (Eba), ma all’appello manca circa un miliardo. Per trovarlo, la banca di Rocca Salimbeni sta valutando l’emissione di cosiddetti Coco-bond (titoli ibridi che si convertono automaticamente in capitale quando il coefficiente patrimoniale scende sotto una certa soglia), ma tra le ipotesi circolate (e non confermate) in questi giorni c’è anche la possibilità di un nuovo utilizzo dei Tremonti-bond, a cui Siena ha già ricorso nel 2009 per 1,9 miliardi (non ancora restituiti).
I T-bond, per i quali comunque servirebbe l’ok del ministero dell’Economia (tecnicamente i termini possono essere riaperti), sono titoli ugualmente onerosi ma rispetto ai Coco-bond avrebbero alcuni vantaggi: sono remunerati al pari delle azioni (cioè zero se non c’è dividendo, com’è stato per l’esercizio 2011) e concentrerebbero nelle mani dello Stato questa forma di “esposizione” del gruppo, che ha in portafoglio 26 miliardi di Btp.
Il valore dei titoli Montepaschi è anche al centro del confronto tra la Fondazione Mps e le 12 banche creditrici dell’Ente senese. L’accordo raggiunto prevede la restituzione di 664 milioni e la rimodulazione al 2017-2018 per altri 350 milioni. La garanzia di questo credito naturalmente è costituita da azioni Mps (la Fondazione ha il 36,5% della banca che oggi in Borsa vale 2,3 miliardi) e il fatto che siano nuovamente scivolate sotto i 20 centesimi non ha aiutato la trattativa. Che infatti formalmente non è ancora chiusa, al punto che la moratoria (standstill) in scadenza ieri sarà in qualche modo prorogata per l’ennesima volta, in attesa che tutte le parti si decidano a firmare i contratti relativi alla nuova intesa. Dovrebbe essere questione di giorni. Almeno così assicurano a Siena.

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