Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ipotesi di addio al patto Mediobanca: i piccoli azionisti valutano l’uscita

«Il patto Mediobanca a fine anno potrebbe non esserci più». Lo ha riferito ieri un consigliere di Piazzetta Cuccia, molto vicino ai soci, al termine di una riunione tra i vertici della banca e alcuni azionisti. La dichiarazione ha imposto a uno dei soci forti la replica immediata: «Per quanto riguarda UniCredit non si è mai ipotizzato finora alcuno scioglimento del patto e tanto meno ci sono state discussioni in tal senso». Dello stesso tono l’intervento di Tarak Ben Ammar, consigliere Mediobanca ma assai vicino all’ex premier Silvio Berlusconi, che tramite Fininvest detiene un 1%: «Non mi risulta». Altri azionisti, contattati, hanno sottolineato che l’argomento non è «ancora stato affrontato». D’altra parte, la finestra per l’eventuale disdetta del patto si apre il prossimo settembre. Resta dunque da capire le ragioni per cui il consigliere, come detto particolarmente addentro le dinamiche tra soci, abbia ipotizzato il possibile scioglimento del patto. Tanto più a margine di un summit che ha affrontato esclusivamente il delicato tema del futuro riassetto della governance. Possibile, dunque, che il governo dell’istituto possa giocare un certo ruolo nella decisione di alcuni soci di dare o meno disdetta dell’accordo? Le parole pronunciate in seguito dalla fonte sembrerebbero confermare l’ipotesi: «In che misura può essere utile stare in un sindacato di blocco e non di voto?». La questione potrebbe dunque essere legata alla rappresentanza che verrà accordata agli azionisti in consiglio.
Al momento i pilastri attorno ai quali ruota la riforma sono: un cda più snello destinato a passare da 18 a 15 membri, più posti nel baord ai soci di minoranza (due contro la figura singola attuale), e solo tre manager in consiglio (oggi sono cinque). Tutti elementi che sarebbero stati definiti nel corso della riunione tenuta ieri, presenti l’amministratore delegato, Alberto Nagel, il presidente, Renato Pagliaro, il direttore generale, Francesco Saverio Vinci, l’amministratore delegato di Che Banca e Compass, Gian Luca Sichel e il direttore delle risorse umane, Alexandra Young oltre ad alcuni rappresentanti dei soci (Maurizia Comneno, Mauro Bini, Maurizio Carfagna, Angelo Casò, Alberto Pecci, Elisabetta Magistretti e Vanessa Labérenne). Va detto, tuttavia, che il riassetto, sebbene da chiarire in tempi abbastanza brevi, in realtà sarà efficace solo nel 2017. E, in aggiunta, numeri alla mano ipotizzando un board di 15 membri resterebbero comunque circa cinque poltrone da destinare agli azionisti, considerato che tre sono già riservate ai manager (probabilmente Nagel, Pagliaro e Vinci), due alle minoranze e altre cinque agli indipendenti. Inoltre, va segnalato che al momento è rimasta in sospeso un’altra questione cruciale che disciplina gli equilibri tra soci e management, ossia il mantenimento di un comitato esecutivo. Allo stato il regolatore non ha dato indicazioni precise in materia, Nagel e Pagliaro, però, avrebbero espresso parere favorevole al mantenimento dell’organo, poiché considerato indispensabile per preservare il giusto livello di dialettica con gli azionisti. Per i grandi soci, dunque, sembrerebbe cambiare poco. Forse gli azionisti con quote frazionali, già oggi con un ruolo decisamente limitato in seno al consiglio, potrebbero cogliere l’occasione di settembre per poter poi disporre liberamente delle proprie quote.
Oggi il patto di Mediobanca vincola il 31,44% del capitale e perché il sindacato si sciolga automaticamente la parte “bloccata” dovrebbe scendere al di sotto del 25%. Il che significa che oltre il 6% del capitale dovrebbe abbandonare l’intesa. Attualmente gli azionisti con quote inferiori all’1% hanno complessivamente in mano il 3,77% dell’istituto. All’appello, dunque, mancherebbe un 2,67%. Potenzialmente anche qualcosa di più, attorno a un 3,4%, considerato che tra i piccoli pattisti c’è chi risulta intenzionato a prolungare l’accordo. Quel 3,4%, spiegavano ieri alcune fonti, potrebbe venir messo sul tavolo dalla galassia riconducibile al mondo di Fininvest (Mediolanum compresa). Tuttavia, al momento non si hanno conferme in tal senso. Come riportato prima, Tarak Ben Ammar è intervenuto in serata per dire che non si è mai discusso tra i soci dello scioglimento del patto Mediobanca. E fonti vicine al Biscione, hanno sottolineato che «il tema non è mai stato affrontato».
Detto ciò, se davvero il patto il prossimo settembre dovesse sciogliersi, sullo sfondo resterebbe l’ipotesi di un accordo di consultazione che vada a coinvolgere gli azionisti forti, di sicuro UniCredit e Vincent Bolloré che assieme valgono il 16% del capitale, e quei soci industriali che vorranno mantenere inalterata la presenza in Piazzetta Cuccia.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È cruciale evitare di ritirare le politiche di sostegno prematuramente, sia sul fronte monetario ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo aver fatto un po’ melina nella propria metà campo, il patron del gruppo Acs, nonché preside...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una forte ripresa dell’economia tra giugno e luglio. È su questo che scommette il governo: uscire...

Oggi sulla stampa