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Ipoteche, intimazione esclusa

Il concessionario o l’agente della riscossione non deve notificare preventivamente l’intimazione di pagamento al debitore, se è già decorso un anno dalla notifica della cartella o dell’ingiunzione, prima di iscrivere il provvedimento di fermo amministrativo dei beni mobili registrati. Naturalmente, lo stesso principio vale per l’ipoteca.

Per la sezione tributaria della Corte di cassazione (sentenza 20310 del 4 settembre 2013) l’obbligo della preventiva notifica è imposto solo in caso di espropriazione e il fermo amministrativo non è un atto dell’esecuzione forzata. Il fermo amministrativo è invece un atto funzionale a portare a conoscenza del debitore la pretesa del fisco, che non è inserito «nella sequenza procedimentale dell’espropriazione forzata». Pertanto, il concessionario non è tenuto a notificare l’intimazione di pagamento prevista dall’articolo 50, comma 2, del dpr 602/1973, poiché questa disposizione è «applicabile solo nel circoscritto ambito dell’esecuzione forzata».

Prima della recente pronuncia della Cassazione anche la commissione tributaria regionale di Roma (sentenza 275/2011) si era espressa in questi termini. Per il giudice d’appello l’agente della riscossione non è tenuto, dopo un anno dalla notifica della cartella, a inviare una preventiva intimazione ad adempiere al debitore prima dell’iscrizione ipotecaria che non è, come il fermo amministrativo, un’azione esecutiva ma una misura cautelare.

La Suprema corte ha però cambiato idea sulla natura delle misure cautelari. In realtà, l’intimazione di pagamento dovrebbe essere imposta non solo per i pignoramenti, ma anche per fermi e ipoteche. Del resto, proprio le sezioni unite della Cassazione (ordinanza 2053/2006) in passato hanno chiarito che si tratta di atti esecutivi finalizzati alla realizzazione del credito. Prima che venisse attribuita la giurisdizione alle commissioni tributarie, il provvedimento di fermo era stato qualificato come atto funzionale all’esecuzione forzata. Quindi, impugnabile innanzi al giudice ordinario nelle forme consentite dall’articolo 57 del dpr 602/1973, dell’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi.

Ex lege, se l’azione esecutiva non è avviata entro un anno dalla notifica della cartella, deve essere preceduta dalla notifica di un avviso che contiene l’intimazione a adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro cinque giorni. Questo, a sua volta, perde efficacia trascorsi 180 giorni dalla data della notifica. La decisione della Cassazione, invece, esclude che l’intimazione ad adempiere, atto che in passato veniva denominato avviso di mora, debba essere notificata al debitore prima di disporre fermi e ipoteche.

Fermi amministrativi. Presupposto per adottare il fermo amministrativo di beni mobili registrati (autoveicoli, autovetture, barche e così via) è il decorso del termine di 60 giorni dalla notificazione della cartella: termine entro il quale è imposto all’interessato di saldare il debito. Per indurlo al pagamento, normalmente, il concessionario della riscossione emana un unico provvedimento che contiene il preavviso. Questo impedisce il fermo vero e proprio solo nel caso in cui il soggetto intimato adempia entro 20 giorni. La soggezione trova la sua giustificazione nel rapporto obbligatorio. Si tratta di un credito dell’amministrazione certo, liquido e esigibile, per cui il debitore è tenuto alla sua estinzione anche con il procedimento di esecuzione forzata.

Va però ricordato che il contribuente non è più tenuto a pagare nulla né ad Equitalia né ai concessionari iscritti all’Albo ministeriale, che riscuotono a mezzo ingiunzione, né all’Aci/Pra per la cancellazione del provvedimento dai pubblici registri. Questa regola vale sia quando la cancellazione avviene «in autotutela», in seguito a un’attività di riesame del provvedimento e di conseguente annullamento, sia quando i giudici dichiarano illegittimo il provvedimento.

Le iscrizioni ipotecarie. L’ipoteca, che come il fermo è una misura cautelare, in alcuni casi costituisce una tappa obbligata se la somma relativa al credito non supera il 5% del valore dell’immobile da sottoporre a esecuzione. E viene iscritta per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del credito per cui si procede. Dopo sei mesi, se il debitore non paga, il concessionario può procedere all’espropriazione. Tuttavia, in seguito alle recenti modifiche apportate all’articolo 76 del dpr 602/1973 la garanzia ipotecaria è consentita solo se l’importo complessivo del credito non sia inferiore a ventimila euro. Il debitore, però, deve essere preventivamente avvisato che il mancato pagamento delle somme dovute entro 30 giorni comporta l’iscrizione d’ipoteca.

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