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Ipoteche dal giudice ordinario

Il ricorso per la cancellazione dell’ipoteca iscritta su un immobile come misura cautelare per un debito di natura fiscale va proposto innanzi al giudice tributario, ma la domanda di risarcimento del danno deve essere presentata al giudice ordinario se Equitalia per errore ha iscritto ipoteca su un bene di proprietà di un soggetto che non ha alcun debito nei confronti del fisco.

Le commissioni tributarie sono competenti a decidere solo se alla base c’è un rapporto di natura fiscale tra amministrazione finanziaria e contribuente. Lo hanno chiarito le sezioni unite della Corte di cassazione, con la sentenza 20426 dell’11 ottobre scorso.

Per le sezioni unite la domanda proposta nei confronti di Equitalia che ha come oggetto il comportamento illecito della società pubblica «appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario poiché attiene a una posizione di diritto soggettivo, del tutto indipendente dal rapporto tributario». L’attività della pubblica amministrazione deve svolgersi nei limiti posti non solo dalla legge ma anche dalla norma primaria del «neminem laedere«, per cui è consentito al giudice ordinario accertare se vi sia stato «un comportamento colposo tale che, in violazione della suindicata norma primaria, abbia determinato la violazione di un diritto soggettivo». La domanda risarcitoria è stata presentata «in ragione di un mero errore dell’agente della riscossione nell’identificazione della proprietà dell’immobile oggetto di ipoteca». Dunque, non è stata sollevata una questione di natura tributaria. Invece, va confermata la competenza a decidere del giudice tributario per quanto concerne la richiesta di cancellazione dell’ipoteca iscritta sull’immobile.

Con la pronuncia in esame i giudici di piazza Cavour hanno posto dei paletti alla giurisdizione tributaria, stabilendo che il giudice non può pronunciare sulla domanda di risarcimento azionata dal contribuente nei confronti del fisco per i danni subiti a seguito di un’iscrizione ipotecaria illegittima. Anche se l’articolo 2 del decreto legislativo 546/1992 stabilisce che la giurisdizione esclusiva si estende alle controversie concernenti le sovraimposte e le imposte addizionali, nonché le sanzioni amministrative e altri accessori, questa previsione non é di per sé sufficiente a farvi rientrare quelle sul risarcimento del danno per comportamento illecito dell’amministrazione finanziaria o dell’esattore. In altre circostanze la Cassazione ha chiarito che per accessori s’intendono gli aggi dovuti al concessionario, le spese di notifica, gli interessi moratori, il maggior danno da svalutazione monetaria e le spese legali. In effetti, la giurisdizione tributaria si estende a tutte le controversie che attengono all’esistenza o all’entità dell’obbligazione tributaria.

Perché possa aversi una controversia tributaria, poi, non basta che il ricorrente contesti con la propria domanda l’esistenza delle condizioni da cui la legge fa dipendere il suo assoggettamento a una determinata pretesa fiscale, ma è richiesto che la domanda sia rivolta nei confronti dell’ente impositore.

Sergio Trovato

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