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Ipoteca, più tempo per il ricorso

Il termine per impugnare l’ipoteca in relazione al quale il debitore non ha ricevuto alcuna notifica decorre dal momento in cui ne ha materiale conoscenza anche se sono passati diversi anni dalla data in cui l’iscrizione è stata effettuata. A stabilirlo è la sentenza 111/32/2013 della Ctr Lombardia.
Il contenzioso riguarda l’iscrizione di un’ipoteca avvenuta prima dell’entrata in vigore sia dell’articolo 35 del Dl 223/2006, che ha inserito l’ipoteca tra gli atti impugnabili davanti al giudice tributario, sia dell’obbligo a carico dell’agente della riscossione di notificare la comunicazione preventiva per avvisare il debitore che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, sarà iscritta ipoteca (tale obbligo è stato introdotto dal Dl 70/2011, il quale ha aggiunto il comma 2-bis all’articolo 77 del Dpr 602/1973).
Non avendo ricevuto alcuna notifica al riguardo, il proprietario dei beni ipotecati – venuto successivamente a conoscenza dell’atto cautelare – ha presentato ricorso in Ctp, nonostante fossero passati ben otto anni dall’iscrizione ipotecaria per censurarne la legittimità nel merito.
Oltre a difendere la validità del proprio operato, Equitalia ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per la tardività dell’impugnazione (essendo intervenuta ben oltre il termine di 60 giorni dall’iscrizione ipotecaria) e il difetto di giurisdizione del giudice tributario, rilevando come l’ipoteca fosse stata iscritta per crediti non solo tributari, ma anche concernenti violazioni del codice della strada e contributi previdenziali.
La Ctp ha dato ragione all’agente per la riscossione relativa alla tardività dell’impugnazione, dichiarando di conseguenza il ricorso inammissibile. Il contribuente ha presentato appello in Ctr che ha accolto l’istanza.
In primo luogo il collegio di secondo grado ha ritenuto tempestiva l’impugnazione dell’iscrizione ipotecaria, affermando che nel caso in esame – in assenza di alcuna comunicazione al riguardo (divenuta obbligatoria solo in seguito alla modifica legislativa del 2011) – i 60 giorni di legge non potevano che decorrere dal momento in cui il proprietario dei beni è concretamente venuto a conoscenza dell’atto cautelare.
A tal proposito, la Ctr ha sottolineato che solo in questo modo vengono «rispettati i principi di legalità sia gli adempimenti di carattere generale al fine di consentire al contribuente esecutato di far valere le proprie ragioni».
Sotto questo profilo, il collegio ha rammentato come la sentenza 4777/2013 della Cassazione abbia dichiarato «in ogni caso obbligatorio in capo ad Equitalia l’indicazione dei termini e le modalità di impugnazione».
In secondo luogo, i giudici lombardi hanno respinto l’eccezione dell’agente per la riscossione in merito al presunto difetto di giurisidizione. La Ctr ha chiarito che è vero che il giudice tributario può decidere soltanto le controversie di natura fiscale. Ma, nell’invocare il difetto di giurisdizione, Equitalia non può limitarsi ad affermare che la pretesa comprende anche crediti non tributari, senza produrre in giudizio la cartella di pagamento che evidenzia tali crediti e la loro natura. Pertanto «stante l’incertezza sul contenuto della cartella da cui ha avuto origine l’iscrizione ipotecaria e stante l’unicità di tale iscrizione» il collegio ha ritenuto che sussistesse la propria giurisdizione e, entrando nel merito della vicenda, ha annullato l’ipoteca.

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