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Ipoteca, il preavviso non va motivato

Il preavviso di ipoteca va comunicato al debitore, ma non deve essere motivato. Lo dice a chiare lettere la sentenza 33/24/2015 della Ctr Lombardia (presidente e relatore Ceccherini), secondo cui il preavviso equivale alla notifica del titolo esecutivo con il quale ha inizio l’espropriazione forzata immobiliare. Questo orientamento si incanala nel solco di quanto deciso dalla suprema Corte di cassazione, con la sentenza 19667/2014. La questione risulta oltre che di estrema attualità, nella pratica molto diffusa, a causa dell’attuale crisi.
La vicenda è così riassunta. Al debitore viene notificato da parte del concessionario l’atto di preavviso d’iscrizione di ipoteca. Il debitore lo impugna, contestando il fatto che l’avviso non è stato preceduto dalla notifica delle cartelle esattoriali e il fatto che, a fondamento dell’avviso, non ci sono elementi che giustifichino la misura cautelare annunciata.
Il concessionario deposita all’udienza di discussione le cartelle notificate, ma la Ctp ritiene tardiva e inammissibile la produzione documentale dell’esattore e annulla l’avviso. La pronuncia viene appellata dal concessionario e il contribuente resiste con appello incidentale chiedendo tra l’altro alla Ctr di valutare se «se l’atto fosse adeguatamente motivato con riguardo alla ricorrenza delle azioni cautelari».
Il giudice regionale dichiara inammissibile la questione della mancata notifica delle cartelle esattoriali, per decorso del termine, e poi passa a esaminare la seconda lamentela del contribuente. Secondo i giudici il preavviso di iscrizione di ipoteca non è un provvedimento dell’autorità amministrativa, ma un atto preliminare del procedimento di riscossione, compiuto da un soggetto privato, sebbene in forza di concessione amministrativa. Per questo motivo, è da escludere l’applicabilità dell’articolo 7, comma 1, dello Statuto del contribuente (legge 212/2000), secondo cui «gli atti dell’amministrazione finanziaria sono motivati» in base a quanto prescritto dall’articolo 3 della legge 241/1990 sulla motivazione dei provvedimenti amministrativi. È applicabile invece il capoverso dell’articolo 7, contenente prescrizioni sul contenuto minimo degli atti applicabili anche ai concessionari (ad esempio l’indicazione del responsabile del procedimento), che nel caso specifico risultano rispettate.
L’avviso è dunque una comunicazione con funzione d’invito al pagamento del dovuto, in forza di titoli esecutivi già formati nel procedimento, in linea con quanto prevede l’articolo 49 del Dpr 602/73 in relazione ai poteri del creditore. Sotto questo profilo, il preavviso è analogo alla notificazione di titolo esecutivo con la quale ha inizio l’espropriazione forzata immobiliare.
Secondo i giudici della Ctr Lombardia – in linea con la Cassazione – l’atto che preannuncia l’iscrizione d’ipoteca deve essere notificato al contribuente prima di essere eseguito, in virtù del rispetto del diritto di difesa mediante l’attivazione del contraddittorio endoprocedimentale, che costituisce un principio immanente nell’ordinamento da attuare anche in difetto di una specifica normativa. Infatti, il Dlgs 546/92, articolo 21, prescrive che gli atti impugnabili, elencati nell’articolo 19 del medesimo decreto (tra i quali è enunciata anche l’iscrizione ipotecaria) debbano essere impugnati entro 60 giorni dalla relativa notificazione.
I giudici rilevano infine che, quando si verificano i presupposti di legge, come nel caso specifico, l’iscrizione ipotecaria è atto dovuto in base all’articolo 77 del Dpr 602/73. Di conseguenza, una volta rispettate le garanzie di legge, «il preteso vizio di motivazione non si tradurrebbe in ogni caso in motivo di nullità».

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