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Ipo, ora il rischio è la frenata

Il rischio maggiore è che il motore si inceppi proprio ora che aveva ripreso a viaggiare a pieni giri. La freddezza con la quale il mercato ha accolto il debutto di Fincantieri e il rinvio delle ipo di Rottapharm e Sisal mettono in dubbio il proseguimento di un trend che nella prima metà dell’anno ha fornito grossi mandati agli studi legali.

Perché la consulenza nello sbarco in Borsa è una di quelle operazioni più profittevoli per le law-firm, nonché un’occasione per creare i rapporti con le aziende, in vista di nuovi mandati. Soprattutto grazie al decollo dell’Aim, il listino dedicato alle realtà di piccole dimensioni, che consente ai grandi studi d’affari di entrare in contatto con una fascia del mondo produttivo altrimenti difficile da raggiungere.

Nctm regina dell’Aim

In particolare, è Nctm a essersi distinta in questi primi mesi nella consulenza per lo sbarco sul listino dedicato alle pmi. A cominciare dalla primo ipo dell’anno, firmata da Green Power, società attiva nel business delle energie rinnovabili. L’operazione è stata seguita da Andrea Iovieno e Luka Plattner, il duo che ha curato anche lo sbarco sul mercato di Gala, attiva nella fornitura di energia elettrica alle pubbliche amministrazioni e alle partecipate. Nell’occasione il global coordinator Banca Profilo si è affidata a Norton Rose Fulbright, con un team guidato dal partner Paolo Daviddi, assistito dalla of counsel Donatella de Lieto Vollaro. Plattner e Iovieno sono stati poi affiancati da Eugenio Siragusa, Paolo Rampulla e Andrea Mantellini (questi ultimi due specializzati nella consulenza fiscale) nell’ipo di Plt Energia, specializzata nell’eolico, fotovoltaico e biogas. Nctm ha seguito anche le quotazioni di Ecosuntek (con il team di equity capital markets), Triboo Media (Plattner).

Tra gli altri studi attivi sull’Aim da segnalare Clifford Chance, che ha seguito lo sbarco di Expert System (al lavoro sull’operazione Claudio Cerabolini, Maria Sole Betti Guaraldi e Paolo Fumagalli), società specializzata nella tecnologia semantica, e Legance (Giorgio Vanzanelli, Antonella Calogiuri, Stefano Bandini e Lorenzo Sperti), al fianco di Energy Lab, che opera nella progettazione e analisi finanziaria e assicurativa per gli investimenti in fonti di energia rinnovabile.

Un poker di studi per la corazzata Fincantieri

L’ipo più importante a Milano da inizio anno è stata Fincantieri, corazzata della cantieristica che si è quotata a fine giugno con una capitalizzazione di 1,32 miliardi di euro. Un’operazione complessa non solo per le grandezze in gioco, ma anche per l’obiettivo di conquistare investitori internazionali (in buona parte mancato, dato che la quota destinata agli istituzionali è stata ridotta dall’80% inizialmente previsto a poco più del 10%), nonché per la presenza di un azionista di riferimento pubblico come Fintecna. Così nell’operazione sono intervenuti sei studi legali per un totale di 20 avvocati: Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners ha assistito Fincantieri con un team coordinato dal partner Francesco Gianni, e composto dal partner Fabio Ilacqua, la senior associate Maria Sole Conticelli e l’associate Smeralda Mazzei per i profili di capital markets, dal socio Giuseppe Cannizzaro con la senior associate Ludovica Di Paolo Antonioe l’associateEdoardo Manni per i profili di corporate governance, infine dal socio Antonello Lirosi per i profili pubblicistici dell’operazione. Sullivan & Cromwell, invece, ha agito con un team composto dallo european counsel Oderisio De Vito Piscicelli e dagli associate Giovanni Colantuono e Nicolò Mainoni. Inoltre Fincantieri è stata assistita internamente da Guido Masini, socio di Rcc. Fintecna si è affidata a Chiomenti (il dossier è stato seguito dai soci Francesco Tedeschini, Enrico Giordanoe Paolo Valensise), mentre Lombardi Molinari Segni (al lavoro il name partner Antonio Segni, i partner Lidia Caldarola, Federico Vermicelli e Mauro Pisapia e l’associate Alberto Recchia, e Latham & Watkins (con il socio Antonio Coletti, l’of counsel Ryan Benedicte gli associateGiancarlo D’Ambrosio e Irene Pistotnik).

Frenata in vista?

Il timore più grande è legato alla possibilità di esaurimento della fase Toro che ha caratterizzato Piazza Affari negli ultimi due anni, portando per altro il listino milanese a far segnare la migliore performance nel primo semestre 2014 (+12,4%). Dopo la lunga corsa, però, evidentemente si pensa a una pausa di riflessione da parte degli investitori,, altrimenti sarebbe difficile da spiegare quanto accaduto intorno all’ipo Fincantieri negli ultimi giorni. La prima privatizzazione dell’era Renzi si è trovata a fare i conti con una risposta fredda da parte degli istituzionali: il prezzo finale è stato fissato a 0,78 euro per azione, sul livello minimo della forchetta: il controvalore dell’offerta sarà così di 351 milioni di euro, con il 25% sul mercato a partire da giovedì. La capitalizzazione sarà invece di 1,32 miliardi di euro, per un gruppo per una società che ha chiuso il 2013 con ricavi per 3,8 miliardi di euro, un Ebitda di 298 milioni e un risultato d’esercizio di 85 milioni. Proprio questa operazione potrebbe costringere il governo a rivedere il piano di privatizzazioni che avrebbe dovuto portare in Borsa, a partire dall’autunno, altri gruppi sotto il controllo pubblico. A cominciare da Poste, annunciata come ipo dell’anno per una valutazione intorno ai 6 miliardi. A seguire l’operazione per il Tesoro è Gianni Origoni Grippo Cappelli, mentre Clifford Chance affianca la società. Quest’ultimo segue anche il dossier relativo alla possibile quotazione di Rai Way, al fianco delle banche consulenti, mentre il ministero dello Sviluppo economico si è affidato a Bonelli Erede Pappalardo. Intanto, il clima di incertezza sui mercati ha spinto due società a rinunciare alla quotazione: si tratta di Sisal (che si era affidata a Linklaters e Latham & Watkins) e Rottapharm (che aveva optato per Shearman & Sterling, Latham & Watkins e Tremonti Vitali Romagnoli Piccardi, quest’ultimo l’advisory fiscale).

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