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Ipo Ferrari, il lusso italiano a Wall Street

Ferrari sbarca in Borsa a 52 dollari per azione, il massimo della forchetta di prezzo annunciata nei giorni scorsi (48-52 dollari) grazie alla domanda elevata da parte degli investitori. A questo prezzo Fiat Chrysler incassa appena meno di 1 miliardo di dollari (circa 865 milioni di euro al cambio attuale) e il 100% della Ferrari vale 9,82 miliardi di dollari (8,65 miliardi di euro).
Il prezzo di vendita ufficiale è stato comunicato in tarda serata da Fiat Chrysler, che ha venduto in occasione dell’offerta pubblica iniziale (Ipo) una quota pari al 10% circa del capitale, compresa l’opzione di sovracollocamento (la cosiddetta greenshoe). Il debutto del titolo Ferrari a Wall Street, con simbolo RACE, avverrà oggi alle 9.30 ora americana (15.30 ora italiana), quando il presidente Sergio Marchionne suonerà la tradizionale campanella che segna l’avviodelle contrattazioni.
Le banche collocatrici hanno ricevuto una domanda nettamente superiore al numero di titoli offerti; l’esclusività del nome Ferrari – regolarmente in testa alle classifiche dei marchi più forti al mondo – ha prevalso su una congiuntura non facile, che in queste settimane ha visto più di un’Ipo incontrare serie difficoltà. Del consorzio di collocamento facevano parte Ubs (global coordinator), Bofa Merrill Lynch, Banco Santander, Allen & Co., Bnp Paribas, Mediobanca e Jp Morgan.
Il titolo Fiat Chrysler ha ceduto ieri a Milano il 2% a 14,22 euro, ponendo fine alla lunga cavalcata delle settimane precedenti; hanno pesato, oltre ai realizzi, le voci di una decisione negativa in arrivo da Bruxelles nell’ambito del procedimento contro lo stato del Lussemburgo per un trattamento fiscale indebitamente favorevole a Fca (si veda l’articolo in altra pagina del giornale).
Dall’annuncio della quotazione separata di Ferrari è passato poco meno di un anno, e Sergio Marchionne è riuscito a condurre in porto l’operazione con la consueta perizia finanziaria, raggiungendo tutti i principali obiettivi: un anno fa, con lo zuccherino Ferrari, è riuscito a far digerire al mercato un prestito convertendo da quasi 3 miliardi di dollari; ha più che raddoppiato in dodici mesi la quotazione del titolo Fiat Chrysler; infine, a dispetto degli scetticismi di molti analisti e grazie anche alla quantità limitata di titoli offerti all’Ipo, è riuscito a ottenere per l’azienda di Maranello una valutazione più vicina alle aziende del lusso che non a concorrenti come Porsche (l’elettrica Tesla è un caso a parte).
Il successo del collocamento a Wall Street del 10% di Ferrari è solo un tassello di un’operazione che andrà in porto nei primi mesi del 2016 quando Ferrari, di cui Fiat Chrysler controlla ancora l’80% (con il 10% residuo in mano a Piero Ferrari) verrà scorporata da Fca con l’assegnazione dei titoli Ferrari a tutti i soci di quest’ultima (e ai detentori delle obbligazioni convertibili). Dopo lo scorporo i debiti di cui verrà caricato il Cavallino (con un trasferimento netto di oltre 2 miliardi di euro) permetteranno di ridurre ancor più quelli di Fca.
La giornata di ieri era importante per Fiat Chrysler anche per un altro motivo: i circa 40mila lavoratori Chrysler iscritti al sindacato Usa Uaw hanno iniziato a votare sulla nuova bozza di contratto di lavoro quadriennale siglata da azienda e sindacati, dopo che la prima era stata bocciata. I risultati della nuova votazione dovrebbero essere resi noti non prima di giovedì.
Ieri l’agenzia di rating Fitch ha confermato la valutazione Bb- con prospettive «stabili» per i debiti a lungo periodo della holding olandese. Sempre ieri, un nuovo documento depositato presso la Sec da Ferrari ha dettagliato le caratteristiche della Note (di fatto una cambiale) da 2,8 miliardi di euro che Ferrari ha emesso sabato 17 ottobre a vantaggio di Fiat Chrysler: il titolo pagherà un interesse annuo del 2% in rate trimestrali e scadrà il 4 aprile 2016; a quel punto, per rimborsarlo, Ferrari si indebiterà sul mercato.

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