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iPhone quota 1000

L’iPhone sfonda quota mille. Finora nessuna versione base di uno smartphone era mai stato lanciato sul mercato con un prezzo a quattro cifre. Accadrà oggi con l’edizione numero 8 del telefono Apple, quella del decennale: i rumors parlano di cifre oscillanti tra i 1000 e i 1200 dollari. Certo, tra il modello presentato da Steve Jobs nel 2007 e venduto allora per circa 390 dollari, e la macchina che verrà presentata tra poche ore da Tim Cook la tecnologia, le funzioni, le app sono talmente evolute da rendere difficile, se non impossibile, qualsiasi confronto.
Non sarà certo il prezzo molto elevato a frenare il successo del nuovo device di Cupertino, almeno secondo gli analisti. D’altra parte, puntare su modelli di fascia alta sempre più costosi è una strada già esplorata nei mesi scorsi dal Galaxy Note 8 di Samsung, con il suo schermo Infinity, e dall’LG V30, che realizza video professionali. Ma fino ad ora i device da 1000 euro restavano una curiosità per maniaci, come il Red Hydrogen One con lo schermo olografico, o il Granite Phone che offre il massimo della protezione dei dati. L’arrivo dell’i-Phone 8 cambia invece lo scenario, facendo diventare gli smartphone di fascia alta un “lusso di massa”.
«Noi non siamo macchine pensanti che si emozionano ma macchine emotive che pensano» spiega Vincenzo Russo, sociologo del consumo. «La citazione è da L’errore di Cartesio, del neuroscienziato portoghese Antonio Rosa Damasio. Fino a qualche tempo fa pensavamo noi stessi come esseri razionali, per i quali le emozioni erano una variabile importante ma al tempo stesso disturbante. Le neuroscienze ci hanno dimostrato che invece tendiamo ad agire prima di tutto emotivamente e poi a giustificare razionalmente le nostre scelte».
Compreso l’acquisto di un telefonino per mille euro. «Sì» conferma Russo «il mondo del consumo è emozione, non compriamo solo un oggetto per le sue funzioni, ma perché ci fa sognare, ci racconta una storia, ci lega a un mondo, a una tribù, e soprattutto diventa uno strumento per costruirci un’identità, un oggetto che anche gli altri usano, che ci da riconoscibilità ma con il quale al tempo stesso ci coccoliamo».
Il meccanismo è lo stesso che spinge a comprare una Ferrari. Spesso chi lo fa non potrà mai godere di tutte le possibilità che l’auto offre: difficile immaginare che qualcuno possa accelerare da 0 a 100km l’ora in 3 secondi o da 0 a 200km in 8,3 secondi. Si acquista una Ferrari perché è uno status symbol e ha un’esclusività, dovuta al prezzo, che la pone fuori dall’ordinario. Si può dire lo stesso degli smartphone da 1000 euro? La barriera d’ingresso è decisamente più abbordabile. E le possibilità, soprattutto tramite gli operatori, sono molteplici, le “rate” mescolate ai canoni rendono l’acquisto meno impegnativo, si può rinunciare mensilmente a qualcos’altro e permettersi un telefono al top della gamma. «Insomma, lo smartphone non è più lusso vecchio stampo» dice ancora Russo. Diventa, appunto, lusso di massa, dove il “plus” non è più l’esclusività ma, al contrario, la diffusione ampia.
C’è poi chi sottolinea che i mille euro non sono tutto sommato tanti per un dispositivo che in realtà contiene molti device differenti. Uno smartphone oggi è una fotocamera, una videocamera, un terminale Internet, un computer, una console per videogiochi, un videoregistratore, uno strumento musicale, un televisore. E la fotocamera digitale di un iPhone consente foto di qualità superiore a quella alla quale eravamo abituati con le piccole fotocamere che portavamo in vacanza solo pochi anni fa. Lo stesso si può dire quando si scelgono macchine prodotte da Samsung, da LG, da Huawei o da Sony.
I device da 1000 euro sono costosi solo se li si guarda come “telefoni”, solo se li si usa per gli sms e per la mail, funzioni per le quali basta un cellulare di costo enormemente più contenuto. Ma il cambiamento è generazionale: nessuno, al di sotto dei 30 anni, usa lo smartphone solo per questo. E chi è al di sotto dei 20 fa un uso degli smartphone ancora più creativo.

Ernesto Assante

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