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Ip, la vera sfida è la tv in rete

Le ultime due operazioni che hanno attratto l’attenzione degli addetti ai lavori sulla dinamicità del settore tv ed internet, sono state l’acquisizione da parte di Warner Boros Entertainment Italia della divisione Home Video di medusa film (gruppo Mediaset) e l’accordo tra la Serie A Tim, Google e YouTube, tramite l’operatore Perform, attraverso il quale milioni di sportivi potranno seguire le gesta delle proprie squadre.

«La distribuzione di contenuti televisivi via internet è stata regolata da Agcom, sulla scorta del c.d. decreto Romani», spiega Ernesto Apa, partner di Portolano Cavallo Studio Legale. «La fase applicativa chiarirà se le soluzioni indicate dal legislatore (comunitario e nazionale) e dal regolatore, soprattutto in materia di tutela dei minori e di pubblicità, sono appaganti».

Un altro aspetto interessante è lo sviluppo delle Smart Tv che, da un lato, consentono un’interazione più diretta per il telespettatore e, dall’altro, permettono di rivolgere un contenuto sempre più personalizzato e confacente alle esigenze ed ai gusti del telespettatore. È già in atto una trasformazione dello spettatore (passivo) in consumatore (potenzialmente attivo): in tale ottica, appaiono evidenti le implicazioni sotto un profilo privacy che derivano dalla possibilità, offerta da tali nuovi strumenti, di profilare i telespettatori e di raccogliere un’ingente quantità dati personali. «Un altro aspetto rilevante del fenomeno segnalato riguarda la possibilità di fruire di contenuti televisivi in mobilità su Tablet e Smartphone attraverso specifiche applicazioni disponibili sui principali marketplace (iTunes e Google Play).

In Italia, gli operatori della pay-tv offrono questo servizio ai propri utenti (Sky Go; Premium Play).

Quando però i servizi che consentono agli utenti di replicare il proprio apparecchio televisivo di casa su un dispositivo mobile sono forniti da soggetti diversi dagli operatori televisivi, si pone il tema del rispetto dei diritti di proprietà intellettuale sui contenuti trasmessi», spiega Apa.

Per Elena Martini, fondatrice di Callegari & Martini Avvocati, «i nuovi media offrono nuove possibilità di sfruttamento dei diritti di proprietà intellettuale. D’altro canto, essi amplificano anche le possibilità di violazione di tali diritti, vista ad esempio la maggiore facilità di catturare e ritrasmettere illecitamente il segnale audiovisivo. La negoziazione dei diritti sugli eventi da trasmettere richiede quindi, oltre a competenze giuridiche specifiche, una buona conoscenza tecnica del funzionamento dello specifico mezzo di trasmissione, per regolare adeguatamente le misure da adottare al fine di evitare trasmissioni non autorizzate ovvero contenere fenomeni di over-spill. Si tratta di temi molto delicati, come ha dimostrato l’accordo che abbiamo recentemente seguito per la nostra cliente Perform con Lega Calcio e YouTube, che ha portato gli highlights della Serie A su YouTube: operazione che non a caso è stata salutata come una novità «rivoluzionaria» nel settore».

Se, quindi, la diversa natura e capacità attrattiva dell’evento sportivo e dell’entertainment puro, incidono in modo affatto diverso sul mercato dei diritti multimediali e televisivi tradizionali, al fine di salvaguardare il prodotto audiovisivo, è necessario ripensare non solo alle «window» che separano le varie utilizzazioni dei film nel tempo ed attraverso i vari media, ma, ancora di più, va intrapresa, da parte dei governi dell’Unione europea, una politica di difesa del mercato legittimo.

Secondo Luciano Daffarra, socio fondatore dello Studio Daffarra, d’Addio & Partners, «il mercato dei diritti sportivi segna indubitabilmente una enorme crescita nelle licenze di eventi a beneficio di piattaforme e portali internet.

I dati del mercato europeo confermano questa linea di tendenza, cui fa da contraltare una riduzione, seppure non marcata, degli acquisti dei diritti da parte delle emittenti televisive tradizionali. Piattaforme multimediali come Yahoo e SkyGo vanno in questo periodo acquisendo una rilevante quantità di diritti su gare di diverse discipline sportive, per il loro sfruttamento sia su Pc che sui terminali mobili, per la loro visione prevalente in live streaming».

Riguardo al tema dei diritti sui prodotti di intrattenimento, come i film, la mancata crescita del mercato on-line e di quello legato ai terminali mobili, è da ricondurre indubbiamente alla fruibilità differita del prodotto audiovisivo rispetto alla utilizzazione immediata dell’evento sportivo, fatto che determina nel primo ambito la presenza di una ingente disponibilità di materiale illecitamente riprodotto e posto a disposizione del pubblico.

«La concorrenza sleale», aggiunge Daffarra, «rappresentata dall’abusiva distribuzione di opere audiovisive nel loro periodo di massimo potenziale sul mercato, genera una significativa perdita, non solo per i detentori dei diritti televisivi che hanno una posizione ritardata nella filiera delle utilizzazioni, bensì anche per i possibili licenziatari dei relativi diritti internet o su terminale mobile, poiché il valore di tale acquisto risulta fortemente compromesso dall’accessibilità da parte del pubblico al materiale abusivo posto a disposizione del pubblico a «costo zero» per i consumatori».

Quali le prospettive per il settore? Per Giangiacomo Olivi, partner di Dla Piper, «potrebbero essere straordinarie nella misura in cui si riuscirà a garantire una tutela dei contenuti, e su questo un’evoluzione del diritto d’autore in chiave meno repressiva ma più efficace sarà fondamentale, e a sostenere anche la domanda di piattaforme gratuite, e su questo le nuove forme di pubblicità online, inclusa la pubblicità comportamentale giocherà un ruolo fondamentale. Per garantire una crescita complessiva andrebbe poi rivista la filiera di sfruttamento dei contenuti, le vecchie finestre temporali e di protezione potrebbero non aver più senso. Anche i nuovi riaggregatori di contenuti su internet hanno acquisito un ruolo sempre più preponderante», dice Olivi. «

Su questi temi occorrerà vigilare sulla creazione di nuove forme di dominanza. Abbiamo riscontrato un incremento della domanda di assistenza su svariati temi. Dalla tutela del format rispetto a nuove modalità di fruizione su internet alla gestione dei diritti e profili abilitativi relativi alle nuove modalità di distribuzione».

Secondo Daniele De Angelis, di Bird & Bird, infine, «la messa a disposizione del pubblico attraverso internet di contenuti televisivi, e più in generale di opere o materiali protetti dai diritti di autore e connessi, vede come uno dei temi centrali l’acquisizione del consenso di tutti gli aventi diritto sui contenuti trasmessi. E qui occorre di volta in volta verificare se tale forma di utilizzazione è prevista contrattualmente rispetto a tutta la catena degli aventi diritto. L’indipendenza delle facoltà esclusive è un principio di diritto di autore che mira a garantire chance di guadagno segmentando il consenso per ciascuna modalità di utilizzazione. L’applicazione di questo principio esclude che ad esempio la diffusione televisiva digitale terrestre possa comprendere la messa a disposizione via internet, e ciò anche in ipotesi di simulcasting, o che la messa a disposizione via internet possa comprendere anche la diffusione attraverso piattaforme di telefonia mobile. Il tema della verifica dei consensi si pone naturalmente ex ante, e cioè in sede di negoziazione. Si pone tuttavia anche ex post, e cioè al momento di verificare se contratti già sottoscritti comprendano o meno lo sfruttamento via internet. E in questa prospettiva emergono non poche criticità specie per i contratti risalenti a periodi in cui internet non era ancora nato».

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