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Ior, nuovi sequestri e arresto per monsignor Scarano

C’è un po’ della peggior cronaca nera degli anni Ottanta nell’inchiesta che ha portato ai domiciliari monsignor Nunzio Scarano, ex responsabile dell’Amministrazione patrimonio sede apostolica (Apsa). Accusato di aver “riciclato” 588mila euro dietro lo schermo di decine di fittizie donazioni e di aver “prestato” i propri conti protetti agli armatori D’Amico di Salerno per ripulire denaro di “dubbia provenienza”, frutto di evasione fiscale, da investire poi nell’acquisto di immobili e partecipazioni societarie, l’alto prelato è definito dal gip “persona inquietante” e “soggetto dedito alla vita mondana in grado di ricorrere a ingannevoli e spregiudicati artifizi per non figurare nelle operazioni finanziarie”. Nel procedimento, che conta in totale 58 persone sott’inchiesta, sono destinatari di misure cautelari anche don Luigi Noli (detenzione casalinga) e il notaio Bruno Frauenfelder (al quale è stato inflitto il divieto di esercizio della professione). Per tutti, il pm Elena Guarino aveva chiesto l’arresto in carcere. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Scarano avrebbe orchestrato una gigantesca “partita di giro” ottenendo da una sessantina di persone un assegno circolare con somme intorno ai 10mila euro, spiegando di dover ripianare i debiti di una società immobiliare titolare di alcune abitazioni nel centro storico di Salerno, ma contestualmente restituendo loro l’identica cifra in denaro contante.
Il gip ha disposto il sequestro di 2 milioni e 300mila euro custoditi sul conto corrente di monsignor Scarano, aperto presso lo Ior; provvedimento che potrà essere eseguito solo all’esito delle rogatorie presso la Santa Sede. Anche se, nel corso di un procedimento parallelo, la somma è stata comunque congelata dal Promotore di giustizia di Città del Vaticano.
Gli atti investigativi sono ricchi di spunti sul profilo di monsignor Scarano del quale il giudice ricorda che non ha avuto remore a “distribuire i generi alimentari ricevuti per scopi caritatevoli, tra amici e parenti”. L’alto prelato, che sarebbe dovuto diventare arcivescovo se le inchieste non l’avessero fermato, è inoltre “legato da strane e particolari amicizie con uomini con cui sistematicamente si accompagna, con lo stesso sacerdote Luigi Noli che si dichiara un tutt’uno con lui”. Nel procedimento, si parla inoltre di telecamere e apparati di registrazione all’intero degli uffici di una società, collocati da Scarano, per registrare abusivamente le conversazioni.
In alcune intercettazioni telefoniche, Scarano confidava all’armatore Paolo D’Amico la paura che le indagini coinvolgessero anche la banca vaticana: «Il mio telefono chiaramente è sotto controllo – dice Scarano – e il rischio sono da 4 a 12 anni per antiriciclaggio perché loro pensano che questi soldi è come se fossero transitati allo Ior quando poi non ci sta proprio niente di tutto questo».
Dalle ricostruzioni della guardia di finanza, il tesoro finanziario di monsignor Scarano ammonterebbe a circa 6 milioni e mezzo di euro, derivante interamente da donazioni degli armatori D’Amico anche attraverso società offshore in paradisi fiscali. Un piccolo impero – afferma il giudice – «assolutamente sproporzionato» rispetto alle entrate, composto da beni immobili (l’uomo di chiesa vive in un appartamento da 17 stanze, a Salerno) ma anche da «investimenti mobiliari e opere d’arte». Come il crocifisso dell’altare di San Pietro del Bernini e i quadri di De Chirico, Labella, Guttuso e monili in oro e argenteria, per un valore complessivo di 6 milioni, che furono però rubati dalla sua abitazione.

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