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Ior, favoriti von Freyberg e De Corte

Cambia il vertice dello Ior a pochi dalla fine del pontificato. Come preannunciato dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, sono stati decisi i nomi dei nuovi ingressi del board dei “laici”, denominato Consiglio di sovrintendenza: nel posto rimasto vacante dal maggio 2012 con l’uscita di Gotti Tedeschi entra il finanziere belga Bernard De Corte, che risulta essere un candidato accreditato ad assumere la carica di presidente. Ma non è il solo: nel cda della banca vaticana è previsto anche un altro cambio con l’arrivo del tedesco Ernest von Freyberg – esponente di spicco dei Cavalieri di Malta – al posto dell’attuale vice presidente reggente Ronaldo Hermann Schmitz, che aveva assunto l’interim della presidenza.
I nomi dei nuovi ingressi – anticipati ieri mattina dal Sole24Ore.Com – era atteso che fossero ufficializzati dalVaticano, ma in serata si è appreso che la nota ufficiale sarà diramata probabilmente oggi, al massimo domani. Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, nel briefing quotidiano riguardo alle indiscrezioni ha risposto «non mi risulta, non confermo», aggiungendo che che il Consiglio dei cardinali e quello di sovrintendenza dello Ior dovrebbero incontrarsi «prima di lunedì, e se avranno qualcosa di importante da dirci ce lo diranno prima di quella data». Parole caute che suggeriscono come attorno allo Ior si stia ancora giocando una partita delicata, i cui effetti si sentiranno negli anni a venire.
Il nome del presidente dello Ior sarà comunque scelto tra i membri del board, quindi la scelta potrebbe avvenire tra De Corte, von Freyberg e anche l’italiano, Antonio Maria Marocco: gli altri due membri sono lo spagnolo Manuel Soto Serrano (banchiere di provenienza Banco de Santader) e l’americano Carl Anderson, potente capo dei Cavalieri di Colombo.
L’attesa per lo Ior riguarda anche la commissione cardinalizia, che nei prossimi giorni compirà cinque anni di mandato e quindi è previsto un ricambio. Sono dati in uscita il cardinali Attilio Nicora e il francese Jean Louis Tauran. L’uscita di Nicora è un fatto importante, visto che il prelato – con un passato di vicinanza al mondo della finanza bianca milanese – è il presidente del’Aif, l’autorità di controllo sulla trasparenza finanziaria, e quindi in pratica una sorta di “controllore” dello Ior. Al posto di Nicora dovrebbe entrare il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’Apsa, uno dei due dicasteri di maggior peso economico dentro la Santa Sede dal momento che controlla direttamente un imponente patrimonio immobiliare e mobiliare. Per l’altra sostituzione è fatto il nome del cardinale Leonardo Sandri, capo delle Chiese Orientali.
Lo Ior dell’era post-Marcinkus è organizzato sul sistema duale che in Italia è stato adottatato abbastanza di recente, ma che in Germania è la governace più usata nelle grandi società. Infatti ci sono due livelli: il cardinali – quindi l’azionista, che compie le scelte importanti e detta le linee di indirizzo – e il consiglio di sovrintendenza, il cda vero e proprio. É il board che ha come interfaccia la struttura di 112 dipendenti, guidati dal dg Paolo Cipriani, un dirigente di provenienza Banca Roma. Oltre ai conti e al patrimonio (vedi articolo in basso, ndr) esiste per lo Ior una piccola riserva aurea alla Federal Reserve di New York usata come “collateral”, gli investimenti azionari non superano il 5% del totale mentre gli altri sono su strumenti con un rating minimo di singola A. Il 60% del denaro gestito dallo Ior è in euro, visto che il 77% dei clienti è europeo. Dal 1996 vige un sistema informatico che «impedisce la possibilità di aprire e gestire conti anonimi o cifrati».

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