Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Invio digitale senza esenzioni

di Umberto Zanini e Giusella Finocchiaro

Dematerializzazione sì, ma i dubbi vanno chiariti. Per trasmettere alle Entrate l'impronta dell'archivio informatico dei documenti conservati, come richiesto dal provvedimento direttoriale del 25 Ottobre 2010, occorre seguire alcune precauzioni, che sono state oggetto di confronto nell'abito dell'Osservatorio «Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione» della School of Management del Politecnico di Milano che consente il confronto con una serie di soggetti fra cui Digit-Pa e agenzia delle Entrate.

Anzitutto, occorre trasmettere sia l'impronta dell'archivio conservato in digitale, sia la marca temporale. Con riferimento al singolo periodo d'imposta, è consentito trasmettere una o più impronte. Ragioni di efficienza suggeriscono, tuttavia, di prediligere – ove possibile – l'invio di una sola impronta.

Sempre a principi di efficienza è riconducibile la possibilità di creare un'evidenza informatica (per esempio, un file XML), ove inserire le impronte dei singoli files, firmati e marcati, che costituiscono un archivio di conservazione delle fatture. Sarebbe opportuno, quindi, apporre firma digitale e marca temporale sulla nuova evidenza informatica, per poi procedere al calcolo e all'invio di questa sola "super-impronta".

Non è invece un obbligo trasmettere l'impronta dell'archivio di conservazione del Libro Unico del Lavoro.

Trasmissione dell'impronta

L'impronta dell'archivio deve essere trasmessa direttamente dal soggetto passivo d'imposta tramite Entratel o Internet, oppure tramite gli intermediari abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni.

Sotto questo profilo, non possono considerarsi esenti dall'obbligo di trasmissione i soggetti passivi d'imposta che abbiano conferito in full-outsourcing i servizi di conservazione sostitutiva a una società terza che non figura tra gli intermediari abilitati.

La prospettazione di casi pratici può aiutare a delineare più chiaramente il quadro.

Due operatori

Ipotizziamo che un soggetto passivo d'imposta abbia adottato una conservazione sostitutiva in full-outsourcing avvalendosi di due operatori: uno per il ciclo attivo di fatturazione, l'altro per quello passivo, ciascuno responsabile della conservazione limitatamente alla propria sfera di competenza. In questo scenario si rende necessario trasmettere due impronte: la trasmissione potrà avvenire direttamente dallo stesso soggetto passivo d'imposta, sempre per tramite di intermediari abilitati.

Cambio in corsa

Il soggetto passivo d'imposta cambia, nel corso di uno stesso periodo d'imposta, la società affidataria dei servizi di conservazione sostitutiva in full-outsourcing. Risulta, quindi, lecito chiedersi se – all'atto di trasmissione delle impronte – sia possibile indicare nei campi "luogo di conservazione" e "dati responsabile della conservazione" le sole informazioni relative alla società attualmente affidataria dei servizi. La risposta è certamente positiva nel caso in cui la nuova società si sia presa in carico anche la gestione dei dati di cui era stata responsabile della conservazione la precedente società.

Con riferimento alle precisazioni sulle modalità di compilazione del modulo strumentale alla trasmissione delle impronte, particolare attenzione è stata posta sulla necessità – all'atto di trasmissione dell'impronta – di compilare il campo denominato "fatturazione elettronica" con un "SI" oppure un "NO". Se il soggetto passivo d'imposta ha adottato un sistema di conservazione sostitutiva di documento informatico con cadenza quindicinale e con spedizione cartacea ai clienti, la risposta deve essere "NO": la fattispecie descritta rappresenta una modalità di conservazione sostitutiva di documento informatico e non di fatturazione elettronica, che richiede – fra l'altro – la sottoscrizione di un esplicito accordo tra le parti coinvolte nel procedimento. Al contrario, anche in presenza di un solo cliente con cui sia stato sottoscritto un accordo per la trasmissione di fatture elettroniche, è necessario rispondere "SI".

I tempi

Ultimo, ma non meno rilevante, il quesito sul dies a quo del termine ultimo per la trasmissione della comunicazione correttiva. In sostanza, è lecito chiedersi se i trenta giorni previsti dal Provvedimento decorrano dalla data di trasmissione della comunicazione ordinaria oppure dal termine ultimo previsto ai fini della trasmissione, che per l'anno 2010 è fissato al 31 gennaio 2012. La nostra risposta è che la comunicazione correttiva può essere trasmessa «non oltre 30 giorni dal termine di trasmissione dei dati da sostituire»: con riferimento al 2010, quindi, il termine è il 1° marzo 2012.
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il brevetto italiano costituisce titolo autonomo rispetto a quello europeo. E la perdita di efficaci...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Si è riaperta la stagione delle vendite immobiliari. E sul mercato ci sono al momento ben 850 milio...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Agire subito contro i rischi del 5G. Intromissioni, furti on line, minacce e ostilità di ogni gener...

Oggi sulla stampa