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Investitori più fiduciosi sulle banche

Nonostante il calo borsistico di ieri (Milano -1,5%) e il pesante avvio d’anno, qualcosa sembra migliorare nella percezione che gli investitori internazionali hanno verso le banche italiane. Questo, almeno, è il messaggio in arrivo dalla Financial Conference organizzata ieri e oggi a Milano dal colosso svizzero Ubs. Un appuntamento a cui prendono parte una trentina di istituzioni finanziarie italiane, tra cui le principali banche, assicurazioni e società di asset management, che sono rappresentate ai massimi livelli. Nella due giorni di incontri one to one, i top manager dialogano con 150 dei maggiori fondi di investimento globali. Tutti d’accordo nel manifestare un grande interesse sul comparto del credito italiano. «Rispetto al clima di fine 2015-inizio 2016 c’è un clima molto più razionale e quindi più attento ai rischi ma anche alle opportunità – ha spiegato a margine della conferenza l’a.d. di UniCredit, Federico Ghizzoni – mentre qualche tempo fa era di completo `sell-off´». Complici anche le basse valutazioni di mercato e la forte attesa sul consolidamento, oggi «ho visto anche domande positive e comunque dirette ad avere risposte positive, che possano convincere gli operatori a tornare sul mercato», ha aggiunto Ghizzoni. Il manager – che ha sottolineato che l’aumento da 1,5 miliardi di euro di Popolare Vicenza, di cui Unicredit è garante dell’inoptato, «sarà fatto con successo» – ha ribadito in particolare che «c’è molto interesse in questo momento su Unicredit», soprattutto dopo «l’annuncio dei risultati di fine anno».
Molta dell’attenzione degli investitori è ovviamente concentrata sulla attesa fusione tra Bpm e Banco Popolare. Gli advisor da giorni sono al lavoro sui correttivi al progetto di merger richiesti dalla Banca centrale europea. E anche ieri nuova documentazione è stata inviata dalle banche a Francoforte. Il dialogo con gli uomini dell’Ssm continua e le attese sono per un possibile annuncio della lettera di intenti nella giornata di domenica 28 febbraio. «Ci sono buone intenzioni» per arrivare a un accordo entro fine mese, ha detto il consigliere delegato di Bpm, Giuseppe Castagna. Che però ha precisato che per ora i Consigli «non sono assolutamente convocati». Del resto «i tempi non dipendono solo da noi», perchè se da una parte «conta la volontà delle banche, dall’altra c’è il regolatore».
Gli istituti italiani continuano a essere oggetto delle attenzioni dei fondi internazionali soprattutto per il fardello dei crediti deteriorati lordi. Un tema che preoccupa gli investitori: molti fondi di investimento ieri interpellavano i manager per capire le strategie nella gestione delle sofferenze, sulle potenziali dismissioni e sugli eventuali rischi di nuovi accantonamenti. Anche per questo motivo, ha confermato Castagna, «c’è un discorso sull’Italia, che essendo percepita come la parte più debole del sistema bancario europeo, prende ogni tanto degli scossoni». Tuttavia, ha concluso il manager, «quando si parla con gli investitori professionali mi sembra che guardino più ai fondamentali».
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