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Investitori esteri e soci privati l´asse dello scontento a Trieste

di Andrea Greco

MILANO – Quando la notizia delle dimissioni di Leonardo Del Vecchio è stata confermata, sembra che in Mediobanca abbiano iniziato a preoccuparsi. L´ex Martinitt diventato imprenditore globale, vezzeggiato da Alberto Nagel quattro anni fa quando c´era da rifondare la governance delle Generali, è una vittima – la prima – che mai i successori di Enrico Cuccia avrebbero voluto veder cadere. Finora si tengono sulle loro, secondo l´uso secolare della maison, ma le tre righe di pietra inviate dal signor Luxottica a Cesare Geronzi sono un segnale forte, dopo i tuoni sta iniziando a piovere. E isolano sempre più il presidente, già in difficoltà perché traballano l´asse con gli azionisti francesi e, più in generale, il suo sistema di potere con perno Palazzo Chigi.
Da anni gli attuali manager di Mediobanca, custodi del 14% del Leone, tentano di traghettare la compagnia verso qualcosa di più internazionale, dove un nucleo di investitori istituzionali e di "soci privati" (di cui Del Vecchio è una guest star) cementasse gli interessi industriali alla performance azionaria. Chi in Generali ci mette i soldi, ragionavano Nagel & C., avrà più a cuore i criteri di buona gestione, con benefiche ricadute in Borsa. Così, idealmente, si era formato un blocco, tra soci privati e mercato, padrone di circa due terzi del capitale. E solidale nell´ultimo anno, da quando l´ex dominus di Capitalia – che del mercato non è esattamente l´idolo – approdò da Mediobanca a Trieste.
Ma nelle ultime settimane la situazione s´è fatta tesa. Le frequenti esternazioni del presidente, alla ricerca di un ruolo fattivo e di visibilità, non sono piaciute agli investitori. E dopo l´intervista di Geronzi al Financial Times la situazione è precipitata. Ieri Generali ha perso il 3,3% a 16,24 euro, in linea con gli indici. Ma negli ultimi tre mesi il titolo ha corso meno dei concorrenti: +9,9%, contro il 21,5% di Axa, il 18,3% di Allianz e il 16% dell´indice di settore. Il timore più grande, per chi ha a cuore Generali come azienda protagonista sul mercato, è che l´insoddisfazione militante degli istituzionali si trovi ora a convergere con quella dei soci privati. Nei giorni scorsi già Equita, Kepler, WestLb e altri si erano espressi contro le dichiarazioni del presidente al quotidiano britannico, che sembra avere riportato il Leone indietro di anni, quand´era un cucciolo condotto al guinzaglio da Vincenzo Maranghi. «Quello di Geronzi sembra un metodo scientifico per tenere lontani gli investitori da Trieste, e ieri ha colto un primo significativo risultato», dice un gestore da Londra, uno che il 15 febbraio ha ricevuto una decina di telefonate di investitori irritati. Quelli che se non capiscono, tendono a "votare coi piedi" e vendere Generali, vanificando i tentativi manageriali di rilanciarla.

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