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Investitori alla sfida dei tre BTp

di Maximilian Cellino

Più BTp Italia, meno BTp€i. Se si dovesse paragonare l'esito poco brillante dell'asta di ieri dei «vecchi» titoli del Tesoro indicizzati all'inflazione europea con il successo ottenuto la scorsa settimana dai «nuovi» bond legati ai prezzi nazionali, gli italiani sembrerebbero avere le idee piuttosto chiare. Certo, il confronto può apparire per certi versi improprio, soprattutto perché si tratta di titoli con scadenze ben differenti (7 e 9 anni quelli di ieri, 4 anni il BTp Italia), ma c'è la sensazione che il battage pubblicitario di rilievo orchestrato per il lancio dei nuovi titoli abbia fatto breccia nel cuore dei risparmiatori.
Messi l'uno di fianco all'altro (con scadenze simili) il BTp Italia e il BTp€i appaiono finanziariamente quasi equivalenti, e non poteva essere altrimenti perché il mercato è in grado di eliminare in modo pressoché immediato gli eventuali disallineamenti attraverso operazioni di arbitraggio. Chi avrà la costanza di tenere fino alla scadenza il titolo collocato la scorsa settimana e il BTp€i più vicino (quello con scadenza settembre 2016) otterrà indietro nel corso del tempo più o meno lo stesso denaro. Ciò che in teoria può fare la differenza è un eventuale scarto fra l'inflazione italiana e quella europea (ora la prima è più elevata, 3,3% tendenziale contro 2,7%, ma le attese sono per un'inversione di tendenza).
Ma ancora di più, la diversità fra i due titoli si misura nel modo in cui il risparmiatore riceverà il flusso di pagamenti. Come si può notare nel grafico a fianco, il BTp Italia tende a offrire coupon più corposi grazie alla rivalutazione immediata del capitale sulla base dell'inflazione dell'ultimo semestre: in teoria, se il carovita in Italia dovesse mantenersi su questi livelli, il tasso della prima cedola pagata fra sei mesi sarebbe vicino al 6% (cioè la somma fra il 2,45% minimo garantito e l'attuale 3,3%).
Il BTp€i garantisce invece pagamenti iniziali più ridotti, perché il tasso attuale del titolo (2,16%) sarebbe soltanto indicizzato all'inflazione e aumenterebbe di pochi centesimi, per restituire invece quanto maturato a causa dell'effetto dei prezzi al rimborso del bond: in pratica si ottiene meno nell'immediato per recuperare alla scadenza. Questo elemento ha probabilmente influito molto (oltre alla pubblicità e alle agevolazioni nell'acquisto) nell'orientare i risparmiatori italiani verso una formula forse più immediata e meno complicata da comprendere da un pubblico non specializzato.
Ma si tratta anche di un fattore sul quale fare molta attenzione: «Le prime cedole – osserva Jacopo Ceccatelli, amministratore delegato di Jc & Associati Sim – saranno probabilmente molto elevate, ma non rimarranno certo su questi livelli fino alla scadenza perché nei prossimi mesi si prevede una contrazione del tasso di inflazione per effetto della recessione economica». Non si possono certo escludere nuovi rincari, specialmente se in autunno dovesse esserci il temuto ritocco dell'Iva, ma in generale la conseguenza è piuttosto chiara: «la scelta fra i due titoli – aggiunge Ceccatelli – dipende soprattutto dalle esigenze di cassa di un investitore. Chi preferisce ottenere un flusso cedolare più elevato, anche se potenzialmente più volatile, farà meglio ad affidarsi al BTp Italia». L'importante, in ogni caso, è non lasciarsi abbagliare dalle maxi-cedole dei prossimi mesi.

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