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Investire con il crollo dei rendimenti

di Luca Davi

Da investimento ultra-rischioso a semplice mezzo di impiego per parcheggiare (serenamente) liquidità a breve termine. Da strumento temuto dai gestori di mezzo mondo, ad asset apprezzato dagli investitori istituzionali. Tutto in quattro mesi. È stata una parabola impressionante, quella disegnata dai BoT italiani da novembre a oggi. Basti pensare che se il rendimento del titolo a tre mesi il 9 novembre 2011 era pari al 6,45%, lo stesso titolo ieri sul mercato secondario offriva lo 0,45%: sei punti percentuali secchi in meno. A certificare il sostanziale azzeramento delle tensioni sulle scadenze italiane più ravvicinate è stato anche il risultato delle aste di ieri: il Tesoro ha collocato BoT a 3 mesi allo 0,492%, rispetto all'1,92% della precedente asta.
La metamorfosi, come si vede, è strutturale. Ed è generata fondamentalmente da due motori: la ritrovata credibilità del Governo italiano e la maxi-iniezione di liquidità immessa dalla Banca centrale europea in occasione delle aste di dicembre e febbraio. Una dose massiccia di denaro fresco, questa, che si è diretta anche sui titoli di Stato periferici (abbassandone così i rendimenti) e che di fatto ha spazzato via i dubbi sulla possibile insolvenza dei Paesi più a rischio, Italia compresa.
Se da una parte il calo dei rendimenti italiani è un fatto più che apprezzabile per le finanze pubbliche, d'altra parte è lecito chiedersi a quale condizione possa avere senso investire sui titoli di Stato a breve scadenza,dati i tassi così bassi. Ebbene: al netto delle aliquote fiscali e delle commissioni, il rendimento finale di un BoT a 3 mesi è pari allo 0,04%. Poco cambia sulla scadenza a 12 mesi, dove il ritorno è dello 0,93% netto. Per non parlare dell'inflazione, che se calcolata porterebbe in negativo il ritorno finale, come si vede dal grafico in pagina. A queste cifre, più competitivi allora appaiono i conti deposito, che possono arrivare ad offrire rendimenti superiori al 4% annuo, con tassi netti superiori al 3 per cento.
Come si spiega allora un successo dell'asta di ieri, se i rendimenti sono così bassi? Semplice. Il boom della domanda (che ieri all'asta BoT si è rivelata più che doppia rispetto all'offerta) è riconducibile alla fiammata delle richieste da parte di banche e fondi monetari, che vedono nei titoli italiani ancora un ottimo parcheggio ai fini della gestione della liquidità, visto che i titoli italiani garantiscono ancora una manciata di centesimi in più rispetto ad altri titoli di Stato, tedeschi e francesi in primis.
Dunque, si torna alla domanda iniziale: perchè un piccolo risparmiatore dovrebbe comprare BoT? I Buoni possono essere indispensabili sulle somme più importanti. I conti vincolati sono garantiti dal Fondo interbancario fino alla somma di 100mila euro. Sui patrimoni più sostanziosi la diversificazione diventa insomma un elemento indispensabile. Nel calcolo della convenienza dell'investimento rientra quindi anche la valutazione del rischio di default della controparte (che nel caso dei conti deposito o dei pronti contro termine è rappresentata dal rischio default della banca, teoricamente maggiore del rischio default dello Stato), e su questo punto i titoli italiani sono in pole position. Un altro elemento a favore dei BoT è la liquidabilità. «Nel giro di due giorni i Buoni possono essere smobilizzati», spiega Angelo Drusiani, esperto obbligazionario di Banca Albertini Syz. Proprio in questo senso non va dimenticato che, in caso di vendita anticipata rispetto alla scadenza, chi investe in Bot non perde il rendimento maturato fino al momento della liquidazione. Al contrario di chi "chiude" un conto vincolato prima della scadenza fissata: in quel caso, a parte qualche prodotto ad hoc, offerto sul mercato, tutti gli interessi vanno in fumo.

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