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Investimenti, il tempo stringe

C’è tempo fino al 31 dicembre 2020 per fruire del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, per la formazione 4.0 e per le spese in ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e transizione ecologica. La scadenza dei termini è stata prevista, salvo proroghe, dalla legge di bilancio 2020 che tra innovazioni normative e differimenti ha fissato per la fine di quest’anno la dead line entro la quale realizzare gli investimenti agevolati e vedersi riconoscere i relativi bonus. Ancora pochi mesi, dunque, per fare ricorso al pacchetto degli incentivi fiscali del Piano transizione 4.0 che dovrebbe evolversi, in sede di legge di bilancio 2021, come indicato nelle linee guida del recovery plan, in Piano di transizione X.0 (con aliquote maggiorate, più spese ammissibili e un orizzonte temporale medio-lungo) .

Le disposizioni relative al credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e transizione ecologica, misura varata dal legislatore della manovra di bilancio 2020, sono state approvate con il decreto 26 maggio 2020 del ministero dello sviluppo economico, mentre la disciplina generale è stata modificata in melius dal decreto Rilancio convertito dalla legge 77/2020, che ha maggiorato le aliquote del credito d’imposta per le imprese del Mezzogiorno, per le zone terremotate del Centro Italia e per le startup innovative.

Per gli investimenti in beni strumentali effettuati entro il 31 dicembre 2020 potranno fruire del bonus introdotto dalla legge di bilancio 2020, sia le imprese che i professionisti (per questi valgono però solo i beni materiali non Industria 4.0). Si ricorda che tale disciplina agevolata ha sostituito quella del super/iper ammortamento vigente fino al 31 dicembre 2019, con il credito d’imposta a partire dal 2020 di quest’ultima agevolazione fiscale con il credito d’imposta. L’ultima manovra di bilancio ha inoltre prorogato fino a tutto il 2020 (art. 1, commi 210-217), il bonus per la formazione 4.0 (per quanto non modificato si applicano le disposizioni del decreto Mise 4 maggio 2018 e della circolare n. 412088/2018).

 

Credito di imposta R&S&I. La disciplina del credito d’imposta ricerca, sviluppo e innovazione prevede che fino al 31 dicembre 2020 sono agevolabili:

– le attività di ricerca e sviluppo, con un credito d’imposta del 12% delle spese ammissibili, entro il limite massimo di 3 milioni di euro (ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a 12 mesi). Per le imprese ubicate nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) e nelle regioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e 2017 (Lazio, Marche e Umbria) è intervenuto il decreto Rilancio (art. 244), che ha fissato la misura del credito di imposta al 25% per le grandi imprese, al 35% per le medie imprese e al 45% per le piccole imprese. Il medesimo decreto, equiparando le startup innovative alle università e agli istituti di ricerca (con contratti extra-muros), ha inoltre previsto l’applicazione della maggiorazione del base di calcolo del credito d’imposta del 150%;

– le attività di innovazione tecnologica (realizzazione o introduzione di prodotti o processi nuovi o migliorati) con un credito d’imposta pari al:

a) 6% delle spese ammissibili nel limite massimo di 1,5 milioni di euro;

b) 10% delle spese ammissibili nel limite massimo annuale di 1,5 milioni di euro, per le attività di innovazione tecnologica destinate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o migliorati per il raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0;

– le attività di design e ideazione estetica per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, con un credito d’imposta del 6% delle spese ammissibili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro.

 

Credito d’imposta per gli investimenti. La legge di bilancio 2020 (n. 160/2019, art. 1, commi 185-197) ha ridefinito in modo sostanziale la disciplina delle agevolazioni fiscali finalizzate agli investimenti in beni strumentali e alla informatizzazione e automazione dei processi produttivi previste dal Piano nazionale «Impresa 4.0». In particolare, il legislatore ha riscritto integralmente la disciplina agevolata del super/iper ammortamento vigente fino al 31 dicembre 2019, tesa a favorire l’acquisizione di beni strumentali nuovi nonché l’acquisto di beni «impresa 4.0» (già industria 4.0), prevedendo la sostituzione dal 2020 di tali strumenti agevolativi con un credito d’imposta commisurato al loro costo di acquisizione.

Nel complesso, la manovra 2020 ha determinato una riduzione delle intensità dell’agevolazione per beni materiali, a fronte di una accelerazione del periodo di fruizione rispetto alla durata del periodo di ammortamento fiscale del cespite (meccanismo previsto dalla disciplina del super/iper ammortamento), a cui si aggiunge il potenziamento del beneficio a favore dei beni immateriali compresi nell’Allegato B annesso alla legge n. 232/2016 (legge di bilancio 2017). L’abbassamento dei limiti complessivi di investimento va visto nell’ottica del legislatore che ha voluto estendere sempre più alle Pmi la platea delle imprese beneficiarie.

I crediti d’imposta si applicano agli investimenti in beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, effettuati a decorrere dal 1º gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura:

– del 40% del costo per gli investimenti in beni materiali Industria 4.0 (beni ricompresi nell’allegato A annesso alla legge di Bilancio 2017) fino a 2,5 milioni; del 20% per investimenti oltre i 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro;

– del 15% del costo per gli investimenti in beni immateriali Industria 4.0 (beni ricompresi nell’allegato B annesso alla legge di Bilancio 2017, come integrato dalla legge di Bilancio 2018), fino a 700.000 euro;

– del 6% del costo per gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi diversi dai precedenti (beni materiali generici, non Industria 4.0), fino a 2 milioni di euro.

Per gli investimenti materiali ed immateriali Industria 4.0, le imprese dovranno produrre una perizia tecnica, che può essere sostituita da una dichiarazione del legale rappresentante per i beni di costo unitario non superiore a 300.000 euro.

Restano esclusi gli investimenti ammissibili al super e iper ammortamento, ossia gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020 (termine finale valido anche per il super ammortamento a seguito della proroga prevista dal decreto Rilancio), per i quali entro il 31 dicembre 2019 l’ordine è stato accettato dal venditore e sono stati versati acconti almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

 

Credito d’imposta formazione 4.0. La legge di bilancio 2020 ha prorogato il bonus formazione 4.0 anche per l’anno in corso, ma con diverse modifiche rispetto alla disciplina in vigore fino al 31 dicembre 2019. Si tratta in particolare dei requisiti di accesso (più stringenti rispetto alla precedente normativa) e la misura del credito d’imposta, che è stata rimodulata secondo la dimensione delle imprese: il bonus viene attribuito nella misura del 50% delle spese ammissibili sostenute dalle piccole imprese e del 40% di quelle sostenute dalle medie imprese (fino a 250.000 euro); anche alle grandi imprese il credito d’imposta viene riconosciuto fino al limite massimo annuale di 250.000 euro, ma nella misura del 30%.

Inoltre la legge di bilancio 2020 ha semplificato gli adempimenti richiesti ai fini del riconoscimento del bonus ed ampliata la platea dei soggetti formatori, che ora comprende anche gli Istituti tecnici superiori; inoltre è stato stabilito che, diversamente dal passato, lo svolgimento delle attività di formazione non deve essere espressamente disciplinato attraverso i contratti collettivi aziendali o territoriali e che la misura del beneficio potrà arrivare al 60%, nel caso in cui l’attività di formazione riguardi dipendenti svantaggiati o molto svantaggiati.

Il bonus formazione 4.0 va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui sono state sostenute le spese.

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