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Investimenti, svolta in arrivo

Virata in arrivo per gli investimenti: il redditometro diventa più mite. Gli incrementi patrimoniali riconducibili a questa voce sono destinati a pesare meno: almeno sul singolo anno di imposta. Dovrebbe infatti arrivare a breve una indicazione dell’amministrazione finanziaria per cui gli investimenti non vanno imputati solamente nell’anno in cui sono stati sostenuti, ma in più anni, probabilmente in quattro come era previsto nella versione precedente del redditometro. Inoltre un altro chiarimento in arrivo dovrebbe riguardare la possibilità di attribuire la spesa effettuata nell’anno anche al risparmio degli anni precedenti, che sembra essere nella versione attuale del decreto utilizzabile solo dal fisco per aggravare la posizione del contribuente (su redditometro e investimenti su Plus24 di domani è previsto un ampio approfondimento).
La regola contenuta nel decreto pubblicato lo scorso 4 gennaio è stata infatti da più parte criticata per questa caratteristica di attribuire l’investimento a un singolo anno. A quanto risulta al Sole 24 Ore, in una videoconferenza interna dell’agenzia delle Entrate dei giorni scorsi sarebbe emersa l’intenzione dell’Agenzia di un intervento di questo tipo. Va detto tuttavia che la possibilità di “spalmare” negli anni precedenti la spesa sostenuta, così come avveniva con il “vecchio” redditometro, presenta una serie di conseguenze sulle quali riflettere.
Innanzitutto si tratterebbe, di fatto, di una modifica normativa. Nella precedente versione dell’articolo 38 del Dpr 600/1973, prima delle modifiche apportate dall’articolo 22 del Dl 78/2010, era disposto che gli investimenti si presumevano effettuati con redditi conseguiti in quote costanti, nell’anno in cui era stata sostenuta la spesa e nei quattro precedenti. Quindi la legge, in buona sostanza, presumeva che il denaro necessario all’acquisto fosse stato raccolto in più esercizi.
Successivamente, la modifica apportata dall’articolo 22 del Dl 78 ha previsto che l’ufficio può determinare sinteticamente il reddito complessivo sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta. Vale a dire, in via generale, che oltre alle spese ordinarie, assumono rilevanza anche tutti gli incrementi patrimoniali, considerati nella loro totalità.
Se ora in via amministrativa viene suggerito agli uffici di “spalmare” la spesa in più esercizi, si tratterebbe di uno di quegli interventi piuttosto incisivi, a rischio di toccare il cuore normativo stesso del provvedimento. Anche se gli interventi di questa portata da parte dell’amministrazione finanziaria nel corso del tempo sono stati innumerevoli e non si tratterebbe perciò di una novità assoluta. E forse sarebbe semplicemente la lettura della norma alla luce di un criterio costituzionale di ragionevolezza.
A parte queste considerazioni di fondo è evidente che molto dipenderà da come tale direttiva verrà applicata. Se infatti essa sarà utilizzata solo con riferimento all’anno di acquisto oggetto di accertamento e, quindi, calcolando solo 1/5 di quanto speso in quel determinato anno per investimento, potrebbe trattarsi di un’interpretazione pro contribuente dell’articolo 38, alla luce, come detto di un criterio costituzionale di ragionevolezza.
Se, al contrario, la direttiva verrà utilizzata per contestare ai contribuenti negli anni 2009 (entrata in vigore del nuovo redditometro) e successivi, 1/5 delle spese, effettuate dal 2010 in poi, essa si presterà a molte censure e sarà foriera di numerosi contenziosi.
Vi è infine un’ultima ipotesi, che si spera non si verifichi perché avrebbe il sapore di ulteriore beffa nei confronti dei contribuenti: la suddivisione per quinti verrà utilizzata per gli accertamenti dell’anno 2008 che, pur rientrando nel vecchio regime, non potevano prevedere il quinto di eventuali investimenti eseguiti dal 2009 in poi (stante l’entrata in vigore della nuova norma).

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