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Investimenti e riforme con i 170 miliardi Ue Conte richiama Colao

BRUXELLES — «Grazie Ursula, non hai ceduto alle pressioni dei “frugali” e hai presentato un piano ambizioso che l’Italia apprezza molto». La prima telefonata tra Giuseppe Conte e Ursula von der Leyen dopo il lancio del “Next Generation Eu” non è solo di etichetta. È anche di sostanza. Il premier spiega alla presidente della Commissione Ue come l’Italia intenda attrezzarsi a spendere lo tsunami di soldi che nei prossimi due anni pioveranno dall’Europa. Assicura che il governo è già al lavoro per preparare il “Recovery Plan” nazionale. Tanto che si propone di spedirlo a Bruxelles già a settembre, insieme alla Nota di aggiornamento del Def. Illustrerà nel dettaglio – con tanto di cronoprogramma – le misure da finanziare con i 172 miliardi europei. Per poi costruirci sopra la Legge di Bilancio in modo da essere pronti a ricevere gli stanziamenti che inizieranno ad arrivare nel 2021. Un lavoro immane, tanto che il governo intende avvalersi dell’aiuto della Task force di Vittorio Colao.
Da Bruxelles il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, sottolinea che il piano di rilancio europeo è «un’occasione storica per ammodernare l’Italia» e ricorda che «non ci saranno condizionalità». Saranno i singoli paesi ad inviare a Bruxelles il proprio piano di spesa nazionale che per essere approvato dalla Ue dovrà rispecchiare le priorità europee, Green deal e digitale, la necessità di aiutare i settori più colpiti dal Covid ed essere coerente con le raccomandazioni che annualmente l’Europa invia a ogni governo. Il rischio, semmai, è di non riuscire a spendere, o a spendere bene, i fondi europei, che oltretutto al 60% andranno impegnati entro il 2022 e il resto entro il 2024. Come ammonisce il numero due della Commissione, Valdis Dombrovskis: se i governi «non rispetteranno le priorità concordate o se non implementeranno gli obiettivi, perderanno i soldi di una rata».
Conte ha garantito a von der Leyen che il Paese si farà trovare pronto, aggiungendo che «daremo battaglia» affinché il “Next Gen Eu” non venga smontato dai leader dei “frugali” nei negoziati di giugno e luglio per la sua approvazione definiva. Ma anche se l’Italia dovesse vedere leggermente ridimensionato l’assegno Ue, spendere sarà difficile.
Proprio per impostare il lavoro, ieri il premier si è riunito con i ministri Roberto Gualtieri ed Enzo Amendola. Il Recovery plan italiano prende già forma, tanto che Conte ne ha illustrato i contorni a von der Leyen. Punterà tutto sull’aumento degli investimenti, con l’obiettivo di portarli dal 2 al 3% del Pil. Scommettendo su economia verde, digitalizzazione, banda larga per tutto il Paese, innovazione, semplificazione amministrativa per spendere i fondi, trasporti, istruzione, ricerca, efficienza energetica di edifici pubblici e scuole, turismo e automotive. Dovrebbe trovare spazio anche una riforma per accelerare i tempi della giustizia. Nel Recovery Plan non ci sarà la riforma del fisco, che non è tra le attuali priorità Ue. Tuttavia se i proventi della lotta all’evasione saranno buoni e grazie alle risorse liberate dai fondi europei, potrà essere lanciata già nel 2021.
La sfida del governo è di rilanciare il potenziale di crescita italiano, in modo da poter poi gestire il debito pubblico volato al 160% del Pil in questi mesi di pandemia. L’allarme è alto, come testimonia Carlo Bonomi per il quale «sarebbero a rischio tra i 700 mila e il milione di posti di lavoro». Servono «crescita e investimenti » – ha aggiunto il numero uno di Confindustria. In Europa resta però aperto il nodo del “bridge”, delle risorse che Bruxelles anticiperà a settembre. Per ora sono previsti solo 11,5 miliardi, per l’Italia al massimo 3-4 miliardi. Conte si batterà con gli altri leader per aumentarne la portata. Ma sarà dura e in caso di insuccesso il governo immagina di usare la manciata di miliardi per attivare investimenti per le imprese, così da aumentarne l’impatto.
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