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Investimenti privati banda larga fondo di garanzia in un decreto Gubitosi:“Nuova Rai in 42 mesi”

L’altro giorno l’annuncio. Ora il governo deve evitare che il piano per dotare l’Italia di collegamenti via Internet all’altezza dei partner europei non rimanga un bel libro dei sogni. In particolare, dovrà dire come e dove intende allocare i 6,5 miliardi destinati al Piano per la banda larga ultraveloce appena approvato dal Consiglio dei ministri. Soldi che dovrebbero fare da volano ad altrettanti investimenti da parte degli operatori di tlc.

Per spegnere sul nascere le polemiche ed evitare che si parli di promesse non mantenute nei fatti, Palazzo Chigi vuole accelerare e approvare il prima possibile i provvedimenti di legge per l’avvio delle opere. Non a caso, secondo una indiscrezione dell’agenzia Ansa, poi confermata da ambienti politici, il governo starebbe pensando di inserire una serie di emendamenti nel decreto sulla riforma delle banche popolari che dovrebbe essere convertito in legge dal Parlamento entro la fine del mese.
Nel testo allo studio, si prevederebbe la costituzione di una sorta di fondo di garanzia per attrarre gli investimenti privati. Non a caso, il sottosegretario con delega alle tlc, Antonello Giacomelli, ha parlato di «piano ambizioso per portare la connessione da 100 megabit al secondo alla metà della popolazione italiana». Ma subito dopo ha aggiunto che «ora anche i privati devono fare la loro parte». Gli operatori tlc attendono i decreti attuativi per le misure previste dallo Sblocca Italia, ricordate sempre da Giacomelli: «Credito d’imposta su Ires e Irap fino al 50 per cento, catasto nazionale delle infrastrutture, obbligo di etichetta broadband ready per i nuovi edifici, possibilità della posa aerea della fibra ottica, equiparazione della posa a opera di urbanizzazione primaria ». Il governo deve dare rapidamente certezze, visto che tra gli addetti ai lavori si sta diffondendo l’indiscrezione secondo cui la Ragioneria dello Stato avrebbe avanzato qualche dubbio sulla copertura complessiva dei provvedimenti e perché a breve bisogna presentare i progetti per accedere ai fondi europei per 1,2 miliardi.
Il tema delle comunicazioni rimane centrale sia in Italia che in Europa. A Bruxelles, ieri, non è stata una giornata positiva per i consumatori: rimandata alla fine del 2018 la possibilità di cancellare le tariffe roaming per le chiamate con i cellulari quando si viaggia all’estero. Il Parlamento Europeo aveva votato una risoluzione in cui chiedeva che avvenisse da dicembre 2015, l’Italia aveva proposto la metà del 2016. A sorpresa, la Francia si è schierata con i Paesi più piccoli e si è opposta ai “grandi” (oltre all’Italia, Germania, Gran Bretagna e Spagna).
In Italia, al centro della cronaca rimane la Rai. Il direttore generale Luigi Gubitosi ha parlato alla Commissione di Vigilanza sul piano risparmi e di riforma dei Tg. Per l’implementazione del piano ha detto «ci vorranno 42 mesi», per i lavori di Saxa Rubra serviranno «27 mesi, 18 per l’organizzazione e 9 mesi per l’esecuzione ». Il sindacato giornalisti Usigrai ha risposto intanto a Gubitosi riguardo alla trasferta in Australia al seguito del premier Renzi, costata 60 mila euro: «Quella raccontata da Repubblica è una autodenuncia da parte di Gubitosi. Se la riteneva uno spreco perché l’ha autorizzata?» Oggi, l’attenzione torna sull’offerta lanciata da Ei Towers (società al 40% Mediaset) sulle azioni di Rai Way, la società dei ripetitori Rai. I vertici dell’azienda saranno in mattinata in Consob, dove dovranno rispondere alle domande dei commissari sull’offerta di acquisto e scambio azionario. Poi faranno pervenire alla Commissione Industria del Senato le risposte alle domande del presidente Massimo Mucchetti. Non è escluso che, per al prima volta, Ei Towers possa dirsi disponibile a un’offerta che riguardi una quota appena al di sotto della maggioranza del capitale. In sostanza, l’ammissione che il piano B può prevedere una società mista Rai-Mediaset.
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