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Investimenti, piano da 11,3 miliardi

La manovra sugli investimenti, sostenuta con la clausola di flessibilità richiesta a Bruxelles, si effettua formalmente su 5,15 miliardi di cofinanziamenti nazionali a fondi Ue che potranno “sforare” il deficit ma vale complessivamente 11,3 miliardi di spesa in conto capitale e mezzo punto di Pil potenziale, se si considerano le risorse Ue collegate. Di questi 11,3 miliardi, 7 andranno al Mezzogiorno.
Per il governo si tratta di una sfida di accelerazione della spesa in conto capitale che forse non ha precedenti. Sfida di ricerca di progetti cantierabili, anzitutto, che potranno attingere da 7 diversi programmi comunitari incrociati con dodici settori di spesa.
Oltre ai tradizionali programmi dei fondi strutturali Ue (soprattutto Fesr e Fse che fanno la parte del leone in questo genere di risorse), un contributo fondamentale arriverà dai programmi infrastrutturali come “ConnectingEurope” che finanzia le infrastrutture transfrontaliere europee (per esempio il tunnel del Brennero e la Torino-Lione) e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis) che supporta il cosiddetto «piano Juncker». Questi sono i quattro pilastri della manovra cui si aggiungono programmi minori come la “Garanzia giovani” e i fondi per lo sviluppo rurale e per la pesca.
Sul piano settoriale, la partita della clasusola di flessibilità sui cofinanziamenti premierà soprattutto trasporti e reti infrastrutturali (1.850 milioni), agenda digitale (690 milioni), competitività delle piccole e medie imprese (550 milioni), occupazione e mobilità del lavoro (530 milioni), energia ed efficienza energetica (280 milioni), protezione dell’ambiente e prevenzione dei rischi (270 milioni), istruzione (260 milioni), ricerca e innovazione (220 milioni) e poi a seguire inclusione sociale (200 milioni), turismo e cultura (150 milioni), infrastrutture sociali (100 milioni) e rafforzamento della capacità istituzionale (50 milioni).
Il lavoro fatto dal governo con il coordinamento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, è stato, nel presentare a Bruxelles la richiesta di flessibilità, quello di arricchire il nocciolo iniziale dei cofinanziamenti da liberare e mettere fuori deficit (lo 0,3% di Pil ammesso dai regolamenti Ue come tetto alla clausola di flessibilità) con il quadro dei finanziamenti europei collegati a quelle voci.
Ne viene fuori, appunto, una tavola che vale 11,3 miliardi, pari all’investimento che sarà complessivamente accelerato nel 2016. Inevitabile per il governo concentrare la propria spesa di investimenti (e la cassa) 2016 proprio su queste opere: in sostanza, chi starà dentro questo programma correrà il prossimo anno (o dovrebbe correre), chi starà fuori probabilmente sarà destinato a fermarsi o a rallentare. Almeno come schema di partenza: sappiamo poi che quando si ragiona di fondi strutturali e piani Ue, riprogrammazioni in corsa sono sempre possibili se il cavallo non beve alla fonte che gli viene proposta.
Vediamo il quadro totale. Le priorità settoriali non cambiano molto. La quota principale va sempre a trasporti e reti infrastrutturali: 3,1 miliardi grazie all’apporto che arriverebbe per 150 milioni dal Fesr, per 1.050 milioni dal “Connecting Europe”, per 650 milioni dalle quattro autostrade del Nord candidate a entrare nel «piano Juncker» (Pedemontana lombarda e veneta, Autovie venete, Tangenziale est milanese).
Per gli altri settori, l’agenda digitale cresce a 1.670 milioni di investimenti, la competitività delle Pmi a 1,3 miliardi, occupazione e mobilità del lavoro a 1.280 milioni, l’istruzione a 750 milioni, la ricerca e l’innovazione a 650 milioni, la protezione dell’ambiente e la prevenzione dei rischi (compreso il dissesto idrogeologico) a 600 milioni, l’energia e l’efficienza energetica pure a 600 milioni, l’inclusione sociale a 600 milioni, turismo e cultura a 350 milioni, come le infrastrutture sociali, il rafforzamento della capacità istituzionale a 150 milioni.
Come potrà il governo risolvere il nodo dei progetti cantierabili? Primo strumento: la firma di 15 patti con Regioni e città metropolitane per condividere le priorità cantierabili. Secondo strumento: il “trascinamento” di progetti finanziati con i fondi Ue 2007-2013 non spesi e sostituiti da altri progetti “sponda”. A quei progetti, fra cui spicca il progetto Grande Pompei, sarà data continuità con l’inserimento nella lista della clausola di flessibilità. Terzo strumento: accelerazione e sblocco di risorse per opere già in corso come il Brennero e la Salerno-Reggio Calabria.Quarto strumento: estensione a Regioni ed enti locali del fondo rotativo per la progettazione.

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