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Investimenti, l’Italia incalza Juncker Padoan: primo passo da fare in fretta

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il suo collega francese Michel Sapin hanno considerato «un primo passo» il piano di investimenti presentato nell’Europarlamento dal presidente lussemburghese della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Gli europopolari dello stesso Juncker l’hanno appoggiato insieme agli altri due partiti della maggioranza (eurosocialisti ed euroliberali), senza grandi entusiasmi. Le opposizioni hanno criticato l’assenza di finanziamenti pubblici concreti e la promessa di mobilitare 315 miliardi in tre anni con un meccanismo di leva finanziaria destinato a moltiplicare ogni euro di investimento per ben 15 volte (con prestiti e capitali privati). 
L’intesa sugli investimenti a Strasburgo dovrebbe consentire alla larga maggioranza con popolari, socialisti e liberali di respingere oggi in aula la mozione di censura del M5s e dei partiti euroscettici sul coinvolgimento di Juncker nello scandalo LuxLeaks. Il lussemburghese ha definito il suo progetto «l’impulso» necessario in una Europa colpita da crisi, recessioni e disoccupazione. Partendo da 8 miliardi di garanzie Ue, aggiungendo 5 miliardi di prestiti della banca comunitaria Bei e altri 8 miliardi di garanzie, la Commissione punta a moltiplicare per 15 questi 21 miliardi soprattutto attirando investitori privati.
Per il presidente tedesco della Banca europei degli investimenti, Werner Hoyer è possibile. Dalle opposizioni hanno ironicamente parlato di «magia», «abra-cadabra» e di «goccia nell’oceano». Juncker ha ammesso che gli piacerebbe rafforzare il suo progetto con il contributo finanziario degli Stati membri con «maggiori margini di manovra nel proprio bilancio».
Padoan ha definito «opportuno» il piano della Commissione con le «previsioni di crescita riviste verso il basso e un rischio serio di stagnazione economica e di inflazione troppo bassa». Considera necessario uno «shock positivo» con investimenti pubblici in grado di compensare il «fallimento del mercato», che ha generato la crisi finanziaria internazionale. Ma ha esortato a fare «in fretta» per accogliere le aspettative dei tanti cittadini italiani colpiti da disoccupazione e povertà, mentre il piano di Juncker diventerebbe operativo tra «parecchi mesi».
Il ministro dell’Economia ritiene che esistano già «progetti bancabili e risorse per finanziarli». In Italia ammonterebbero a «40 miliardi». Un «ritorno importante» Padoan lo prevede dalla sanatoria per il rientro dei capitali nascosti all’estero dai grandi evasori fiscali.

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