Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Investimenti in calo, la recessione pesa sul private equity

È stato un semestre cupo per il private equity e venture capital che ha accusato investimenti in calo del 43% rispetto allo stesso periodo del 2011 per un totale di 868 milioni di euro e dell’8% per il numero di operazioni, pari a 147 deal. Un trend che rispecchia l’andamento dell’economia ancora in fase recessiva. In uno scenario di luci e ombre, segnali positivi sono arrivati dalle start up, le nuove imprese che si sono concentrate nei settori computer, mediacale, media & entertainment: in questo caso, incrementi sono stati messi a segno sia sul fronte degli investimenti sia del numero delle operazioni.
Dai dati semestrali elaborati dall’Aifi, l’associazione del private equity e venture capital e da PriceWaterhouseCooper, emerge un settore che come il resto dell’economia risente delle tensioni della zona euro, in particolare del sud Europa, al punto da mettere in fuga gli investitori esteri per timore della tenuta dell’euro. Tensioni che si stanno stemperando da quando la Bce ha garantito l’acquisto di bond dei Paesi periferici, mossa che potrebbe ridare fiato ai mercati finanziari e di conseguenza al private equity per il quale a fine anno si prevedono comunque livelli al di sotto di quelli toccati nel 2011.
In questo clima attendista, le società di private equity possono contare su un portafoglio di 6,2 miliardi di euro con investimenti attivi per 1,2 miliardi, risorse utili per fare ripartire l’economia italiana. «Il settore può giocare un ruolo importante per aiutare la ripresa dell’economia – ha sottolineato Vincenzo Cipolletta, presidente dell’associazione italiana del private equity e venture capital (Aifi) -. Diamo atto al governo di avere intrapreso la strada giusta. In un momento difficile come quello che stiamo vivendo, è necessario che il capitale di rischio vada a sostituire in parte il debito nel finanziamento alle imprese, affinché queste riprendano a crescere, grazie anche all’apporto che gli operatori sono in grado di fornire in termini di capacità gestionale».
Un ruolo attivo è stato giocato dal Fondo italiano d’investimento che ha portato a termine una decina di operazioni mentre sono 56 gli operatori che hanno chiuso almeno un deal nel semestre. Negli altri segmenti l’attività segna un calo. Nelle operazioni di minoranza a sostegno dei programmi di sviluppo sono stati investiti 253 milioni di euro in 54 operazioni, con una contrazione del 9% e 27%. Valore pressoché dimezzato per le operazioni di buy out (acquisizioni di quote di maggioranza o totalitarie), con 512 milioni di euro (-56%) investiti per 32 operazioni (+19%), un segnale che si fanno più operazioni ma di entità inferiore. Energia e utilities sono i comparti con il maggior numero di investimenti, seguiti da servizi industriali e medicale. La difficile congiuntura ha frenato anche i disinvestimenti per i quali si attende una ripresa del mercato e delle quotazioni prima di procedere alla cessione della partecipazione: il controvalore si è fermato a 141 milioni di euro contro 2,337 miliardi dello scorso anno quando erano state realizzate alcune singole dismissioni di dimensioni elevate, totalmente assenti nel primo semestre di quest’anno.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il virus ci ha cambiati profondamente. Ma non è chiaro come. Quali effetti lascerà su di noi, sull...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

II lavoratori messi in ginocchio dalla crisi tornano in piazza. Ministro Orlando, qual è il piano d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora caos sulla tassazione dei compensi derivanti dai contratti decentrati. Il balletto tra tassaz...

Oggi sulla stampa