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Investimenti, governance e dati: i nodi irrisolti di BorsaEuronext

Il passaggio di Borsa italiana a Euronext non è in discussione, ma mentre il closing si avvicina restano ancora da definire questioni non proprio irrilevanti per la salvaguardia e lo sviluppo dell’infrastruttura finanziaria portante del Paese, asse strategico che comprende non solo la Borsa, ma anche Mts (il mercato all’ingrosso dei titoli di Stato), Cassa di compensazione e garanzia e Montetitoli. Un gruppo che peserà per oltre un terzo dei ricavi e degli utili della federazione paneuropea dei mercati di Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, Dublino e Oslo. Quanto basta a giustificare la missione riservata del ceo di Euronext, Stéphane Boujnah, che ieri a Roma ha fatto tappa al Tesoro, a Cdp, Banca d’Italia e Consob. Questi i punti rimasti aperti.

La governance

Per Borsa italiana non cambia nulla? Non è proprio così. Da indiscrezioni si è appreso che l’ad sarà nominato da Cdp, che diventerà primo azionista della holding, a pari merito con la Cdp francese, con una quota del 7,3%. Non si sa invece a chi spetterà nominare il presidente. Da quando Piazza Affari è entrata nell’orbita del London Stock Exchange il board si rinnova col meccanismo della lista presentata dal consiglio uscente, che è dotato di apposito comitato nomine. Londra, cui spettava la ratifica delle nomine decise a Milano, non ha mai dissentito.

Le funzioni di holding

Euronext ha un’organizzazione a matrice, in cui accanto ai capi locali ci sono i responsabili delle funzioni di gruppo. Apparentemente tutte le caselle sono state occupate prima dell’innesto di Borsa italiana. A gennaio è stata creata una nuova divisione per il coordinamento del post-trade – attività che in sostanza sarà apportata nel gruppo da Borsa italiana – che è stata affidata, insieme alla responsabilità dei mercati primari, ad Anthony Attia, fino a metà marzo ceo della Borsa di Parigi. Come sono regolate queste funzioni di coordinamento centrale? Non è una domanda oziosa perché, per esempio, la competizione tra listini per attrarre le società in quotazione è accesa anche se i mercati sono consorziati. Sotto l’Lseg l’ad di Borsa italiana aveva ricoperto per 11 anni l’incarico di responsabile mercati di tutto il gruppo. Con il passaggio a Euronext la direzione finanziaria della holding sarà trasferita a Milano: il cfo, Giorgio Modica, è un italiano, ma proviene dal quartier generale di Parigi.

Il piano industriale

Six (la Borsa di Zurigo) ha concordato il piano industriale con la Borsa di Madrid prima di lanciare l’offerta. Borsa italiana finora non è stata coinvolta nelle discussioni e il piano industriale, sollecitato anche dalla Consob, ancora non c’è. Ma chi dovrà scriverlo? Il solo acquirente o l’acquirente con la struttura di Borsa italiana? E quale struttura: quella vecchia, che magari non sarà confermata, o quella nuova che magari non sarà del mestiere?

Gli impegni sugli investimenti

Non sono scritti da nessuna parte, o perlomeno non sono stati resi pubblici, eventuali impegni presi per assicurare un adeguato livello di investimenti in Borsa italiana (promozione del business, tecnologia e quant’altro). Borsa realizza circa 120 milioni di utili all’anno, la metà potrebbe essere ragionevolmente trattenuta.

Il business dati

Salvaguardare l’esistente – tanto più quando i risultati sono eccellenti – è d’obbligo. Ma non basta: occorre guardare anche al futuro. E il futuro per le Borse – come dimostra l’operazione Lseg-Refinitiv (la fusione tra la Borsa di Londra e l’ex unità dati di Thomson-Reuters che creerà una sorta di “Google finanziaria”) – sono i dati. Per esempio, i benchmark di sostenibilità – sui criteri Esg – saranno la nuova frontiera, insieme con la produzione di indici e analisi dati. Più che puntare sulla sede legale sarà importante il presidio sui data center.

L’iter autorizzativo

Sia Consob che Banca d’Italia sono nella cosiddetta fase di ”non obiezione”, preliminare all’autorizzazione finale. Consob ha chiesto risposte su alcune questioni, mentre Banca d’Italia sta solo aspettando, per quanto riguarda la Cassa di compensazione e garanzia, il passaggio all’Esma e al Collegio dei supervisori. L’obiettivo è di chiudere la pratica entro il 20 maggio, ma il via libera delle autorità italiane potrebbe arrivare anche prima. Ciò non toglie che le questioni ancora aperte possano essere affrontate dal Governo, in teoria anche dopo il closing, considerato che il gruppo Borsa italiana è stato dichiarato strategico e quindi meritevole di tutela ai fini degli interessi nazionali. A prescindere dal golden power che non sarà esercitato contro i cugini continentali.

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