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Investimenti fuori dal deficit l’Europa pronta a dire di sì

Prove di crescita a Bruxelles. Domani i leader europei si ritrovano nella capitale belga per il classico “summit di primavera” dedicato all’economia. E finalmente di fianco al rigore si parlerà di crescita e dimensione sociale. Due temi che stanno a cuore all’Italia, come dimostra l’attivismo del governo Monti che, sin dal suo insediamento nel novembre 2011, con il ministro agli Affari Ue Enzo Moavero ha negoziato con i partner un salto di qualità nella gestione della moneta unica. Ora Roma è pronta a raccogliere i frutti di questa battaglia alla quale strada facendo si sono associati Hollande e Rajoy e vista con simpatia, come conferma il democratico
Sandro Gozi, anche da Bersani, che la scorsa settimana ha concordato con Monti le prossime mosse sullo scacchiere europeo.
Ieri l’Europarlamento ha approvato l’ultimo tassello del rigore, il cosiddetto “Two Pack”, un insieme di regole che già da ottobre consentirà a Bruxelles di leggere le bozze delle finanziarie nazionali e, in caso contrastino con gli impegni europei, di chiedere modifiche prima che vengano approvate dai parlamenti. Un rafforzamento dei controlli in cambio del quale, spiega il parlamentare Ue Roberto Gualtieri (Pd), l’Europarlamento ha ottenuto «un importante passo verso crescita e solidarietà»: la decisione di lanciare lo studio di fattibilità di un fondo di riscatto europeo dove far confluire la parte eccessiva dei debiti dei singoli stati (quella che va oltre il 60%, per l’Italia sarebbe la rinascita) e la possibilità di non conteggiare nel deficit gli investimenti pubblici che generano crescita.
La famosa Golden Rule, tema lanciato da Monti già nel dicembre 2011 e sul quale Moavero ha negoziato giorno dopo giorno ottenendo un riconoscimento della regola nelle conclusioni del summit dello scorso dicembre. Un negoziato che domani potrebbe sfociare in una conferma del Consiglio europeo che per l’Italia sarebbe in grado di rendere la Golden Rule «immediatamente operativa ». Anche se c’è cautela visto che i rigoristi, Germania, Svezia e Finlandia, si oppongono. Ma l’Italia, con Francia e Spagna, anche sfruttando l’apertura dell’Olanda, prima contraria ma ora interessata all’idea, spera di portare a casa un successo che visto da Roma conterebbe più della richiesta di allentare il risanamento perché al posto di una boccata d’ossigeno una tantum la regola aurea consentirebbe anno dopo anno di investire denaro pubblico in crescita.
Il punto è proprio questo. Monti non chiederà sconti sugli obiettivi di risanamento come fatto dalla Francia ma punta a soluzioni più strutturali. Anche perché l’Italia, complice la paralisi politica, non naviga ancora in acque sicure e richieste di rinvii potrebbero innervosire i mercati. Come ha testimoniato il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, dicendo che «la crisi dell’eurozona non è finita nonostante la recente calma sui mercati». E ancora, «solo parte della fiducia persa è stata recuperata » e tra l’altro pesa l’incertezza del percorso delle riforme in Italia. Un riferimento allo stallo postelettorale.
C’è infine l’attenzione alla dimensione sociale europea, altro pallino del governo Monti già inserito nelle conclusioni del summit di dicembre che ora deve essere sviluppato. Tra l’altro a giugno gli europei andranno avanti nella riforma della governance della moneta comune creando anche dei contratti vincolanti (Contractual Arrangments) tra le capitali e l’Ue sulle riforme. L’idea italiana e degli altri Paesi mediterranei, già evocata dal presidente Van Rompuy, è di creare un fondo della zona euro per alleviare i costi sociali di riforme nell’immediato dolorose.

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