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Investimenti esteri, fisco snello

Un solo quadro della dichiarazione dei redditi per monitoraggio fiscale, Ivie ed Ivafe: in un unico prospetto, dunque, si accorpano i dati e le notizie relative agli investimenti che i contribuenti residenti in Italia detengono all’estero. Al singolo quadro si abbinano anche valori uniformi : in sostanza, ai fini del «nuovo» RW, vanno assunti i criteri di valorizzazione previsti per le imposte estere.

Questo comporta l’abbandono del limite minimo di indicazione degli investimenti nonché l’indicazione ad una sola data, quella di fine anno, della situazione sulla «ricchezza» estera. Ai fini della identificazione del titolare effettivo di partecipazioni estere, nel caso di partecipazioni detenute in soggetti residenti in Stati o territori che non sono collaborativi, la valorizzazione dovrà riguardare sia la partecipazione che i beni detenuti dalla società.

Sono questi, in estrema sintesi, alcuni dei punti essenziali del provvedimento del direttore dell’agenzia delle entrate, diffuso ieri, che, ai fini della applicazione delle norme in materia di monitoraggio fiscale di cui al dl 167 del 1990 come modificate dalla legge n. 97 del 2013, contiene le indicazioni in materia di nuovo quadro RW da utilizzare nel modello Unico 2014.

Soggetti interessati. Analogamente al passato, sono obbligati alla compilazione del quadro, essenzialmente le persone fisiche residenti in Italia ai sensi dell’articolo 2 del Tuir oltre che, in generale, tutti i soggetti diversi dalle persone fisiche che non svolgono attività commerciale (ad esempio le società semplici). La legge n. 97 del 2013 introduce il concetto di titolare effettivo ai fini del monitoraggio e una buona parte del provvedimento è dedicata alla illustrazione di questo concetto, tratto peraltro dalla normativa antiriciclaggio. La richiesta di indicazione è quella del valore della partecipazione e della percentuale della stessa. Di particolare interesse appare il passaggio del provvedimento all’interno del quale si descrive quali siano gli obblighi che deve adempiere la persona fisica titolare di una partecipazione in una società residente o localizzata in uno Stato o territorio diverso da quelli collaborativi. In questa fattispecie, infatti, costituisce oggetto di monitoraggio il valore degli investimenti detenuti all’estero dalla società e delle attività estere di natura finanziaria intestati alla società, nonché la percentuale di partecipazione posseduta nella società stessa.

Adempimenti dichiarativi e valorizzazione delle partecipazioni. La parte più importante del provvedimento riguarda però l’ambito oggettivo del nuovo monitoraggio fiscale e dunque «cosa» indicare nel quadro RW ed a quale valore in quanto, ad esempio, si stabilisce una stretta connessione con le imposte estere quali l’Ivie e l’Ivafe. In tal senso, l’adozione di nuovi criteri rappresenta una semplificazione in quanto, evidentemente, l’accorpamento consente di compilare un solo quadro in luogo del vecchio RW e delle sezioni del quadro RM.

Le principali regole del nuovo monitoraggio fiscale possono essere così riassunte:

– in primis resta fermo l’obbligo di indicare qualunque tipologia di investimento patrimoniale o finanziario che il contribuente residente in Italia detiene all’estero. Il provvedimento contiene ancora la locuzione suscettibile di produrre redditi imponibili in Italia ma, è bene ricordare, come l’agenzia abbia interpretato tale elemento come indipendente dall’obbligo di indicazione. Così dunque dovrebbe essere mantenuto l’obbligo;

– l’indicazione degli investimenti non è più «statica» cioè alla fine del periodo di imposta ma va effettuata tenendo conto della situazione all’inizio ed alla fine del periodo di imposta indicando, nel contempo, il periodo di possesso;

– in relazione ai valori, per le attività finanziaria si dovranno seguire i criteri previsti ai fini Ivafe. In tal senso, dunque, viene meno il limite generico dei 10 mila euro correlato al costo di acquisizione ma, per ogni attività finanziaria, si dovrà valutare la specificità prevista per tale imposta. Ad esempio, seguendo quanto precisato dalla circolare n. 28 del 2012, per i titoli quotati si dovrà fare riferimento al valore di mercato mentre per quelli non quotati al nominale. In tema di conti correnti esteri è irrilevante il fatto che l’Ivafe sia dovuta o meno quindi, ai fini del monitoraggio, è altresì irrilevante il concetto di giacenza media di almeno 5 mila euro. Inoltre, per conti correnti e libretti di risparmio detenuti in Stati o territori diversi da quelli collaborativi, si deve indicare anche l’ammontare massimo raggiunto;

– in relazione agli immobili detenuti all’estero, anche in questo caso, si assume come riferimento il valore Ivie il che, comporta, evidentemente, una differenziazione rispetto alla localizzazione del bene. Quindi, potrà essere assunto in alcune ipotesi il valore catastale mentre in altre sarà indicato il costo di acquisto;

– per le attività patrimoniali detenute all’estero diverse dagli immobili sarà rilevante il costo di acquisto.

Se da un lato, dunque, viene meno il riferimento fisso ai 10 mila euro, dovrà essere compresa l’esistenza, comunque, di un limite minimo, in considerazione del fatto che non tutti gli investimenti esteri di natura patrimoniale sono indicatori di particolare «ricchezza». In tale ipotesi, si deve ritenere che il discrimine possa essere posto sul concetto di investimento significativo.

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