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Investimenti e Casse verso la svolta

Le Casse di previdenza dei professionisti accolgono con favore, ma senza grandi entusiasmi, il decreto sulla “detassazione” per gli investimenti nell’economia reale, che il 20 luglio ha superato l’esame della Corte dei conti e che ora aspetta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Un provvedimento che, in ongi caso, non sembra destinato a cambiare le strategie degli enti. Va ricordato che tale decreto arriva dopo la stangata fiscale che per gli enti di previdenza ha significato l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie dal 20 al 26% dopo che per mesi si era ragionato sulla possibilità di un taglio. 
Il presidente di Cassa forense, Nunzio Luciano, sottolinea l’importanza dello sconto fiscale: «È un segnale importante perché riconosce un taglio fiscale quando finora abbiamo visto solo aumenti, anche se permane l’anomalia della doppia tassazione, nel periodo di accumulo e in fase di erogazione, su soldi che vengono spesi per le pensioni e per un’attività di welfare che noi svolgiamo al posto dello Stato».
Il decreto non modificherà la strategie di investimento degli enti, che già ora investono nell’economia del Paese spesso facendo attenzione a scegliere settori con ricadute in termini professionali sui propri iscritti. Una strada seguita dall’Enpam (medici): «Una parte del portafoglio di investimenti è dedicata a iniziative “mission related”, cioè investimenti che, pur consentendo un rendimento in linea con gli obiettivi di redditività del patrimonio, hanno una ricaduta positiva sul lavoro sanitario e quindi sulla sostenibilità del sistema previdenziale nel lungo periodo», rileva il presidente Alberto Oliveti. In particolare Enpam punta a investire nei campi della ricerca sanitaria e biomedicale. «La ricerca italiana – aggiunge Oliveti –, in particolare quella medica, mostra un elevato grado di produttività paragonata al resto del mondo ma soffre della carenza di capitali per lo start-up tecnologico». Aspetta di misurare sul campo le modalità tecniche proposte dal decreto il presidente di Inarcassa (ingegneri e architetti), Giuseppe Santoro, che vuole vedere la comparazione tra risparmio fiscale e rendimento. Accettazione senza riserve, invece, sulle finalità: «C’è un’amplia coincidenza con la visione strategica di Inarcassa che ha già stanziato una quota significativa del patrimonio a supporto dell’economia reale». Agganciata alla questione credito d’imposta vi è anche il “Fondo per l’economia italiana”: quest’ultimo è il veicolo finanziario che doveva investire in infrastrutture e private equity, in cui Casse e fondi pensione avrebbero avuto la maggioranza. Ma l’inasprimento fiscale nei confronti degli enti di previdenza aveva bloccato l’iniziativa. Ora il ritorno in auge: il credito d’imposta sarà infatti possibile anche per tali investimenti. «Sono ottimista sull’iniziativa – dichiara Mauro Maré, economista e presidente di Mefop, l’agenzia per la previdenza integrativa, oltre che promotore del fondo per l’economia italiana –. È fondamentale però che sia uno strumento autonomo delle Casse e dei fondi e che l’afflusso di investimenti sia libero e volontario». C’è, poi, un altro decreto sulle Casse. Quello che pone limiti ai loro investimenti: a settembre, dopo il parere del Consiglio di Stato, dovrebbe essere firmato dal Mef. Per Fausto Amadasi, presidente della Cipag (geometri) se le anticipazioni fossero vere potrebbero esserci problemi per chi, come la sua Cassa, ha un patrimonio immobiliare significativo: «Imporre un limite agli investimenti in immobili del 30% subito e del 20% in cinque anni comporterebbe un obbligo di vendita forzata che rischia di avere un costo significativo dato l’attuale andamento del mercato immobiliare. È giusto – prosegue – indicare dei limiti ma va concesso un adeguato tempo per allinearsi alle nuove regole; non va dimenticato che il patrimonio immobiliare l’abbiamo ereditato dal passato, quando la legge imponeva questo tipo di investimento».

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