Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Investimenti e assunzioni al Nord I nuovi capitali americani lasciano Sud (e voto) alla politica

Il piano industriale di integrazione con la Indesit presentato dal management della Whirlpool ha una sua razionalità – e prevede una consistente dote di investimenti – ma ha anche, per noi italiani, il gravissimo limite di contribuire alla deindustrializzazione del Mezzogiorno. Il principio che gli americani hanno intenzione di seguire è quello di specializzare i singoli siti o poli produttivi riportando addirittura indietro qualche lavorazione sviluppata oggi all’estero (Cina), il guaio però è che questo processo comporta il sacrificio dello stabilimento di Caserta.
Non è la prima volta che quest’insediamento viene messo in discussione: anche ai tempi dell’Indesit di proprietà della famiglia Merloni il problema si era posto con un certa urgenza. Si erano razionalizzati gli impianti (da due a uno) e poi i dubbi erano stati superati in virtù di una logica di «attenzione nazionale» al Sud, un argomento che gli americani almeno per ora si rifiutano di prendere in seria considerazione. Persino lo stabilimento di Siena, che pure aveva faticato a trovare un suo assetto, avrà una sua missione, Caserta invece no.
È chiaro che questa notizia, collocata in un’Italia che aspetta disperatamente di capire se ci sono nuovi posti di lavoro e in una Campania che si appresta a votare per il rinnovo del consiglio regionale, è dirompente. Il governo ovviamente ne avrebbe fatto volentieri a meno e la dichiarazione perentoria del ministro Federica Guidi («Faremo di tutto per salvaguardare i posti di lavoro») riflette una buona dose di sconcerto di fronte alla mossa degli americani. È presto per capire quali saranno i margini del negoziato che doverosamente si aprirà tra azienda, ministero e sindacati, dalle indiscrezioni che filtrano appare però difficile che la Whirlpool voglia/possa rimettere mano al suo piano di integrazione. Come via subordinata si ricorrerà a vari strumenti come il trasferimento concordato del personale eccedente nella fabbrica di Napoli o addirittura a Fabriano o a Cassinetta. Si tenterà anche di mettere a punto un progetto di reindustrializzazione per Caserta, come è stato fatto in passato (con successo) dal ministero dello Sviluppo economico per altre aree di crisi. Ma è chiaro che un pezzo significativo della restante presenza industriale nel Sud rischia di venir meno e sul piano dell’opinione pubblica si dovrà affrontare la contraddizione geo-politica che vede «chiudere a Caserta e aumentare gli addetti a Varese».
Il fattore tempo però stavolta non gioca contro: fino al 2018 non ci saranno licenziamenti. Per quanto riguarda invece un «effetto ripresa» sul mercato degli elettrodomestici non lo si può mettere in conto, i segnali di aumenti delle vendite ci sono ma sono troppo tenui perché si possa pensare che abbiano un impatto positivo sulla tenuta dell’occupazione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Come se fossimo tornati indietro di sei mesi, il governo si divide tra chi vuole subito misure anti-...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Arriva la firma del premier Conte al decreto di Palazzo Chigi che autorizza la scissione degli 8,1 m...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doppia proroga della cassa integrazione per l’emergenza Covid-19 per assicurare la copertura fino ...

Oggi sulla stampa