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Investimenti e debito, le cose da fare

Appena passata la metà dell’anno, facciamo un punto sull’andamento dell’economia: cosa dicono i dati al momento disponibili sul 2019? È una domanda importante per capire il contesto in cui si inserirà la prossima legge di bilancio e quali spazi di manovra saranno eventualmente disponibili.

Il rallentamento rispetto al 2018, ampiamente previsto, si sta concretizzando: si viaggia su ritmi prossimi allo zero e la tendenza sembra proseguire. Il valore positivo di crescita del Pil nei primi tre mesi del 2019 (+0.1%) non è apparso un segnale di ripresa né per intensità né per composizione, con un forte contributo dato più dal calo delle importazioni che da un aumento dell’attività interna.

I principali indicatori più tempestivi continuano a dare segnali di un’economia che fatica ad allungare il passo: la produzione industriale di maggio è cresciuta rispetto ad aprile, ma la variazione rispetto allo stesso mese del 2018 è negativa per il terzo mese consecutivo; fatturato, ordini e vendite al dettaglio sono in calo. Segnali positivi non arrivano neanche dai principali sondaggi sulla fiducia di consumatori e imprese, mentre ne arriva qualcuno dai dati sul mercato del lavoro. La fiducia dei mercati finanziari, misurata dal termometro dello spread è bassa a causa dell’incertezza politica e dei rischi di insolvenza e di ridenominazione del debito, è in risalita a causa delle politiche future attese della Banca centrale europea (Bce) e dello stop della Commissione europea alla procedura di infrazione riguardante i nostri conti pubblici. Si stima un leggero stimolo proveniente dai consumi nella seconda parte dell’anno, ma i rischi al ribasso sono forti e sono legati anche al contesto internazionale. Anche Mario Draghi, ha sottolineato i segnali di «debolezza persistente» dell’Eurozona per i prossimi trimestri.

È evidente il comportamento attendista di famiglie, imprese, banche centrali e analisti; si rivela la difficoltà di interpretare i segnali che sembrano, comunque, essere a somma zero. La politica italiana è chiamata ora a dissipare l’incertezza, e a rassicurare gli operatori economici con scelte che abbiano un impatto positivo nel breve e soprattutto nel lungo termine: è fondamentale incanalare le aspettative sulla strada giusta. Tra le altre, due opzioni concrete. La prima, un impegno maggiore sugli investimenti pubblici, alimentando così la domanda interna e innalzando il potenziale di crescita dell’economia. La seconda, la presentazione di un piano credibile di rientro del debito pubblico, riacquistando credibilità nei confronti degli investitori e assicurandone la sostenibilità, anche a vantaggio delle generazioni future.

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