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Investimenti in criptovalute, allerta di Bankitalia e Consob

Le criptovalute galoppano e ancora una volta la regolazione non riesce a tenere il passo.

Il vuoto normativo, dunque la mancanza di strumenti per la tutela di chi investe, soprattutto i piccoli risparmiatori, crea sempre una maggiore allerta tra le Autorità europee che hanno il compito di tutelare i risparmiatori e che al momento non hanno i mezzi per farlo. Se non lanciare forme di allerta per mettere in guardia gli investitori retail sui rilevanti rischi che puntare i propri soldi su questi strumenti implica. Una preoccupazione che cresce con la sempre maggiore diffusione di offerte di acquisto di cripto-attività attraverso canali digitali. Una porta aperta verso l’ignoto che si spalanca direttamente nelle case di risparmiatori spesso sprovveduti e ansiosi di provare la novità che trova sempre più spesso spazio sui titoli dei giornali.

L’ultimo warning è arrivato ieri sotto la forma di una nota congiunta della Consob e della Banca d’Italia, che seguono un precedente avviso lanciato dall’Autorità bancaria europea Eba lo scorso 17 marzo, in coordinamento con le altre Authority Esma ed Eiopa. Il problema di fondo è che la Commissione europea ha presentato una proposta di legge per regolare la materia, per imporre obblighi informativi a chi sollecita l’investimento e quindi anche sanzioni. Ma i tempi per la legislazione comunitaria sono molto lunghi e le criptovalute non aspettano.

Consob e Banca d’Italia hanno richiamato l«’attenzione della collettività, e in particolare dei piccoli risparmiatori, sugli elevati rischi connessi con l’operatività in cripto-attività (crypto-asset) che possono comportare la perdita integrale delle somme di denaro utilizzate».

Il richiamo, che fa seguito ad analoghe iniziative già prese in passato (in particolare con un primo avviso nel 2018),« si rende opportuno in attesa che venga definito un quadro regolamentare unitario in ambito europeo».

Da tempo, si spiega, si registra sul mercato «un interesse crescente, a livello europeo e internazionale, verso le cripto-attività, come per esempio il Bitcoin – continua il documento -.In assenza di un quadro regolamentare di riferimento, l’operatività in cripto-attività presenta rischi di diversa natura, tra cui: la scarsa disponibilità di informazioni in merito alle modalità di determinazione dei prezzi; la volatilità delle quotazioni; la complessità delle tecnologie sottostanti; l’assenza di tutele legali e contrattuali, di obblighi informativi da parte degli operatori e di specifiche forme di supervisione su tali operatori nonché di regole a salvaguardia delle somme impiegate». E non basta: ci sono anche una serie di rischi legati all’esposizione agli attacchi informatici. È segnalato, infatti, «il rischio di perdite a causa di malfunzionamenti, attacchi informatici o smarrimento delle credenziali di accesso ai portafogli elettronici».

Secondo Consob e Bankitalia questi rischi assumono « una maggiore rilevanza in relazione al diffondersi di forme di offerta attraverso il canale digitale che facilitano l’acquisto di cripto-attività da parte di una platea molto ampia di soggetti». Nella sua proposta Commissione Ue punta a disciplinare l’emissione, l’offerta al pubblico, la prestazione dei servizi e il contrasto agli abusi di mercato in relazione alle diverse tipologie di cripto-attività. Si vuole creare un quadro giuridico europeo solido per tali strumenti e garantire l’integrità del mercato e livelli adeguati di tutela dei consumatori e dei risparmiatori. L’iter di approvazione della proposta di regolamentazione è tuttora in corso. Anche «l’adesione a offerte di prodotti finanziari correlati a cripto-attività, come i digital token – si sottolinea- è un investimento altamente rischioso, tanto più qualora, come spesso riscontrato, le offerte siano effettuate da operatori abusivi, non autorizzati, non regolati e non vigilati da alcuna Autorità».

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