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Investimenti con prospettive corte

di Duilio Lui 

Le tensioni sul debito pubblico, il rischio di una ricaduta in recessione per tutta l'Eurozona e l'elevata volatilità che continua a contraddistinguere l'azionario, così come l'obbligazionario (sia sul fronte corporate, sia tra i titoli di stato): i nodi irrisolti del 2011 si sono trascinati intatti anche in questo inizio di anno. Tanto che, per gli investitori poco disposti a fare i conti con i saliscendi del mercato, probabilmente è meglio orientare i propri risparmi verso un'ottica di breve periodo. Restando comunque pronti a riconsiderare le proprie posizioni in caso di cambio dello scenario di fondo.

La riscoperta dei BoT. Trascurati per quasi tutto il primo decennio di questo secolo, a causa dei rendimenti contenuti nella stagione dell'euro, i BoT sono tornati recentemente alla ribalta, con rendimenti tra il 3 e il 4% annuo lordo, che consentono quanto meno di preservare in buona parte il capitale dall'erosione dovuta all'inflazione. «Merito» delle tensioni sul debito pubblico italiano, che hanno obbligato il tesoro ad alzare i rendimenti per incontrare l'interesse degli investitori. I Buoni ordinari del Tesoro sono titoli zero-coupon (vale a dire emessi senza cedola), hanno una durata fino a un massimo di dodici mesi, con il rendimento dato dalla differenza tra valore di rimborso e prezzo di emissione. A favore dei BoT (come del resto di tutti i titoli di stato) gioca anche la tassazione sui guadagni, che è rimasta al 12,5% a fronte di un'aliquota al 20% per gli altri investimenti finanziari. Una novità entrata in vigore a inizio anno, insieme con la possibilità di partecipare ai collocamenti dei titoli di stato anche via Internet. Chi è titolare di un conto corrente online, quindi, non è più costretto ad andare in filiale per prenotare un lotto. Chi acquista in questa fase è soggetto a commissioni contenute, i cui massimali sono fissati per legge (da 0,05% per i buoni con durata residua fino a 80 giorni fino a 0,30% per i buoni con durata residua pari o superiore a 331 giorni). In alternativa, è possibile procedere all'acquisto sul mercato secondario, con il contratto che si concretizza al momento dell'incontro tra domanda e offerta (alla stregua, quindi, di quanto avviene sul mercato azionario) e secondo le politiche commissionali del broker con cui si opera.

Pronti contro termine e conti deposito alla prova convenienza. I pronti contro termine sono un'altra possibilità sul campo per chi investe con una logica di breve termine. Volendo semplificare al massimo, si tratta di contratti attraverso i quali l'istituto di credito riceve liquidità dai clienti (per un periodo che nella maggior parte dei casi oscilla dai tre ai sei mesi, ma può arrivare anche fino a un anno) a fronte di una cessione momentanea di titoli. Che l'emittente si impegna a riacquistare a una data e a un prezzo prefissato, che incorpora un rendimento per il sottoscrittore. I pronti contro termine offrono il vantaggio di indicare già all'inizio dell'investimento il rendimento che il risparmiatore otterrà, ma proprio questa garanzia riduce i loro rendimenti, che oggi generalmente si attestano al di sotto del 2% lordo annuo.

Valori sensibilmente più contenuti rispetto a quelli dei conti deposito, che in alcuni casi arrivano anche a superare il 4% (ma i rendimenti sono allettanti soprattutto per i nuovi clienti, molto meno per i vecchi). Si tratta di strumenti che si differenziano dai conti correnti perché consentono solo le operazioni basilari e legano i rendimenti più elevati al vincolo di non prelevare, nemmeno in parte, le somme depositate per un periodo predeterminato, che di solito va dai sei ai dodici o diciotto mesi.

A favore dei conti deposito gioca, inoltre, la nuova aliquota unica, che come già visto ammonta al 20%, riducendo quella finora applicata sui conti (27%) e alzando il prelievo per i pronti contro termine (12,5%).

Per altro va considerato che tutti i conti (correnti e deposito) sono garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che, in caso di fallimento della banca di riferimento risarcisce i correntisti fino a 100 mila euro, mentre i pronti contro termine non danno questa garanzia.

La carta della diversificazione. Un'altra alternativa da vagliare è all'insegna della diversificazione. Sia tra i fondi comuni, che tra gli Etf ci sono prodotti focalizzati proprio sugli investimenti di breve termine. In entrambi i casi, la presenza di una pluralità di sottostanti riduce il rischio complessivo di portafoglio. Vanno, tuttavia, vagliate di caso in caso le caratteristiche dei prodotti offerti per capire se questa maggiore diversificazione non si traduce in un appesantimento eccessivo sul fronte dei costi, che rischia di limitare (fino al rischio di annullarli completamente) i rendimenti offerti.

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