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Investimenti, bonus a maglie larghe

Il bonus investimenti premierà i macchinari produttivi. L’intervento sui super-ammortamenti allo studio del governo punta su alcune categorie precise, così come fatto in Francia con la legge Macron che sta ispirando i tecnici italiani del ministero dello Sviluppo economico e del ministero dell’Economia. Lo sgravio, se supererà il test finale della Ragioneria (anche alla luce delle nuove esigenze imposte dal piano Ires), non si applicherà per l’acquisto di immobili, come fabbricati e capannoni, ma dovrebbe coprire tutti i beni compresi nella divisione 28 della tabella Ateco.
Si va dalle macchine di impiego generale a quelle per l’agricoltura ai macchinari per i metalli e le macchine utensili. Fino alle cosiddette macchine per impieghi speciali.
Un elenco totale di quasi 70 voci che, solo a titolo di esempio, include motori e turbine, turboalternatori, organi di trasmissione, macchine di sollevamento e movimentazione, macchine e attrezzature per ufficio, probabilmente con l’inclusione dei computer, montacarichi, caldaie, macchine da miniera, macchine tessili, robot industriali, macchine per l’industria del metallo, della carta, della chimica, macchine per la stampa.
In questi giorni la misura, ideata per spingere gli investimenti delle imprese, al centro anche di un’indagine appena pubblicata dal ministero dello Sviluppo, dovrebbe ricevere il via libera definitivo a meno che le esigenze di copertura del piano di riduzione dell’Ires non impongano un dietrofront in extremis.
Dopo la prima ipotesi, di replicare esattamente la norma francese (140% del valore fiscale del bene), si stanno effettuando simulazioni su maggiorazioni leggermente più basse, comprese comunque tra il 110 e il 130 per cento. Quanto al meccanismo, in sostanza, scatterebbe una deduzione extra contabile del 40% (nel caso di scelta al 140%) da ripartire in modo lineare sulla vita utile del bene. Possibile che si includano anche investimenti effettuati con la formula del leasing. Gli acquisti dei nuovi beni andrebbero effettuati nel 2016. Nello schema più ambizioso, secondo i calcoli dei tecnici del governo, per coprire il bonus occorrerebbe circa 1 miliardo.
Un impegno notevole. Anche per questo, alla luce del pressing di Palazzo Chigi per un’accelerazione del taglio dell’Ires, sul bonus macchinari potrebbe restare qualche margine di incertezza fino alla fine.
Sulla disponibilità delle risorse si gioca una partita molto complicata, che condiziona anche altre priorità segnalate dal ministero dello Sviluppo economico come la banda ultralarga e il settore auto. Nel primo caso è in discussione la possibilità di inserire nella legge di stabilità almeno il credito di imposta e il fondo di garanzia per gli operatori che effettuano investimenti nelle reti ultrabroadband.
Nelle settimane scorse, poi, è spuntata anche l’idea di un sostegno fiscale al settore delle auto aziendali mediante l’aumento dal 20 al 50% della deducibilità dei costi. Un intervento volto al rinnovo delle flotte aziendali (in Italia sono tra le più vecchie in Europa) e che nelle intenzioni dovrebbe prevedere uno sgravio fiscale fino al 50% per il primo anno e al 20% per i tre successivi per l’acquisto di nuovi veicoli aziendali. Ma il costo dell’operazione, sommato all’impopolarità che una misura di questo tipo potrebbe generare alla luce del recente scandalo Volkswagen, almeno per ora sembrerebbe aver spinto i tecnici a riporre l’intervento nel cassetto.

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