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Invalidità, 1,8 milioni in lista d’attesa

Gli effetti collaterali della pandemia si sono abbattuti su una categoria particolarmente debole, quella dei pensionati di invalidità civile. Nel 2020 il rallentamento delle attività ha compromesso il già farraginoso smaltimento delle domande, allungando del 50% circa la lista d’attesa. Tradotto in numeri, mentre al 31 dicembre 2019 le persone che avevano fatto richiesta di pensione d’invalidità e ancora in attesa di essere convocate per la visita medica erano 1.261.373, un anno dopo, cioè alla fine del 2020, le persone in attesa erano salite a 1.819.028, cioè 557.655 in più.

Di conseguenza «i tempi medi di attesa per l’accertamento sanitario hanno subito un peggioramento» arrivando a 4 mesi. Per la precisione, 122 giorni, 34 in più rispetto alla media del 2019, con punte negative in Sicilia (186 giorni, 60 in più del 2019), Sardegna (198 giorni) e a Napoli (174 giorni). La fotografia del problema è contenuta nel Pre Rendiconto sociale 2020 presentato dal Civ, il consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, presieduto da Guglielmo Loy.

Nel documento si sottolinea che già prima della pandemia le procedure per il riconoscimento delle prestazioni di invalidità civile non riuscivano «a far fronte, in tempi congrui, al flusso delle domande, generando così un consistente arretrato». Le restrizioni dovute al covid hanno peggiorato la situazione. Nel 2020, a fronte di oltre 4 milioni di domande presentate ne sono state esaminate meno di 3,5, di cui 2,1 milioni direttamente dall’Inps e il resto dalle strutture sanitarie delle Regioni. L’esame medico può essere infatti svolto dalle Regioni con le Asl o in convenzione con i medici Inps. «Per una valutazione sull’adeguatezza dei sistemi organizzativi — si legge nel Pre Rendiconto — occorre evidenziare che l’arretrato al 31 dicembre 2020 per il 45% è di competenza Inps mentre per il 55% delle Regioni». Al formarsi dell’arretrato concorre il richiamo a visita per i già titolari di pensione d’invalidità. Per questo il Civ, per smaltire gli arretrati, propone di rinviare, finché c’è la pandemia, le visite di richiamo per concentrarsi sulle sole prime visite, che potrebbero essere fatte «su base documentale» anziché di persona.

Nel 2020 i titolari di prestazioni d’invalidità sono calati di 52.611 «prevalentemente tra i percettori di indennità di accompagnamento». Il calo si è verificato per il 70% nel Nord e per l’85% tra gli ultraottantenni. Facile intravedere in questi numeri anche la mannaia del Covid.

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