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Intreccio Ires per le perdite

L’impatto delle perdite ricalcolate a seguito dell’istanza di “rimborso Irap” è uno dei temi frequentemente segnalati dai lettori, sia con riferimento ai problemi compilativi del modello dell’istanza, sia con riferimento a questioni più articolate che attengono le conseguenze del ricalcolo delle perdite. Il concetto di fondo è che la deduzione retroattiva dell’Irap sul costo del lavoro incrementa le perdite fiscali, le quali possono essere state riportate a nuovo e non utilizzate a tutt’oggi, oppure possono essere state già utilizzati in compensazione del reddito imponibile tra il 2007 e il 2011. Il tutto considerando che a far data dal 2011 la compensazione delle perdite, per i soggetti Ires avviene con riferimento all’80% del reddito imponibile, e tale ultima compensazione è già stata eseguita con il modello Unico 2012 redatto lo scorso anno.
La domanda che viene posta riguarda il corretto ricalcolo del reddito e conseguentemente del rimborso per il 2011 quando originariamente tale reddito era stato parzialmente compensato con una perdita pregressa e ora lo stesso reddito si riduce per effetto dello sconto del l’Irap deducibile.
Possono essere ipotizzate due diverse modalità:
a) il reddito imponibile al netto della perdita pregressa viene ridotto con la deduzione del l’Irap e si chiede il rimborso calcolando l’imposta sul nuovo reddito
b) il reddito imponibile viene ridotto con la deduzione Irap prima della compensazione con la perdita pregressa, e sul risultato così ottenuto si calcola il rimborso.
Un esempio numerico aiuta a visualizzare le due modalità.
Ipotizziamo una perdita pregressa per 100.000 euro, un reddito 2011 pari a 50.000 euro, e una maggiore deduzione generata dal l’Irap sul costo del lavoro per il periodo d’imposta 2011 pari a 10.000 euro. Nel modello Unico 2012 si sarà operato nel seguente modo: 50.000 x 80% = 40.000. Reddito imponibile 10.000 su cui è stata pagata Ires per 2.750 e riporto a nuovo della perdita per 60.000 euro. Ora il reddito del 2011 diviene 40.000 per effetto della deduzione dell’Irap costo del lavoro per 10.000 euro.
Considerando che a regime tale deduzione viene a configurarsi come una variazione diminutiva che si computa nel quadro RF del modello Unico SC prima di pervenire al quadro RN (in cui si compensano le perdite) si dovrebbe concludere che la procedura corretta sia la seguente: il reddito nettizzato della deduzione viene calcolato al 20% (quota imponibile), mentre si compensa con la perdita il restante 80 per cento.
Quindi, tornando all’esempio di prima: reddito 2011 = 50.000 – 10.000 = 40.000 x 80% = 32.000 che è la quota di compensazione della perdita pregressa, mentre il nuovo reddito è pari a 8.000 euro su cui è dovuta Ires per 2.200. Rimborso = 2.750 – 2.200 = 550. Perdita riportata a nuovo 68.000 (contro 60.000 originari). Se invece avessimo imputato la deduzione al reddito già nettizzato dalla perdita pregressa, il rimborso sarebbe stato di 2.750 euro, poiché l’imponibile di 10.000 euro sarebbe stato azzerato dalla deduzione Irap, e la perdita riportata a nuovo sarebbe stata sempre 60.000 euro. Questa seconda procedura, benché più conveniente, non si ritiene coerente con il sistema di compensazione della perdita, e quindi appare preferibile la prima soluzione proposta.
Sempre in tema di perdite è stato sollevato il quesito se, in caso di fusioni, il ricalcolo in aumento delle perdite pregresse, per effetto della maggiore deduzione Irap, sia materia comunque disciplinata dall’articolo 172 comma 7 del Tuir. L’articolo 172, comma 7 del Tuir prevede due controlli, che vanno eseguiti prima di trasferire la perdita dalla società che l’ha prodotta alla società risultante dalla fusione. In primo luogo il cosiddetto test di vitalità secondo cui le perdite sono trasferibili solo se i ricavi e il costo del lavoro nell’esercizio in cui avviene la fusione sono superiori al 40% della media degli stessi componenti rilevati nei due esercizi antecedenti la fusione.
In secondo luogo il test del patrimonio netto secondo cui la perdita è trasferibile alla società avente causa solo entro il limite del patrimonio netto della dante causa, cioè la società che ha prodotto la stessa perdita. Solo il secondo test è rilevante, poiché potrebbe essere che la nuova e maggiore perdita sia eccedente il valore del patrimonio netto: in questo caso potrebbe essere in tutto, o in parte, vanificato il ricalcolo della perdita, poiché si dovrebbe rinunziare alla parte che eccede il patrimonio netto. Non ci sono motivi per disapplicare l’articolo 172, comma 7 del Tuir in relazione all’istanza di rimborso, limitatamente al test del patrimonio netto.

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