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Intimazione via Pec inesistente

L’intimazione di pagamento notificata a mezzo Pec è inesistente, dacché la sua impugnazione non ne comporta la sanatoria per raggiungimento di scopo, ex art. 156 del codice di procedura civile. È quanto si legge nella sentenza n. 7489/19/17 della Ctr di Latina (presidente Tersigni, relatore Terrinoni). L’Agente della riscossione proponeva appello contro una sentenza di primo grado con cui il giudice provinciale pontino aveva accolto il ricorso presentato da una srl operante nel ramo costruzioni. Il ricorso aveva a oggetto l’impugnazione di una intimazione di pagamento notificata da Equitalia, relativa a delle pregresse cartelle di pagamento; l’eccezione principale aveva riguardato la notifica dell’intimazione, avvenuta a mezzo Pec, ragione che aveva determinato l’accoglimento della domanda giudiziale e il conseguente annullamento dell’atto.

Il collegio regionale ha confermato il decisum dei primi giudici, richiamando l’irritualità delle notifiche di atti tributari avvenute con lo strumento della posta elettronica certificata. Addirittura, la Ctr di Latina ha rincarato la dose, sostenendo che tali notifiche rendano l’atto non nullo, bensì inesistente e, quindi, insuscettibile di sanatoria per raggiungimento di scopo ex art. 156 del codice di procedura civile.

Il problema principale dell’atto notificato a mezzo Pec riguarda l’allegato al messaggio elettronico, comunemente trasmesso in formato pdf e perciò privo di firma digitale e attestazione di conformità all’originale. Secondo la Ctr, l’allegato in pdf non garantisce la genuina paternità certa e qualificata ex art. 2704 del codice civile, trattandosi comunque di una mera copia del documento originale.

La Commissione si sofferma, poi, sul fatto che la posta certificata non garantisce alcuna prova in merito all’effettiva consegna dell’atto, bensì determina la mera disponibilità dello stesso nella casella di posta elettronica del destinatario: ciò prescinde da ogni possibile verifica dell’effettiva lettura del messaggio, con conseguenti riflessi di non adeguata tutela della certezza del dies a quo, per le eventuali successive contestazioni.

L’appello dell’Agente della riscossione è stato quindi rigettato, sebbene la novità delle questioni trattate abbia suggerito al collegio della diciannovesima sezione di compensare le spese tra le parti.

Nicola Fuoco

La società «DFC Costruzioni srl» proponeva ricorso avverso l’intimazione di pagamento in epigrafe, chiedendone l’annullamento per omessa allegazione delle cartelle presupposte, nonché per irrituale notifica delle stesse e per la conseguente prescrizione del credito azionato. La Ctp di Latina adita accoglieva il ricorso, nel presupposto della illegittimità della notifica dell’intimazione impugnata, in quanto eseguita a mezzo Pec, ciò in quanto con tale mezzo di notifica non si raggiungeva la certezza della conoscenza legale dell’atto e non si aveva la firma digitale dell’atto stesso. Avverso la sentenza propone appello l’Equitalia spa lamentando ( ) che la notifica della cartella di pagamento a mezzo Pec è stata introdotta con l’art. 38, comma 4, lettera b, dl 31/5/10 n. 78 che ha aggiunto all’art. 216, dpr 602/73 il comma 2° ( ). Inoltre insiste che le intimazioni di pagamento possono essere notificate a mezzo Pec, a tacere che la notifica ha raggiunto il suo scopo, ex art. 156 cpc, posto che la parte ha tempestivamente impugnato l’intimazione. La parte appellata ( ) ribadisce, nel merito, che la notifica a mezzo Pec è ammessa ma con l’utilizzo di un documento informatico e non può considerarsi tale un documento in formato Pdf.

(Omissis) La Commissione ( ) ritiene infatti che i primi giudici, del tutto correttamente e invero condivisibilmente, abbiano ritenuto l’intimazione di pagamento in oggetto, irritualmente notificata, quindi insistente e come tale non suscettibile di sanatoria ex art. 156 c.p.c. Orbene (omissis) la notifica degli atti via Pec è illegittima, perché il messaggio di intimazione accluso nella Pec, non è l’originale dell’atto, poiché nel messaggio non vi è un documento informatico munito di firma digitale atto a garantirne la genuina paternità certa e qualificata ex art. 2704 c.c., ma solamente una copia in pdf, senza attestazione di conformità. Inoltre, come ben espresso dal primo giudice, la posta certificata non garantisce la piena prova dell’effettiva consegna dell’atto al destinatario, come invece accade per la notificazione tradizionale con attestazione di consegna eseguita dal messo notificatore, coperta da fede privilegiata, poiché l’immissione della mail nella casella Pec del destinatario è fornita solo da un sistema informatico automatizzato, privo di qualsiasi garanzia di certezza per il contribuente. Infatti il gestore della posta certificata garantisce soltanto la disponibilità del documento nella casella di posta certificata, ma ciò prescinde da ogni possibile verifica dell’effettiva apertura e lettura del messaggio, con conseguenti riflessi di non adeguata tutela della certezza del dies a quo, per le eventuali successive contestazioni. Il proposto appello deve pertanto essere rigettato, tuttavia, in considerazione della novità della materia trattata, le spese di giudizio si compensano tra le parti.

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