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Intese a quota 2.400 circa. Ma restano14 paesi in lista nera

Lo scambio di dati fiscali tra paesi sta finalmente diventando realtà. A quattro anni di distanza dal primo G20 di Londra, che ha sancito l’inizio della crociata all’evasione, il numero di accordi per la condivisione di informazioni fiscali è arrivato a toccare la cifra record di 2.350, in forte aumento rispetto ai 1.782 di fine 2012 e ai 1.408 di un anno prima. Mentre i tempi di reazione alle richieste di assistenza amministrativa provenienti da un paese estero hanno fatto registrare una progressiva contrazione arrivando a livelli definiti «più che soddisfacenti» da parte della stessa organizzazione di Parigi. Basti pensare che la percentuale di risposte inviate entro i 90 giorni dal ricevimento della domanda di assistenza è salita dal 47 al 73% del totale. Mentre la quota di domande evase entro 365 giorni è scesa dal 28 ad appena l’1%. Ma è ancora presto per cantare vittoria. Se è vero, infatti, che la grande maggioranza dei paesi analizzati dagli esperti dell’Ocse ha messo a punto sistemi di vigilanza e di condivisione dei dati fiscali più che soddisfacente, esistono ancora numerose giurisdizioni non inclini a contrastare l’evasione internazionale. Quattordici paesi in tutto, nella black list secondo l’Organizzazione di Parigi. Si tratta di Botswana, Brunei, Repubblica Domenicana, Guatemala, Libano, Liberia, Isole Marshall, Nauru, Nive, Panama, Trinidad & Tobago, Emirati Arabi e Vanuatu. Con l’aggiunta della Svizzera indicata come «osservato speciale». E questo, nonostante la firma a ottobre della convenzione Ocse sulla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale da parte di Berna, che prevede uno scambio di informazioni spontaneo e su richiesta abbattendo, di fatto, il muro di segretezza su cui si fonda il sistema finanziario elvetico. «Il nostro paese si è impegnato a rispettare gli standard internazionali in materia fiscale dal mese di marzo 2009», ha spiegato l’ambasciatore svizzero all’Ocse, Stefan Flückiger. «La firma della convenzione conferma il nostro impegno per la lotta globale contro la frode e l’evasione fiscale, al fine di salvaguardare l’integrità e la reputazione della piazza finanziaria del nostro paese». La convenzione multilaterale di cui la Svizzera è diventato il 58°paese firmatario, prevede, infatti, tutte le forme di assistenza reciproca in materia fiscale: scambio di dati spontaneo e su richiesta, verifiche fiscali simultanee, assistenza nella riscossione delle imposte e nel rispetto dei diritti dei contribuenti. Non solo. Il modello di convenzione offre anche la possibilità di effettuare uno scambio automatico di dati ma soltanto previo accordo tra le parti interessate. E cosa dire degli altri paesi europei? Secondo il Global Forum dell’Ocse, gli unici a comportarsi ancora male sarebbero soltanto Cipro e Lussemburgo che hanno ottenuto un giudizio di «non conformità» in termini di disponibilità, accesso e condivisione delle informazioni fiscali. Sarà forse per questo che nelle scorse settimane il ministro delle finanze del Principato, Pierre Gramegna si è affrettato ad annunciare all’Ecofin la volontà di applicare, a partire dal 2015, le nuove regole per lo scambio automatico di informazioni relativamente alla tassazione dei pagamenti degli interessi in seno all’Ue. «Dopo aver siglato il 3 dicembre scorso la dichiarazione di intenti in seno al G5 per lo sviluppo di uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni tra autorità fiscali, presenteremo adesso un disegno di legge che autorizza la ratifica della Convenzione sulla reciproca assistenza amministrativa in materia tributaria», ha avvertito Gramegna sottolineando la volontà di condividere in automatico anche con gli Usa le informazioni relative a cittadini in possesso di capitali depositati nei caveau delle banche del Principato. Ma non è stata soltanto l’Ocse a mettere in moto la macchina dello scambio automatico di informazioni per stanare il tarlo dell’evasione internazionale. Basti pensare alla risoluzione approvata a metà dicembre dal Parlamento europeo che prevede la necessità di istituire nuove norme che obblighino gli stati membri a raccogliere e condividere automaticamente, di qui a quattro anni, i dati sul reddito da lavoro dipendente, i compensi agli amministratori, le assicurazioni sulla vita, le pensioni e le proprietà. Entro il 2017, sarà inoltre richiesto ai singoli paesi di raccogliere e condividere informazioni su altri redditi, inclusi dividendi, plusvalenze e saldi dei conti bancari.

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