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Intesa, via al maxi accordo con Prelios sui crediti deteriorati

Operazione su 10 miliardi: al partner anche la gestione dell’80% dei nuovi stock
A fine giugno utili per 2,26 miliardi: il semestre miglior e degli ultimi dieci anni

Intesa Sanpaolo continua a macinare profitti, nonostante un quadro economico a dir poco sfidante. Lo fa mettendo a segno il miglior risultato semestrale dal 2008, grazie alla capacità di controllo dei costi e a un’accelerazione dei proventi operativi netti. E nel contempo, in linea con le previsioni, stringe un accordo con Prelios per la cessione di 3 miliardi di euro di crediti semi-deteriorati, e per l’assegnazione in gestione di altri 6,7 miliardi, in un’operazione che potrebbe fare da apripista nel mondo bancario.

È un primo semestre all’insegna della crescita, quello chiuso dal gruppo guidato dal ceo Carlo Messina. Nel primo semestre l’utile netto tocca infatti i 2,26 miliardi, in rialzo del 4% sul primo semestre 2018. Merito di una solida performance della gestione caratteristica: i ricavi operativi netti e il risultato della gestione operativa nel 2° trimestre salgono rispettivamente del 6,6% e del 10,3% rispetto al primo trimestre 2019. A dare il segno più sono anche le commissioni, che appaiono in aumento del 5,5% rispetto al primo trimestre 2019. «I risultati sono notevoli perché conseguiti in un contesto sfidante – ha detto ieri Messina in conference call con gli analisti – Confermiamo un pay out ratio dell’80% e siamo in linea con l’impegno di premiare i nostri azionisti con un significativo dividendo». Nel contempo la banca dimostra di saper tenere salda la leva dei costi: gli oneri operativi anzi scendono del 3,2% rispetto al primo semestre 2018, con il rapporto costi/ricavi che scende al 49,3%, ai livelli top in Europa. Ma a contrarsi sono soprattutto le rettifiche nette su crediti (-21,6% rispetto al primo semestre 18), grazie all’intenso lavoro di pulizia degli attivi varato negli ultimi anni. Un impegno che ha fatto ridurre lo stock dei deteriorati di circa 30 miliardi dal settembre 2015.

Risultati a parte, la giornata di ieri è stata segnata dal varo dell’alleanza con Prelios relativa alle inadempienze probabili (Utp). L’accordo, che riguarda nel complesso 10 miliardi circa dei complessivi 14 miliardi di Utp di Intesa, regge su due gambe. La prima è costituita da un accordo di durata decennale per il servicing di crediti Utp di Intesa da parte di Prelios, con un portafoglio iniziale pari a circa 6,7 miliardi di euro lordi: in questo ambito, per incentivare il ritorno in bonis dei crediti, è prevista una struttura commissionale costituita in larga prevalenza da una componente variabile. Al servicer, a quanto risulta al Sole, andranno poi fino all’80% dei futuri nuovi flussi di Utp di Intesa, che avrà l’ultima parola sulla scelta dei crediti da cedere. L’altra gamba è rappresentata dalla cessione e cartolarizzazione di un portafoglio di Utp pari a circa 3 miliardi lordi, a un prezzo pari a circa 2 miliardi di euro, in linea con il valore di carico. Con questa doppia operazione – curata dal Clo Marco Elio Rottigni e dalla sua struttura – Intesa riduce lo stock dei crediti deteriorati sul totale dall’8,4% al 7,7% lordo, e dal 4,1% al 3,6% netto. E soprattutto riesce, nei primi 18 mesi del Piano di Impresa 2018-2021, a mettere a segno circa l’80% dell’obiettivo di riduzione dei crediti deteriorati previsto per l’intero quadriennio. Definita anche la struttura di capitale del veicolo, che per permettere il deconsolidamento contabile (previsto a novembre 2019), prevede l’emissione di una tranche Senior pari al 70% del prezzo del portafoglio (che andrà a Intesa), e una tranche Junior e mezzanine, pari al restante 30% del prezzo del portafoglio, che verranno sottoscritte per il 5% da Intesa e per il restante 95% da Prelios e Dk. L’operazione – che ha visto Rothschild e Banca Imi advisor per Intesa Sanpaolo mentre per Prelios Mediobanca è stata sole financial advisor e con Jp Morgan co-arranger della cartolarizzazione – permetterà all’istituto di concentrare le forze sugli altri crediti nelle prime fasi di deterioramento

Ieri infine, la banca ha confermato il varo di una newco con SisalPay (partecipata al 70% da Sisal Group e al 30% da Banca 5), che gestirà la prima rete italiana di “banca di prossimità” con oltre 50mila punti vendita, e consentirà un’ulteriore riduzione di filiali. L’enterprise value della nuova combinazione, secondo fonti di mercato, si attesta attorno al miliardo di euro. Advisor finanziario unico per Cvc e Sisal è stata Ubs, oltre a Latham & Watkins, Facchini Rossi Michelutti e Pwc, mentre Pedersoli ha assistito Intesa.

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